orsa Jj4 resta libera

L’orsa Jj4 resta libera: lo ha stabilito la sentenza della Terza Sezione del Consiglio di Stato, in adunanza collegiale, presieduta da Franco Frattini. Confermando la precedente pronuncia del mese di ottobre, con pressoché identiche motivazioni. Andando a incrementare il numero di pessime figure fate dal governatore del Tentino Maurizio Fugatti. Che in materia di orsi, sino ad ora, non pare averne combinata una giusta.

cani falchi tigri e trafficanti

Dice la sentenza, in buona sintesi, che l’ordinanza emessa dal governatore per la cattura di Jj4 era carente nei presupposti, basata su un’istruttoria farraginosa. Che non poteva quindi giustificare le motivazioni d’urgenza invocate da Fugatti. Che ha oramai intrapreso una guerra santa nei confronti di ogni orso trentino che abbia a incrociare un essere umano. Senza adottare, in compenso, molte delle misure di prevenzione necessarie a evitare gli accadimenti possano verificarsi.

Se il governatore Fugatti, insieme ai precedenti amministratori, avesse fatto campagne informative capillari, previste dal progetto di reintroduzione, ora ci sarebbero meno orsi prigionieri. Invece, consapevole del fatto che gli animali non votano, questa amministrazione ha fatto l’esatto opposto. Informando poco e catturando orsi a ogni piè sospinto. Senza avere altra struttura se non il miserando centro di Casteller. Giudicato tale anche dai Carabinieri forestali.

Ora l’orsa Jj4 resta libera, almeno sino al giudizio di merito, e potrà andare in letargo con i suoi cuccioli

Ma quanto costerà al termine il comportamento dell’amministrazione ai trentini? Quanti soldi pubblici avrebbero potuto essere spesi in migliori attività, come ad esempio una miglior gestione dei rifiuti? Domande che sarebbe opportuno si facesse la magistratura contabile, per valutare se un comportamento tanto ostinato non abbia causato un danno erariale. Ai trentini, invece, resta da valutare quanto il comportamento di Fugatti abbia rovinato l’immagine del Tentino nel mondo. Considerando che Fugatti é diventato famoso nel mondo grazie ai plantigradi, per tutte le scellerate versioni delle sue azioni anti orso.

Comunque c’è ben poco da gioire per questa vittoria, calcolando che nel famigerato centro di Casteller restano imprigionati 3 orsi, di cui due (M49 e M57) di recente cattura. Detenuti con un fine pena mai in una struttura vergognosa, già più volte descritta e fotografata in modo perfetto dai carabinieri forestali. Una questione sulla quale nessuno, ma proprio nessuno di chi potrebbe e dovrebbe farlo, sta facendo quanto la legge impone in caso di animali maltrattati.

Pur comprendendo che il Trentino sia una provincia autonoma questo non dovrebbe significare che possa permettersi di ignorare le leggi e i principi di questa nazione. In nome di un’autonomia che gli riconosce il potere di gestire la fauna, al pari di quanto avviene per le regioni a statuto ordinario, ma sempre all’interno di una cornice normativa. Che in alcun modo legittima di poter causare maltrattamenti a un animale, per decisioni immotivate che hanno decretato la sua cattura

Quella degli orsi trentini è una storia a tinte fosche, nebulosa, dove i confini fra inerzia e obblighi spesso paiono essere molto labili

Pare impensabile che questo modo di gestire i plantigradi possa essere reiterato nel tempo. Occorrono attività che valorizzino il senso di condivisione del territorio, che né in Trentino piuttosto che altrove, può essere considerato un bene esclusivo dell’uomo. Un punto di vista opinabile, che non ha portato fortuna alla nostra specie su tutta una serie, praticamente infinita, di fronti. Dalla fragilità dei territori ai cambiamenti climatici, dalla scomparsa della biodiversità sino ad arrivare alle recenti e devastanti pandemie.

Il nostro comportamento sembra non voler cambiare. non volendo trovare un diverso eqilibrio in grado di mitigare i danni causati da un dominio tanto miope quanto assoluto. Una visione che si basa non soltanto sulla negazione della realtà, ma anche su una limitatissima conoscenza delle interazioni sulle quali si basa la vita sul pianeta. La mancanza di una visione olistica dell’ambiente ci porta a valutare ogni animale e ogni territorio come se fossero pezzi unici e non parte di un reticolo smisurato.

Sarà anche per questo che non riusciamo ancora a comprendere l’importanza di lasciare gli animali liberi di vagare, per diminuire pressioni determinate da gabbie create dalle infrastrutture. Che unite alla presenza di barriere naturali, come i grandi corsi d’acqua, rendono in moltissimi casi il territorio una prigione per la fauna. Bisogna attuare la creazione di corridoi faunistici, organizzando il territorio non soltanto a base d’uomo.