
L'orsetta Nina torna libera, una scelta giusta presa fra ansie e speranze, con la consapevolezza che il futuro di un cucciolo in natura resta sempre un'incognita. Morire, per i cuccioli di un animale selvatico è molto più che una possibilità, siano orsi o lupi, gufi reali o scoiattoli. Sono i soggetti più forti a sopravvivere, seguendo una legge di natura che dura sino dai tempi dei dinosauri, con buona pace dei tanti che giocheranno a farsi Solone, criticando la scelta della liberazione. Nulla, ma proprio nulla, nemmeno il fatto che gli orsi marsicani siano sull'orlo dell'estinzione, poteva essere un motivo per condannare Nina alla cattività.
Ora torneranno alla mente, e sui social, le vicende dell'orsetta Morena, una cucciola trovata orfana come Nina ma nell'ormai lontano 2015. Morena fu, dopo un periodo di cattività, liberata ma le cose non andarono come si era sperato. Nel luglio del 2016 l'orsetta fu ritrovata morta. Probabilmente a seguito di un incontro con un predatore, come ipotizzò la necroscopia. Ma su questa morte si scatenarono mille polemiche, del tutto inutili. Che contriburono solo a creare un gran polverone, senza nulla aggiungere alla difficile conservazione dell'orso marsicano.
Per questo alla morte dell'orsa Amarena, uccisa nel 2023, una delle solite voci critiche sull'operato del Parco propose la cattura dei tre cuccioli rimasti orfani, per salvarli da morte, a suo dire, certa. Ma se Amarena fu uccisa dalla stupida ottusità di un residente, Andrea Leombruni, con un vile atto di bracconaggio per il quale è ancora a processo, per la sorte dei cuccioli prevalse il buon senso. Il PNALM, unico titolato a decidere, pensò che questo rischio andava corso e i tre cuccioli rimasero sorvegliati ma liberi. Cuccioli oramai diventati adulti, che non hanno perso né la vita, né la libertà, anche se ovviamente questo poteva accadere.
L'orsetta Nina torna libera perché questa è l'unica scelta naturale da adottare
Certo un orso marsicano è più importante di altre specie, ma questo non per il singolo individuo ma soltanto per la conservazione. Per la tutela di questa sottospecie, unica al mondo, anche un solo inviduo è fondamentale. Ma la tutela della specie non può prescindere dalla libertà dell'individuo, dal rilascio in natura, dal voler garantire a Nina un'ipotesi di vita in linea con le sue necessità etologiche. Con la speranza che possa procreare nuove vite, così importanti, e che possa averne una sua, vissuta da orso, con tutto ciò che questa comporta.
Gli orsi marsicani in Abruzzo stanno polarizzando le opinioni della comunità. Certo non per la loro presenza, come accade invece agli sventurati plantigradi trentini, ma sulle strategie di conservazione. C'è chi vorrebbe creare punti di alimentazione, rienendo che nel Parco gli orsi non abbiano abbastanza risorse, chi pensa che l'uscita dai confini del Parco sia un pericolo per loro, chi addirittura lascia in giro volutamente del cibo. Dimenticando spesso che il diritto di critica è legittimo sempre, sino a quando non crea danno proprio a chi si vorrebbe tutelare.
Eppure ogni anno, per la stessa logica che ha sorretto la liberazione di Nina, i CRAS (Centri Recupero Animali Selvatici) sparsi sul territorio della penisola liberano decine di migliaia di animali. Esemplari sequestrati ai bracconieri, trovati feriti, soccorsi da persone troppo zelanti che li hanno privati della liberta, senza davvero aiutarli. Chi si occupa di fauna selvatica sa che a tutti questi animali, nessuno escluso, viene garantita soltanto un'ulteriore possibilità, senza poter offrire certezze. Ogni animale liberato ha una chance di cavarsela, solo quella, eppure tutti applaudono a queste liberazioni, senza farsi mai troppe domande (che qualche volta bisognerebbe, invece, porsi!). Sugli orsi, invece, è sempre molto, molto diverso.
Solo il tempo potrà dirci se anche Nina, come i cuccioli di Amarena, vincerà la sua scommessa con la vita
Forse sarebbe giusto smettere di amare gli animali, smettere di avere nei loro confronti un sentimento totalizzante che non protegge. Smettiamo di amare gli animali e iniziamo a vederli per come sono e, soprattutto, a rispettarli. Come individui, come esseri viventi che con noi dividono il pianeta. Se l'amore fra umani spesso ha conseguenze devastanti, perché purtroppo non è un sentimento privo di criticità, l'amore verso gli altri animali crea più danni che vantaggi. Non ci sono animali buoni, cattivi, simpatici o crudeli, ci sono solo animali che vorrebbero poter vivere liberi seguendo quel meraviglioso percorso che è stato modellato dall'evoluzione.
Nina, l'orsetta Nina, doveva tornare libera, proprio come liberi devono tornare tutti i selvatici che ogni anno vengono soccorsi. Devono tornare liberi al netto di una verità assoluta: non ci sono certezze che possiamo garantir loro. Unica garanzia è quella di aver ponderato attentamente la decisione, frutto di studi e di confronti fra esperti, accettando solo il rischio dell'imponderabile. Chi scrive con argomenti che traboccano di certezze, quando parliamo di reintroduzione di animali selvatici, cerca di vendere una merce che non può possedere.
Buona vita Nina, che sia vissuta da orsa, libera di poter farlo secondo la tua natura.
