#GenerationRestoration

#GenerationRestoration: questo è il tag lanciato dal programma ambientale delle Nazioni Unite. Che si pone come un sostanziale cambiamento di passo in quelle che sono le necessità di tutela ambientale. Finalmente si è capito che non sarà più sufficiente proteggere aree del pianeta per preservarle integre ma occorrerà rinaturalizzare quelle degradate. Per permettere nuovi e diversi equilibri che ci possano allontanare dalla catastrofe.

Cani falchi tigri e trafficanti

L’obiettivo da raggiungere è davvero ambizioso: rinaturalizzare un miliardo di ettari di territori degradati. Un’area grande come l’intera Cina, con l’obbiettivo di replicare lo sforzo in mare. Secondo gli esperti di tutto il mondo questa è l’unica via per invertire il percorso attuale, che ci porterebbe ad un grave peggioramento ambientale. Con cambiamenti che potrebbero non essere più arrestabili e con scenari già ipotizzati e apocalittici.

Il tempo per mettere in atto questo percorso, fondamentale, è poco e il programma delle Nazioni Unite ha fissato il traguardo al 2030. Un tempo davvero minimo per il raggiungimento di un obiettivo grandissimo. Per pensare di riuscire ad avvicinarsi a questa promessa fatta alle prossime generazioni occorre creare rapidamente sinergie fra gli Stati, che possano vedere una grande cooperazione di tutti. Con l’impegno per le nazioni più ricche di finanziare e aiutare quelle più povere nell’intraprendere questo percorso di sviluppo ambientale.

#GenerationRestoration potrebbe essere il decennio che vede un dispendio di energie positive mai visto prima

Questa chiamata alle armi cambia radicalmente il paradigma con il quale è stato affrontato sino ad oggi il problema della tutela ambientale. Si è finalmente capito come non sia più sufficiente istituire aree protette, per difenderle dallo sfruttamento, ma che questo è il tempo della restituzione, della rigenerazione. Che prevede la naturalizzazione di aree degradate da allevamento, sfruttamento intensivo e costante deforestazione per ripristinare il loro stato di fatto iniziale.

L’obiettivo risulta essere molto ambizioso se declinato in un tempo breve come un decennio. Ma anche la sua completa attuazione non riuscirebbe a fermare i cambiamenti climatici, ma solo a rallentarli. Proprio come avverrebbe per una grossa nave alla quale sia stata arrestata l’elica dopo che era stata lanciata alla massima velocita. Per fermare la sua corsa occorrerà comunque tempo, quello necessario a dissipare l’energia già impressa per il suo movimento.

I protagonisti di questa rivoluzione davvero epocale non dovranno essere solo i governi, perché nulla sarebbe possibile senza la collaborazione dei singoli individui. Ognuno di noi è chiamato a prendersi cura dell’obiettivo di #GenerationRestoration grazie alle nostre decisioni di consumo, al cambiamento negli stili di vita, alle scelte alimentari. Ognuno diventa quindi una componente fondamentale in questo processo, che per essere efficace deve poter contare sull’aiuto di tutti.

Cambiare vita per non cambiare pianeta

Raggiunta la consapevolezza occorre che questa non diventi una coperta sotto la quale nascondersi, ma uno scudo con il quale difendersi e sbaragliare i nemici. Impedendo che questo progetto si trasformi da un piano operativo attuato in una vuota dichiarazione di intenti, che sarebbe inutile e improduttiva.

“Nel far rivivere milioni di ettari di ecosistemi terrestri e acquatici, miglioreremo profondamente il benessere umano e accelereremo i progressi verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Sono così lieta che il Pakistan, in quanto ospite della Giornata mondiale dell’ambiente di quest’anno, si prenderà in carico il progetto per ripristinare gli ecosistemi da cui tutti dipendiamo”.

Inger Andersen, Direttore Esecutivo dell’UNEP