Uccisa orsa Amarena
Foto PNALM risalente all’estate 2021

Uccisa in Abruzzo l’orsa Amarena, madre dell’orso Juan Carrito, l’orso confidente più famoso di Europa, morto a seguito di un investimento stradale nel gennaio di quest’anno. La storia di Amarena parte da molto lontano ed è quella di un’orsa diventata confidente a causa delle continue interazioni con gli uomini. Quando un orso come Amarena perde la naturale e auspicabile diffidenza nei confronti dell’uomo, diventa un fenomeno da baraccone per troppi, nonostante l’incessante lavoro del Parco per proteggerla. Raggiungendo il culmine della pressione nell’estate del 2020, quando Amarena partorì ben 4 cuccioli e nella zona dei paesini della Marsica scoppiò il caos.

L’orsa fu messa sotto assedio da turisti a caccia di una foto, ma anche dai fotografi professionisti che non volevano rinunciare a documentare questo evento eccezionale. E così Amarena già nota per le sue incursioni nei paesi come Rocca dei Marsi, San Benedetto e altri, si abituò sempre più agli uomini. La nostra specie risultava infinitamente meno pericolosa degli orsi maschi, che per le femmine con cuccioli rappresentano il pericolo più grande. I maschi di orso tendono, infatti, a uccidere i cuccioli, per far andare nuovamente in estro le femmine.

In un contesto diverso, come il Trentino, un’orsa come Amarena sarebbe già stata catturata o uccisa, ma in Abruzzo la gestione è diversa. E diversa è anche l’accettazione delle persone nei confronti degli orsi, che non può essere messa in discussione per il gesto criminale di un singolo. La comunità abruzzese conosce l’importanza degli orsi, sia sotto il profilo ambientale che economico. Gli orsi, in Abruzzo, sono una fonte di ricchezza, grazie anche a un ente parco che fa tantissime attività divulgative e educative. Facendo comprendere l’importanza di un patrimonio unico come quello degli orsi marsicani.

Uccisa in Abruzzo l’orsa Amarena, una perdita per la biodiversita e una sconfitta per gli uomini

Ancora prima di conoscere l’esatta ragione che ha portato un residente a sparare a Amarena si è già messo in moto il solito circo mediatico. Fatto di attacchi a 360°, di affermazioni a effetto fatte senza nemmeno conoscere ancora la realtà. Dove tutto si focalizza sulle responsabilità di chi ha sparato e sull’odio che la politica, e questo governo in particoolare, cavalcano per interesse elettorale. Con la solita invocazione a pene e processi esemplari, che non ci saranno perché i giudici possono solo applicare la legge, non possono inventarsela. E le leggi a tutela della fauna sono da sempre fatte per non punire troppo severamente cacciatori e bracconieri.

Certamente chi ha ucciso Amarena andrebbe punito in modo esemplare. Non può essersi trattato di un atto di legittima difesa perché il responsabile del gesto poteva restare chiuso in casa. Ma le colpe, come accadde per Juan Carrito, sono tante e eticamente non meno gravi, in senso ovviamente relativo, di quelle dello sparatore. Non possiamo dimenticare, e facendolo non aiuteremmo certo gli orsi e gli animali selvatici in generale, delle responsabilità di quella moltitudine di umani che hanno comportamenti sbagliati. Talvolta per una mancata riflessione, per assenza di educazione naturalistica, altre volte per ragioni meno nobili.

Ci sono persone che hanno atttirato deliberatamente, con azioni o omissioni, Juan Carrito e Amarena nei paesi, lasciandogli cibo, non gestendo i rifiuti, usando in qualche caso esche attrattive per fare fotografie. Una realtà denunciata da tempo, sulla quale non si è riusciti a incidere in modo importante. Come la gestione dei rifiuti che molte amministrazioni comunali non hanno ancora reso sicura, con strutture che impediscano ai selvatici di nutrirsi della frazione umida.

Amarena è stata uccisa perché “orso confidente”, cioè un morto che cammina, come sa bene chi si occupa di convivenza con i grandi carnivori

Amarena è stata uccisa da un criminale, ma non è morta per questo. E’ morta perchè era stata resa confidente, Se non si riesce a comprendere la causa e si continua a guardare solo all’effetto non faremo grandi passi avanti nella coesistenza. L’anello debole della catena non è chi ha sparato, ci saranno sempre folli e delinquenti, ma chi ha reso Amarena un’orsa che portava a spasso i suoi cuccioli nei paesi. Certo l’indignazione ha sempre più presa del ragionamento e essere forcaioli paga sempre in termini di consensi.

Un colpevole soddisfa, lava le cattive coscienze e permette ragionamenti semplici, come quelli contenuti in molti comunicati stampa che sto ricevendo in queste ore.

Se però si vede un obiettivo di periodo sarebbe più utile interrogarsi sui motivi di questa nuova sconfitta. Comprendendo che prima della rigorosa applicazione della legge sarebbe necessario far capire, anche a chi invoca la forca, che l’unica reale difesa della fauna è il rispetto, delle regole e degli animali. Occorre un cambiamento di rotta perché gli orsi non sono belli e non sono peluche. Non bisogna comportarsi come fossero personaggi dei cartoni animati, diversamente ci scappa il morto.

La natura selvatica è meravigliosa ma perché continui a esistere va osservata a distanza, come ospiti rispettosi che entrano a casa d’altri, non come vocianti spettatori che entrano al circo. Bisogna capire i contesti, occorre una cultura nuova e molto più profonda di quella attuale. La vita sul pianeta non è un gigantesco social, dove tutto si fonde e perde contorno. Occorrono separazioni nette e consapevolezza, se no è davvero inutile piangere sul sangue dell’orsa Amarena. E ora vediamo cosa si potrà fare per salvare i suoi cuccioli, ancora troppo piccoli per essere autonomi. Un altro enorme danno per la popolazione veramente esigua di orsi marsicani.