Macellazione clandestina e agromafie dei Nebrodi: sono morti a poco tempo di distanza l'uno dall'altro due poliziotti della cosiddetta Squadra dei vegetariani, come era stata ribattezzata dal Corriere della Sera.
I poliziotti del Commissariato di Sant'Agata di Militello facevano parte di una squadra, diretta dal vice questore aggiunto Daniele Manganaro, creata proprio per contrastare il fenomeno della mafia agricola operante nella zona del Parco dei Nebrodi. Operavano nell'importante riserva naturale nell'entroterra messinese e avevano smesso di mangiare carne proprio dopo aver scoperto i traffici di animali per la macellazione clandestina, spesso trattati con farmaci illeciti.
Macellazione clandestina e agromafie generano un fiume di denaro pulito, messo a disposizione dei criminali
Sulle morti dei due investigatori stanno indagando le Procure della Repubblica di Messina e Patti, considerando il contesto in cui operavano i poliziotti. E il fatto che entrambi, il sovrintendente Rino Todaro e l'assistente capo Tiziano Granata, avessero poco più di una quarantina d'anni. Una circostanza che non pare giustificare le morti improvvise e quasi contemporanee dei due investigatori.
La macellazione clandestina è soltanto una delle tante attività criminali praticate dalle agromafie. Tant'è che la squadra della Polizia di Stato si occupava anche dei furti di bestiame, spesso reali e talvolta soltanto apparenti. Che servono a alimentare come gli allevamenti clandestini il canale della macellazione illegale, effettuata senza nessun rispetto delle norme in materia di benessere e animale e di salute dei consumatori.
Il Parco dei Nebrodi è sempre stato osteggiato dalle organizzazioni criminali. Che hanno visto nell'area protetta un limite allo svolgimento delle loro attività illecite, anche a seguito di un maggior controllo sul territorio. Il presidente del parco, Giuseppe Antoci, nel maggio del 2016 fu vittima di un attentato. Sventato proprio dalla sua scorta, che in quell'occasione era composta proprio dall'assistente Granata e dal vice questore Manganaro.
Il Parco dei Nebrodi era divenuto un ostacolo per la mafia dei pascoli, che non era riuscita a intimidire chi lo dirigeva
Proprio dal lavoro portato avanti da Giuseppe Antoci ha preso il nome il protocollo inserito nel nuovo codice antimafia. Per contrastare le organizzazioni criminali che operano non solo in Sicilia. Le attività illecite gestite da clan malavitosi, come la macellazione clandestina, nascondono in realtà numerosi altri reati. Dal traffico di farmaci, alla detenzione di armi clandestine, alla vendita di alimenti adulterati e sprovvisti delle necessarie certificazioni sanitarie. La macellazione clandestina di animali rubati o provenienti da allevamenti abusivi crea un giro di profitti milionari per i clan. Che riescono a rifornire sottocosto negozi di alimentari e ristoranti, che smerciano spesso a ignari consumatori alimenti adulterati. Per questo motivo i poliziotti della Squadra dei vegetariani non toccavano più carne e si erano guadagnati questo soprannome. Dopo aver a lungo indagato sui retroscena di un mercato particolarmente fiorente, specie nel Sud del nostro paese.
Maltrattamenti di animali e criminalità organizzata sono spesso facce della stessa medaglia
Il Corriere della Sera, in un articolo di Alessio Ribaudo, ha dedicato a questa vicenda un lungo articolo (leggi qui) che ripercorre le varie fasi delle attività. Tutte poste in essere dal commissariato della Polizia di Stato di Sant'Agata di Militello, ricordando la figura dei due poliziotti e la loro attività.
Questa vicenda dimostra, ancora una volta, come dietro al maltrattamento degli animali si possano nascondere reati di varia natura e quanto sia importante lo svolgimento di capillari attività di controllo in tutte le strutture in cui si allevano animali destinati alla produzione di alimenti.
La sofferenza degli animali si traduce frequentemente in un danno per la salute umana e in illeciti profitti per le organizzazioni mafiose, che vengono impiegati per finanziare altre attività criminali in una catena senza fine.
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