
Pericolosamente vicini, un docufilm sugli orsi del Trentino che analizza i vari aspetti della difficile convivenza fra orsi e trentini, in particolare con gli abitanti della Val di Sole. Ho potuto vederlo a Milano in un'anteprima e l'ho trovato obiettivo, anche se purtroppo contenuto dai tempi filmici e quindi senza possibilità di approfondire molte questioni. Una fra tutte la mancata azione delle amministrazioni provinciali, che viene tratteggiata ma non approfondita.
Quello che appare chiaramente dal film, che vi consiglio come strumento di comprensione, è la polarizzazione fra le componenti. Che di fatto ha portato a uno scontro permanente. Scontro che non gioverà agli orsi e ai lupi, ma neanche ai trentini e nemmeno a chi vorrebbe difendere i diritti degli orsi. Spesso più con la pancia, sull'onda dell'emozione che non con la testa e il ragionamento. Il quadro che ne esce è quello di un progetto all'italiana, ahimé, pieno di sbavature, di non detti e con troppi non fatti.
La narrazione riesce a far percepire con chiarezza quanto sia facile per Fugatti gettare benzina sul fuoco, in una comunità che oramai pare aver costruito un muro contro gli orsi. Muro che si è trasformato in Fort Alamo dopo la morte di Andrea Papi, diventato una sorta di emblema di questa rivolta. Difficile non comprendere i genitori, non provare compassione per la grande sofferenza che li devasta. Difficile non provar nausea verso chi cavalca per ragioni politiche lo sconforto dei familiari.
Pericolosamente vicini è un docufilm sugli orsi che attraversa il sentire della comunità trentina e le sue lacerazioni
Come non concordare con quanto detto da Massimo Vitturi, che in un frammento di intervista afferma che LAV non avrebbe mai sostenuto il progetto di reimmissione. Uno dei motivi per cui più volte ho definito Life Ursus un fallimento di successo, dove l'unico successo è il tasso riproduttivo degli orsi e il vero fallimento sta nella mancata accettazione dei trentini. Come è difficile non ascoltare le perplessità del responsabile del centro Stiftung für Bären – Wildtier- und Artenschutz (Fondazione per gli orsi - Conservazione della fauna e delle specie selvatiche) che ospita l'orsa Dj3 sulla qualità di vita degli orsi in cattività, a suo dire "peggiore di una fucilata".
Pericolosamente vicini da voce anche agli allevatori del Trentino, al loro uso della montagna che ritengono un diritto esclusivo ma, anche, al problema degli indennizzi. Soldi che faticano a arrivare, burocrazia defaticante e spese di smaltimento degli animali predati a loro carico. Un'ingiustizia che certo alimenta più l'insofferenza che la convivenza, purtroppo mal canalizzata visto che il nemico viene identificato nell'orso e non in chi li governa.
La difesa degli orsi passa da un radicale cambiamento di rotta, certo non facile ma nemmeno impossibile
Lo scontro continuo non troverà vincitori, ma è inutile credere che la rimozione di qualche orso possa essere risolutiva. Deve capirlo la comunità trentina, che deve isolare una politica vergognosa che cerca consenso senza risolvere, ma devono capirlo anche le altri parti in gioco. Che dovrebbero potersi sedere a un tavolo, auspicabilmente dopo una caduta di Fugatti e dei personaggi della sua giunta, inconcludente e pericolosa per la gestione della coesistenza.
Senza dimenticare che il clima Trentino sta avvicinando anche i vicini di casa, con il grande rischio che il progetto di ripopolamento delle Alpi orientali fallisca definitivamente. Oggi nessuno vuole dare spazio agli orsi grazie al clima che si è creato, ma senza far comprendere l'importanza di questa specie ombrello gli orsi resteranno imbottigliati in Trentino. Tanti argomenti, molta complessità, sfida difficile che vale la pena di essere affrontata. Con la buona volontà, ma anche con la professionalità, di tutti i giocatori.
Il docufilm Pericolosamente vicini sarà nelle sale da settembre grazie a Wanted Cinema Ricercato.
Una nota a margine: il capo dei veterinari dell'Amministrazione di Trento, Roberto Guadagnini, lamenta che gli errori con il narcotico possono sempre capitare. Questo perché un cane lo si pesa prima di essere sedato dal veterinario, ma gli orsi nella gabbia a tubo non possono essere pesati e le stime possono, quindi, essere errate. Questa è una grave colpa perché esiste la tecnologia e dotare di un sensore che pesi gli orsi catturati con le gabbie a tubo sarebbe veramente semplicissimo. Questa dichiarazione davvero non si può sentire!

Buongiorno,
ho visto il docu-film “Pericolosamente vicini” e lo consiglio.
Esorto a vederlo soprattutto per chi ha cuore gli animali e la natura per capire, approfondire, sentire tutte le voci.
Tristissima la condizione degli orsi “trasferiti” nelle cosiddette “strutture protette” e condannati ad una vita – non vita.
A me è parso evidente dal film, ma potrei sbagliarmi, come gli umani comunque e sempre si sentano i padroni di tutto e tutto e prendano decisioni per tutti con ben poca contezza sugli impatti verso gli altri esseri e la natura tutta.
Il problema sta proprio nel termine padroni, che purtroppo si attaglia perfettamente all’attuale sentire, ma nella realtà noi dovremmo vederci come custodi di una biodiversità che dobbiamo saper tramandare alle future generazioni. Il sentirsi padroni ci ha portato fuori strada e il nostro rapporto con gli animali, ma non solo, ne è la prova provata. Ora si fa fatica a capire, per convenienza ma anche per ignoranza, che la presenza dei predatori non è un pericolo, ma una necessità imposta dall’equilibrio naturale che alla base della nostra esistenza sul pianeta.
Come sarà il futuro è una grossa incognita, possiamo solo cercare di diffondere un po’ di consapevolezza in più perché per aver successo bisogna unire le componenti migliori, bisogna fare informazione cercando di essere attrattivi e non divisivi. Non facile, ma non bisogna scoraggiarsi.
Lo vedro’ sicuramente, gli orsi trentini mi stanno a cuore dal caso Daniza.