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La strage annunciata dei cani randagi in Turchia: dalla tolleranza alla persecuzione il passo è stato breve. Negli ultimi mesi la Turchia ha visto compiersi un drastico cambiamento nella gestione dei cani randagi, segnando la fine di un'era di tolleranza che aveva caratterizzato il paese per decenni. Il governo turco, una volta noto per la sua politica di convivenza pacifica con cani e gatti randagi, ha improvvisamente lanciato una campagna massiccia per rimuovere i cani dalle strade. Scatenando una serie di polemiche e preoccupazioni tra la popolazione e le organizzazioni animaliste.

Le motivazioni alla base di questa svolta radicale sono molteplici. Da un lato, il governo ha giustificato la decisione con l'aumento dei casi di attacchi di cani randagi ai cittadini, specialmente ai bambini, alimentando un clima di paura e insicurezza. Inoltre, le autorità hanno citato preoccupazioni sanitarie, affermando che la presenza massiccia di cani non controllati rappresenti un rischio per la salute pubblica, con la diffusione di malattie come la rabbia.

Il passaggio da una politica di tolleranza a una campagna di eliminazione è avvenuto molto rapidamente e tutto fa credere che sarà attuato in maniera brutale. In passato, i cani randagi erano considerati una parte integrante del tessuto urbano, spesso nutriti e curati dai residenti locali. Mentre ora si è scatenata la persecuzione, con rapidi abbattimenti in attesa che vengano costruiti strutture da adibire a rifugio. Una scelta che costerà carissima ai randagi, sovvertendo una cultura basata sulla convivenza fra uomini e cani e gatti di strada.

La strage annunciata dei cani randagi in Turchia andrà a toccare una popolazione stimata di 4 milioni di cani

Un cambiamento di rotta davvero epocale se si calcola che fino a ieri nelle strade erano presenti dispenser di cibo per i randagi. Animali diventati confidenti, proprio grazie alla tolleranza sempre dimostrata dal popolo turco. Facili quindi da catturare e uccidere o da rinchiudere per sempre in qualche struttura. Cani che sono aumentati di numero in questi decenni proprio grazie alla grande quantità di cibo di cui potevano disporre.

La legge, di recente approvazione, prevede cattura e soppressione dei cani di strada oppure la custodia in appositi centri,che devono però essere ancora costruiti. Un'altra pagina nera che racconta del nostro problematico rapporto con gli animali domestici o selvatici. Al momento non è possibile escludere che il prossimo obiettivo di questa crociata contro il randagismo possano essere anche i gatti. Animali storicamente molto più accettati dei cani nei paesi islamici.

La rabbia rappresenta la zoonosi più pericolosa che i randagi possano veicolare all'uomo. Una malattia dall'esito quasi sempre mortale che si trasmette attraverso la saliva degli animali infetti. Un virus pericoloso e letale che ogni anno si stima causi 50/60.000 decessi nel mondo. Una malattia facile da prevenire vaccinando gli animali familiari, ma difficile da contrastare nella popolazione randagia.

L'Italia grazie a molti anni di prevenzione ha sconfitto la rabbia, pur in presenza di una popolazione importante di randagi

Se nel nostro paese la rabbia è scomparsa da tempo lo stesso non si può dire per molti altri stati del mondo, dove secondo l'organizzazione delle Nazioni Unite muore una persona ogni 9 minuti. La metà dei morti sono bambini, che vivendo in strada sono i più esposti al rischio di morsicature. La responsabilità di questa situazione è, ancora una volta da ricercarsi nella mancata gestione umana degli animali domestici.

Del resto, se in Italia la rabbia è scomparsa e non vengono più soppressi gli animali randagi catturati, la strada della corretta gestione resta ancora un percorso lungo e tortuoso,. Con canili strapieni, grandi sofferenze per quei cani che non usciranno mai da certe strutture -almeno non da vivi- e una popolazione di randagi decisamente rilevante. Pur trovandoci in una situazione diversa da quella turca non abbiamo certo dimostrato di saper gestire correttamente randagismo e animali familiari.

Il dubbio è che dietro questa legge ci sia la volontà della Turchia di entrare in Europa e, quindi, la necessità di rispettare i parametri anche sanitari dell'UE. Se così fosse questo percorso non sarà indolore per i randagi.