
L'insostenibile arroganza della politica venatoria, che con una regolarità disarmante cerca di fare sempre maggiori concessioni a una platea sempre più piccola, ma molto fedele, di cacciatori. Una consuetudine questa che ogni anno, solo per fare l'esempio più eclatante, costringe le associazioni a impugnare i calendari venatori regionali a causa di costanti strappi normativi. Quasi sempre i tribunali amministrativi concedono la sospensiva delle disposizioni impugnate, bloccando le aperture o cassando parte dei calendari venatori, ravvisando i presupposti giuridici che giustificano le sospensive.
L'ultima bloccata dal TAR, ma solo in ordine di tempo, è stata la Regione Lombardia per la quale il tribunale ha disposto il rinvio dell'apertura della caccia agli uccelli. Facendo infuriare cacciatori e i loro protettori, che dopo aver cercato di impedire le impugnazioni dei calendari, non vogliono ora accettare le limitazioni. Ultimamente la politica è tornata a essere molto insofferente nei confronti della magistratura, colpevole di voler arginare a colpi di sentenze lo strabordare del potere esecutivo. Che in questo tempo vorrebbe essere simultaneamente esecutore e giudice, in un tentativo di accentramento dei poteri mai così chiaramente percepito nella storia repubblicana.
Questo disinvolto modo di agire sulla materia caccia è comportamento abituale di varie regioni dello stivale, sempre in cerca di stratagemmi per agevolare ora questo ora quell'elettore. Con un particolare occhio di riguardo nei confronti dei cacciatori e delle associazioni che li rappresentano. Mettendo in atto una condotta che non rispetta la divisione dei poteri, tipica di ogni democrazia, dove è il potere giudiziario il custode della corretta applicazione delle norme. Pronunciando sentenze che il potere legislativo e quello esecutivo dovrebbero rispettare, senza porre condizioni. La politica può criticare, ma la critica non può arrivare da uomini che rappresentano le istituzioni!
L'insostenibile arroganza della politica venatoria, che baratta provvedimenti in cambio di consenso elettorale
Così dopo lo stop alle doppiette lombarde disposto dal TAR, che ha rinviato l'apertura della caccia ai volatili, i cacciatori hanno manifestato tutta la loro contrarietà. In un battibaleno la giunta regionale della Lombardia, anziché attendere la pronuncia del tribunale amministrativo, ha deciso di modificare il calendario, conformandosi alle indicazioni date da ISPRA prima dell'emanazione del calendario sospeso dal TAR. Un comportamento corsaro che oramai è diventato norma, per vanificare le pronunce dei tribunali amministrativi.
In questo modo le istituzioni perdono sempre più credibilità nei confronti dei cittadini, che vedono il potere legislativo usato non per la corretta gestione del bene pubblico ma per agevolare i sostenitori. Un comportamento inaccettabile in uno stato di diritto, al di là del contenuto o del tema trattato. Le norme e la suddivisione dei poteri vanno rispettati sempre, da cittadini e, soprattutto, dagli amministratori. Non è più tollerabile questo modo arrogante di gestione del potere per sostenere il consenso politico.
Contestare la magistratura, aggirare le sentenze, tenere comportamenti che travalicano il rapporto di correttezza che chi governa deve garantire ai cittadini è diventata la cifra stilistica del governo centrale e di molti di quelli locali. Comportamenti che inquietano i cittadini attenti, che creano segnali di inquietudine sulla tenuta delle nostre istituzioni, sulla separazione dei poteri e sulla democrazia. Non è, solo, una questione legata al mondo venatorio, è un argomento che deve essere considerato a tutto campo.
Un'esigua minoranza di cacciatori riesce a far modificare alla politica il corretto percorso
L'assessore della Regione Lombardia Alessandro Beduschi, in quota Fratelli d'Italia, è perfettamente consapevole che la sua amministrazione abbia forzato la mano. Che il calendario venatorio parzialmente sospeso dal TAR fosse un provvedimento che conteneva uno strappo alla normativa non recependo le indicazioni di di ISPRA. Lo prova la sua dichiarazione ai media nella quale afferma: "Con questa delibera (la nuova modifica del calendario n.d.r.) modifichiamo il calendario (quello sospeso dal TAR n.d.r.), uniformandolo al parere di Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), che espressamente consente l'apertura della caccia al 15 settembre alle specie prese in considerazione dal provvedimento".
In poche righe è contenuta la dimostrazione sulla consapevolezza di aver deliberato un calendario venatorio che non recepiva le indicazioni previste dalla legge. Andando, di conseguenza, a sbattere contro la sospensiva disposta dal TAR per aver deliberatamente alterato le disposizioni per favorire i cacciatori. Un comportamento degno del Re Sole, molto meno accettabile in un rappresentante del popolo, di tutto il popolo e non di una componente.
Quando le leggi si applicano ai nemici ma si interpretano per gli amici la democrazia cessa di essere tale. Salvo poi lamentarsi quando la pubblica accusa chiede condanne per quanti usano il proprio potere in modo disinvolto, a fini elettorali, per ottenere facile consenso, come recentemente accaduto per Matteo Salvini. Senza poter dimenticare le reiterate ordinanze orsicide emesse da Maurizio Fugatti in sequenza, proprio al fine di eludere un altro fermo che era stato imposto dal tribunale amministrativo di Trento nella vicenda dell'orsa Kj1!
Sembra proprio che stiano tornando i tempi del Marchese del Grillo, magistralmente interpretato da Alberto Sordi!
