orso M49 Vasco Rossi

L’orso M49 e Vasco Rossi: una situazione che pare incompatibile a molti trentini, preoccupati per il frastuono causato dall’evento. Che avverrà a pochi passi da dove l’orso è recluso. Se per Maurizio Fugatti l’iniziativa di ospitare il concerto del Blasco nazionale, in un’arena costata 2,5 milioni di euro, sembra fantastica dello stesso parere non sono gli ambientalisti. Preoccupati che i rumori prodotti dal concerto possano terrorizzare l’ultimo orso ancora recluso nella prigione di Casteller. Una preoccupazione che pare legittima.

Un concerto significa emissioni acustiche molto forti, con suoni improvvisi per una durata di alcuni giorni, per poter dar corso alle prove. Sicuramente incompatibili con la vicinanza di un animale selvatico, ristretto in spazi che non consentono una vita degna, nemmeno senza l’aggravante concerto. Lucia Coppola, consigliere di Europa Verde, chiede all’amministrazione rassicurazioni sul fatto che M49 sarà monitorato da veterinari. Provvedendo se necessario a tenerlo tranquillo con dei sedativi, secondo quanto riporta il quotidiano Il Dolomiti.

Se non fosse per il concerto di un artista molto amato dal pubblico, che sembra essere molto seccato dalle polemiche, in molti si sarebbero dimenticati dell’orso Papillon. Dopo essere stato per mesi sotto i riflettori, grazie alle molte proteste delle associazioni e a infinite battaglie legali, sulla sorte di M49 era quasi sceso l’oblio. Un fenomeno comune a molte situazioni drammatiche, considerando quello che sta succedendo anche con la guerra in Ucraina. Il livello di attenzione piano piano scende, creando un’abituazione anche di fronte alle più grandi tragedie.

L’orso M49 e Vasco Rossi: due mondi che non dovrebbero mai potersi incontrare a distanza così ravvicinata

Animali selvatici e persone dovrebbero poter stare a debita distanza, essendo mondi che devono convivere ma che non dovrebbero avere interazioni strette. In particolare quando, come in questo caso, all’orso viene negata ogni possibilità di fuga, di potersi liberamente sottrarre a situazioni che generano stress. La storia di M49 rappresenta il triste epilogo di una convivenza che sarebbe stato meglio, alla luce dei fatti, non far neanche iniziare. Bisogna prendere atto che in Trentino non ci sarà, probabilmente mai, una convivenza serena con gli animali selvatici, in particolare con orsi e lupi. Almeno fino a che ci sarà questo stato di cose.

Ma se i lupi sono arrivati nel corso di una riconquista naturale del territorio lo stesso non si può dire per quanto riguarda gli orsi. Anni di proteste e di proposte, di scontri legali non hanno portato a nulla. Tutti gli orsi catturati sono rimasti in cattività e per gli orsi abbattuti c’è stata una giustizia solo parziale. Inutile illudersi che qualcosa possa cambiare a breve: i cambiamenti avvengono quando l’atteggiamento delle persone cambia, quando si fa strada l’idea che non ci possa essere un dominio assoluto dell’uomo sull’ambiente.

Se indigna il frastuono di un concerto messo in scena a poca distanza dalla gabbia dell’orso M49 bisogna anche chiedersi come lavorare per ottenere un cambiamento. Talvolta l’impressione è che vengano spese molte energie nelle proteste, ma non altrettanto nelle proposte, nella parte di azioni utili a generare una crescita culturale. Inutile cercare di gestire la coda velenosa e avvelenata del problema, se prima non si lavora per modificare le condizioni che generano il conflitto.

Orsi e lupi non diventano confidenti o problematici per una caratteristica comportamentale, ma solo per deviazioni indotte dall’uomo

Dopo anni di conflitti fra uomini e predatori, dopo aver fatto approfondite analisi sulle motivazioni che generano lo scontro sarebbe tempo di abbandonare le semplificazioni. La convivenza fra uomini e predatori è non solo possibile ma utile e necessaria, a patto che vengano rispettate le regole che potrebbero garantirla. Continuare a pensare che la soluzione per ridurre i conflitti possa passare dagli abbattimenti è una dimostrazione di miopia, come il solo protestare per gli atteggiamenti ostili. Occorre lavorare in via preventiva per cambiare le cose.

Pessima gestione dei rifiuti, invasioni di campo eccessive, gestione degli animali d’allevamento lasciati al pascolo, educazione dei residenti e dei turisti sono gli aspetti più importanti da affrontare. Su questo residenti e associazioni devono fare la loro parte con azioni di cittadinanza attiva e di confronto stringente con le amministrazioni. La strategia deve essere quella di non lasciare più alibi alla politica, che troppo spesso liquida le azioni di chi vorrebbe una diversa convivenza come atti emotivi o peggio irrazionali.

Per mettere la cattiva politica, quella che guarda solo ai risultati delle urne, all’angolo bisogna costringerla a doversi confrontare. Sulle proposte, sulle carenze dell’azione amministrativa e sulle inadempienze che poi generano incidenti con i selvatici. Un percorso certamente non breve, ma probabilmente anche l’unica direzione su cui lavorare, per garantirsi dei successi. Per non dover vedere più orsi rinchiusi in spazi angusti, destinati a impazzire in una gabbia.