
Life Ursus è la dimostrazione di come possa fallire un progetto di reintroduzione quando manca il reale coinvolgimento della comunità. I progetti di reintroduzione, specie quando riguardano animali di grandi dimensioni che possono entrare in conflitto con le attività umane, vanno costruiti preventivamente. Occorre creare una cultura della coesistenza che deve essere fatta crescere prima che tutti i nodi vengano al pettine e in Trentino è stato fatto l'esatto contrario. Prima si sono reintrodotti gli orsi, senza creare una comunità ospitante consapevole, poi non si sono volute creare le condizioni per minimizzare i problemi derivanti dalla coesistenza con gli orsi e infine si è atteso l'incidente.
Un comportamento suicida quello dell'amministrazione trentina, che ha dimostrato tutti i limiti del mancato governo dell'operazione. Un progetto voluto anche dall'amministrazione del Trentino, anche se ora molti se ne dimenticano. Il paradosso di una provincia autonoma che prima cavalca la presenza dell'orso a fini turistici, salvo poi far finta che il plantigrado sia stato imposto sul territorio da altri. Riuscendo a far dimenticare tutte le omissioni e la totale assenza di iniziative utili alla coesistenza.
Più il progetto aveva successo, in termini di presenza dell'orso nelle valli del Trentino, e più montava l'insofferenza in una comunità lasciata allo sbando. Pochissima formazione e informazione, poche attività sui territori, mancato posizionamento dei cassonetti per i rifiuti anti orso e assenza di cartellonistica. Scarse o nulle informazioni sui comportamenti da tenere per evitare incontri ravvicinati con i plantigradi. Nel frattempo veniva sparso a pioggia il germe della paura da parte dei cacciatori e degli agricoltori che, da sempre, vedono i predatori come avversari. Presenze a loro dire inutili, dimenticando l'importanza dei predatori apicali per il mantenimento degli equilibri faunistici.
Il 5 aprile 2023 segna uno spartiacque: muore a causa di un incontro con un'orsa Andrea Papi, incolpevole runner trentino
Il 5 aprile del 2023 Andrea Papi esce di casa per andare a correre nei boschi, la sua passione da sempre. Nessuno gli aveva però detto che in primavera le orse con i cuccioli possono avvicinarsi ai luoghi abitati. Il timore nei confronti degli uomini è meno forte di quello che hanno degli orsi maschi, che mirano a uccidere i cuccioli per far tornare le femmine in estro. Andrea Papi non aveva paura degli orsi, tanto da andare a correre da solo. Purtroppo, un uomo solo che corre non fa rumore, non avvisa gli animali della sua presenza. Una curva a gomito e la tragedia si concretizza, come un incubo, perché sbucando all'improvviso di fronte all'orsa si creano le condizioni che portano alla morte di Andrea.
Da quel tragico giorno la vita degli orsi in Trentino cambia, se prima erano solo presenze non gradite da tutti ora diventano nemici pericolosi. A forza di soffiare sul fuoco i comitati nati dopo la morte di Andrea riescono a far crescere non solo la paura ma anche l'odio verso i plantigradi. In una comunità che in buona parte pensa che la montagna sia degli uomini e solo degli uomini. Da quel momento l'ostilità verso il progetto Life Ursus che, nell'oramai lontano 1999 aveva riportato gli orsi sull'Adamello e in quasi tutto il Trentino dove erano praticamente scomparsi, diviene granitica, collettiva.
Non bastano più le catture degli orsi che hanno troppe frequentazioni con gli uomini, come avvenuto, fra gli altri, per il famosissimo ma quasi dimenticato M49. L'orso ribattezzato Papillon per la sua abilità nell'evadere. M49 continua a essere detenuto, oramai da anni, in una struttura di cattività non idonea gestita dalla provincia. Non bastano nemmeno gli abbattimenti decisi dalla giunta Fugatti. L'odio porta a una crescita esponenziale del bracconaggio, che colpisce non solo gli orsi ma anche i lupi. Secondo quanto pubblica il Corriere della Sera sono già una decina gli orsi morti, dal giorno dell'incidente, in circostanze che possono far pensare al bracconaggio.
Il progetto Life Ursus è parzialmente riuscito, in termini di presenza degli orsi, ma è fallito per la mancata accettazione delle comunità locali
Leggendo un sondaggio commissionato dalla Provincia di Trento il 73% dei trentini vede come non gradita la presenza degli orsi. Un dato certamente influenzato dalle campagne contro orsi e lupi messe in atto da cacciatori e agricoltori, che sono riuscite a influenzare pesantemente la comunità locale. Tanto da vedere sui plantigradi un netto ribaltamento di opinione da parte dei turisti che frequentano il Trentino, con il 67% degli intervistati che risulta essere indifferente alla presenza dell'orso. Ed è bene dire che quest'ultimo sondaggio è stato realizzato per Trentino Marketing, l'agenzia di promozione turistica dell'amministrazione provinciale.
Unica certezza che appare chiaramente è quella che attesta come sia sempre più facile prevenire un incendio piuttosto che spegnerlo. Oggi non è facile individuare nuove strategie per convincere i trentini dei benefici che derivano dalla presenza degli orsi, mentre avrebbero potuto funzionare vent'anni addietro. Il futuro degli orsi trentini appare decisamente incerto, stretto fra intolleranza e bracconaggio, con un'amministrazione che usa i predatori come armi di distrazione di massa. Così orsi e lupi diventano i migliori alleati dello stesso governo del territorio, che nulla ha fatto per stimolare la coesistenza. Un paradosso che al momento sta funzionando in termini di consenso politico per il ras del Trentino Maurizio Fugatti.
Con l'attuale governo a trazione filovenatoria il governatore del Trentino trova molte sponde sui far rimbalzare le bocce che dovrebbero andare a colpire il pallino, i predatori. La politica al momento sta andando in direzione opposta alle conoscenze scientifiche e al buon senso. Mettendo al centro della capacità di governo della natura l'uomo cacciatore, in un delirio di antropocentrismo venatorio degno dell'oscuramtismo medioevale.
