
Cara COOP che brutta idea lo spot con i pappagalli in cattività, specie per una catena che si propone come paladina della tutela dell'ambiente e dei diritti, anche degli animali. L'utilizzo degli animali nelle pubblicità, come accessorio vivente che attira l'attenzione, denota scarsa attenzione verso i loro bisogni. Pubblicizzando così non solo il prodotto ma anche commercio e cattività di animali selvatici. Una comunicazione che racconta -anche se realizzata con l'intelligenza artificiale- poca conoscenza e ancor meno rispetto nei confronti degli involontari protagonisti dello spot.
I pappagalli, al pari di tanti altri animali dei quali è ancora consentito il commercio, non dovrebbero stare nelle nostre case. Sono animali selvatici e restano tali anche se sono riprodotti in cattività, in quanto hanno necessità che non possono essere assicurate nella vita domestica. Inserirli in uno spot, del tutto gratuitamente, dimostra solo gravi carenze creative e servirà a stimolarne l'acquisto. Alimentando un commercio crudele che non dovrebbe essere promosso da una catena che si definisce attenta ai diritti.
Nelle case degli italiani sono prigionieri molte centinaia di migliaia di animali appartenenti alle specie selvatiche più disparate. Dal petauro dello zucchero ai grandi pappagalli Ara, dai camaleonti ai suricati. Un'arca di Noe che nelle nostre case non potrà mai vivere secondo le sue necessita etologiche, ma sarà costretta a subire mille sofferenze per il nostro piacere. Animali appartenenti a specie che, come i pappagalli, non possono essere considerati animali domestici, anche se sono riprodotti in ambiente controllato e non vengono più dal prelievo in natura.

La responsabilità di fare pubblicità rispettose dei diritti di uomini e animali
Mostrare animali negli spot stimola le persone ad acquistarli, quasi sempre senza domandarsi se possano vivere più o meno serenamente con noi. Così finisce che gli animali presenti nelle pubblicità diventino l'oggetto del desiderio, con l'aggravante che lo stimolo arriva proprio da un brand che si promuove dichiarandosi responsabile. Molti consumatori potrebbero essere, per questo, portati a credere che se "te lo mostra COOP" significa che questa sia una scelta responsabile. Una bugia che diventa realtà grazie a una forma di marketing ingannevole, che cerca solo di lisciare il pelo agli spettatori.
Probabilmente i creativi di COOP non si sono soffermati nemmeno un minuto su questo tema, non si sono informati sui bisogni di un pappagallo Ara e sulle sue difficoltà a adattarsi alla vita casalinga. Questi meravigliosi animali sono dei formidabili volatori, abituati a vivere in stormo e con una vita sociale che è fondamentale per il loro benessere. Ma cosa volete che sappia di un etogramma un creativo? Di cosa significhi poter vivere assecondando i propri bisogni etologici e di quanto sia impossibile farlo da prigionieri. Sarebbe proprio il caso di dire che si tratti di un'ignoranza senza sconto, nemmeno in COOP..
Influencer e marchi famosi hanno una grande responsabilità, vista la loro capacità di modificare o stimolare il mercato. Per questa ragione dovrebbero fare molto attenzione non soltanto al messaggio principale, che in questo caso era lo sconto, ma anche a quelli secondari. I pappagalli in questo spot sono il focus, per la loro attinenza con banane e avocado, ma non erano soggetti indispensabili. Maggior attenzione, responsabilità e buon senso avrebbero potuto evitare con facilità una rovinosa caduta educativa come questa. Ripensaci COOP, fai sparire questo spot!
