
Falconeria e rapaci: non c'è libertà nel condizionamento degli animali usati nella pratica tanto cara a Federico II di Svevia. L'imperatore ancora oggi viene ricordato per il suo DE ARTE VENANDI CUM AVIBUS, un trattato del 1200 che illustra la pratica della caccia con il falco e le modalità di addestramento. Ma se l'arte della falconeria poteva intrigare Federico II appare evidente come questa pratica, oggi, sia fuori dal tempo e dalle attuali conoscenze etologiche. Ma se da una parte identifichiamo gli animali come esseri senzienti e, dall'altra, consentiamo ancora di trattarli come oggetti condizionabili.
Qualcuno potrebbe pensare che non sia la falconeria il male assoluto. Che ci sia di peggio in campo di maltrattamenti degli animali e, parlando di numeri, l'osservazione potrebbe essere giusta. Diverso però è il principio, quello che nasconde e altera l'essenza della falconeria con una narrazione romantica del rapporto fra l'uomo falconiere e il rapace. Non c'è proprio nulla di romantico, nella realtà, nel dominio dell'uomo sull'animale selvatico e nelle attività di falconeria. Il falco torna al guanto perché questo è la sua unica speranza di vita, non certo per amore, affetto o riconoscenza.
I rapaci, lo descriveva già Federico II nel suo trattato, devono essere condizionati, devono riconoscere l'uomo come un padrone che ha ogni diritto sulla loro esistenza. Questi uccelli sono spesso tolti alle cure parentali dei genitori giovanissimi, spesso anche in modo illegale sottraendoli dai nidi, e frequentemente vengono allevati a mano. In questo modo da adulti saranno incapaci di procurarsi il cibo, vedranno l'uomo come unica fonte di sopravvivenza e non saranno nemmeno in grado di accoppiarsi naturalmente. Ma anche quando saranno in grado di accoppiarsi dovranno piegarsi al dominio dell'uomo che è padrone e dominatore, tanto da trattarli con ormoni per aumentare il tasso riproduttivo.
Falconeria e rapaci: non c'è libertà nel condizionamento dei rapaci addestrati
Falconeria e rapaci: non c'è libertà nel condizionamento degli animali e non ci può essere falconeria senza avere il dominio sui rapaci. Che è bene ripetere non sono animali domestici, ma animali selvatici riprodotti e allevati in ambiente controllato. Sui siti di falconeria potrete anche leggere molti distinguo fra chi caccia con il falco e chi fa spettacoli con i falchi. Ma queste categorie spesso si sovrappongono e si mescolano, con falconieri che rivestono ruoli diversi: cacciatori, animatori con rapaci senza poter poi dimenticare i veterinari, commercianti e trafficanti.
Nel 2016, incredibilmente, la falconeria è stata iscritta dall'UNESCO come patrimonio immateriale dell'umanità. Leggendo la descrizione delle motivazioni sul sito UNESCO chiunque abbia a cuore i diritti degli animali proverà stupore, per una totale assenza di comprensione dei diritti fondamentali degli animali, come rispetto e tutela dalle sofferenze.
Nata come metodo per procurare il cibo, la pratica della falconeria si è evoluta rafforzando il suo aspetto legato alla conservazione della natura, al patrimonio culturale e all’impegno sociale all’interno delle comunità.
La pratica esiste in molti paesi nel mondo e può variare per alcuni aspetti, quali il tipo di equipaggiamento utilizzato, ma i metodi rimangono simili. I falconieri si ritengono un gruppo legato al passato, soprattutto nei paesi in cui la pratica della falconeria rappresenta uno dei pochi legami con l’ambiente naturale e con la cultura tradizionale.
La conoscenza e le competenze vengono tramandate tra generazioni all’interno delle famiglie attraverso un mentore ufficiale ed esercitazioni in club o scuole. In alcuni paesi per divenire falconiere è necessario superare un esame nazionale. I festival e gli incontri organizzati dai falconieri danno alle comunità l’opportunità rafforzare la condivisione e promuovere la diversità.
La falconeria è riconosciuta patrimonio vivente dell’umanità e iscritta nella Lista del Patrimonio Immateriale come elemento transnazionale dei seguenti Paesi: Emirati Arabi, Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Ungheria, Italia (entrata nell’estensione del 2016) Kazakhistan, Repubblica di Corea, Mongolia, Marocco, Pakistan, Portogallo, Qatar, Arabia Saudita, Spagna, Repubblica Araba di Siria, Croazia, Irlanda, Kirghizistan, Paesi Bassi, Polonia e Slovacchia.
Tratto dal sito della Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO
Caccia con il falco o spettacoli con i rapaci: nessuna di queste attività rispetta il benessere degli uccelli da preda
Usando come chiave di ricerca la parola "falconeria" usciranno in rete moltissimi siti di appassionati, disponibili a difendere la loro passione sino alla morte. Con mille distinguo, con dichiarazioni di amore e appassionaa dedizione, con la volontà di accreditarsi come custodi della tutela dei rapaci. Utilizzando difese spuntate, più simili a quelle dei tabagisti rispetto a quelle di scienziati che conoscono il comportamento animale. La realtà, probabilmente, sta nella passione per questa attività, che tutto cancella pur di poter continuare a esercitarla. Nessuna remora, nessun dubbio perchè, si sa, la passione spesso diventa patologia. O più prosaicamente anche semplice interesse economico.
Dietro alla falconeria, intesa come sfruttamento a 360° dei rapaci, ci sono, come in tutte le attività, interessi, soldi, immagine, soddisfazioni. Senza che nessuno ammetta, per esempio, che gli spettacoli con i rapaci sono fuori dal tempo, proprio come lo sono i circhi, i delfinari e le esibizioni dei cetacei, le corse dei cani, gli zoo safari o le corride. La conoscenza si è ampliata e quelle attività che potevano essere considerate normali solo mezzo secolo fa, ora stanno per essere archiviate dalla storia. Con buona pace degli appassionati e con un sospiro di sollievo degli animali.
