Insegnare a uccidere può rappresentare un insegnamento etico oppure significa alterare in un adolescente il normale fluire dell'empatia, alterando un equilibrio importante?
Secondo una scuola inglese e i suoi insegnanti i ragazzi devono essere abituati a vivere nella natura, imparando che per sopravvivere bisogna anche sapere uccidere. Un modo davvero singolare di mostrare a degli adolescenti il rapporto che possono avere con la natura.
Channel 4, una TV online inglese, ha recentemente mandato in onda un servizio (vedi qui) su una scuola inglese che, fra le altre cose, insegna ai suoi giovani allievi a cavarsela nella vita all'aria aperta, comprendendo in questi insegnamenti anche la sopravvivenza alimentare, che significa uccidere, spellare o spiumare, pulire, tagliare a pezzi e cucinare animali.
Su questo la rete si è spaccata, anche se in un modo molto più composto di quanto accada in Italia, fra quanti sostengono che i ragazzi debbano sapere da dove vengono le proteine che hanno nel piatto e quanti sono invece inorriditi di fronte a quello che ritengono un incitamento alla violenza, all'accrescimento dell'indifferenza verso la sofferenza.
L'argomento è complesso e può avere molti angoli di lettura, che in buona parte dipendono da come viene inteso il rapporto con gli animali che possono essere visti come creature intangibili, specie per gli occhi di preadolescenti, oppure per un onnivoro realistico come la fonte di quello che finisce nei piatti.
Questo programma mi è stato segnalato da un'amica veterinaria rimasta inorridita di fronte a quello che ha ritenuto essere un incitamento alla violenza. In effetti, pur ritenendo che la verità e la crudezza siano purtroppo tratti che accompagnano la nostra esistenza, credo che questo modo di presentare la realtà risulti deformarsi visto attraverso gli occhi di un'adolescente.
Non viene più riconosciuto il valore della verità, seppur discutibile, ma viene sminuito il valore della violenza ed è questa la parte peggiore dell'istruzione all'indifferenza , con la sua capacità di trasmettere l'umana superiorità sui viventi, quella di prevaricare e non ultimo la frattura del cerchio empatico. Quella capacità di provare sentimenti positivi, che che specie nei bambini e negli adolescenti dovrebbe portarli a vedere gli animali con occhi diversi da questi. La nostra società è già traboccante di violenza e qualsiasi azione porti a sminuirne la connotazione negativa deve essere vista come un errore, come un modo distorto di formare e educare, trasmettendo insensibilità nei confronti della morte e della sofferenza, quando non addirittura una sorta di compiacimento per i propri gesti. Facile da provare per un bimbo che vede il mondo come un'avventura. Resta la domanda se insegnare a uccidere può rappresentare un insegnamento etico.
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