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Maltrattamento animali e processo penale: con la riforma potrebbero aumentare le sacche di impunità per chi compie crimini contro gli animali. La tanto discussa modifica della procedura penale potrebbe far estinguere molti processi, sia per intervenuta prescrizione che per durata degli stessi. Un rischio che riguarda tutti i reati, evidenziato in modo molto netto da figure di spicco della magistratura inquirente. Che non hanno esitato a parlare di falcidie dei procedimenti penali e di impunità assicurata per molti criminali,

Cani falchi tigri e trafficanti

Se le previsioni sono a tinte fosche per quanto riguarda i procedimenti per reati di mafia e corruzione non è difficile immaginare cosa potrebbe succedere ai reati considerati “minori”. Minacciati dalla prescrizione, ma anche dalla durata massima dei riti che la nuova riforma potrebbe stabilire, rendendo molto difficile poter arrivare a una condanna definitiva. La giustificazione è quella di ridurre i tempi della giustizia penale, che in Italia sono inaccettabili: un obbligo che ci viene giustamente imposto dall’Europa.

Ma se la riduzione delle tempistiche è sacrosanta lo è altrettanto avere certezza della pena e colpevoli puniti. In un paese in cui la prescrizione già è causa di un diritto all’impunità dei responsabili. Eliminare la prescrizione significherebbe impedire tutte quelle strategie processuali che dilatano all’infinito i tempi. Fin troppo spesso l’obiettivo dei bravi avvocati, quando difendono imputati con scarse possibilità di cavarsela, è proprio quello di raggiungere la prescrizione.

Il maltrattamento di animali nel processo penale è quasi sempre considerato un reato minore

Avendo operato nel contrasto dei crimini contro gli animali, da prima dell’attuale norma che regola il procedimento penale, posso affermare con certezza che la normativa vigente è piena di “trappole” che dilatano i tempi. Come la necessità di formare la prova in aula, senza che chi giudica possa avere accesso agli atti non irripetibili compiuti dalla Polizia Giudiziaria. Una modalità di svolgimento del processo che complica la fase processuale, costringendo alla citazione di un gran numero di testimoni che dovranno ripercorrere azioni fatte anni prima. Di cui potrebbero ricordare poco o nulla, se non hanno redatto atti impeccabili.

Già oggi, con l’attuale normativa, in tribunali oberati di procedimenti, si può dire senza tema di smentita che almeno un terzo dei procedimenti relativi a maltrattamenti di animali vadano prescritti. Alcune volte già durante il primo grado, altri nel tempo che intercorre nei tre gradi di giudizio. Il risultato è che i procedimenti particolarmente complessi, come quelli relativi al traffico dei cuccioli e alla contraffazione dei documenti, spesso portano soltanto a condanne di primo grado.

Specie quando gli imputati, grazie ai proventi generati dal reato, possono assicurarsi un buon numero di bravi avvocati e consulenti. Che riescono a allungare i tempi del procedimento, anche usando banali errori di forma come spesso avviene per le notifiche. Per arrivare ala fatidica prescrizione che, di fatto, estingue i reati. Spesso mettendo in pericolo anche gli animali sequestrati durante le operazioni che in caso di prescrizione vengono quasi sempre restituiti agli indagati.

La riforma non deve essere uno strumento per garantire impunità, ma deve portare a una modernizzazione della macchina della giustizia

I nostri tribunali sono costantemente sotto organico: mancano pubblici ministeri, assistenti, cancellieri e giudici. Senza scordare che ancora oggi i fascicoli viaggiano spesso su carelli spinti dai commessi piuttosto che sulla rete. L’informatizzazione è parziale in ogni complesso passaggio giudiziario e sono proprio queste strozzature che allungano a dismisura i tempi della giustizia.

Intervenire sulla durata dei processi, limitando i tempi per poterli svolgere e lasciando in vigore la prescrizione non è una soluzione, ma solo una toppa messa a un sistema vecchio e logoro. Una scorciatoia per poter adempiere alle richieste dell’Europa, cercando di nascondere ai cittadini che la politica ha sempre reso complicato il lavoro giudiziario, invece che agevolarlo. Negando che la colpa delle lungaggini sia da cercare in chi legifera e non in quanti applicano le leggi.

Se questa riforma si dovesse realmente definire con i contorni che si stanno delineando il maltrattamento di animali e tutti gli altri i crimini commessi rischiano di restare impuniti. Con buona pace di chi dice che la riforma aggiusterà tutto. Insieme ai delitti contro gli animali rischiano di finire impuniti anche i crimini contro l’ambiente e tutti i reati contravvenzionali, caccia compresa, che hanno già tempi di prescrizione più brevi.

Abbiamo bisogno di avere una giustizia efficace, che sia in grado di ristabilire un reale potere di deterrenza contro il crimine

Da cittadino che ha frequentato tribunali e procure dico che questa idea di riforma non mi piace. E non lo dico soltanto per essere stato dalla parte dell’accusa perché negli anni, per le mie attività, sono stato anche indagato e processato. Per reati non commessi, però so perfettamente cosa voglia dire stare sul banco degli accusati, e quanto non sia piacevole, specie da innocenti. Ma questo non può vedermi favorevole al sacrificio della giusta applicazione della norma, sull’altare della velocità del procedimento.

La prescrizione e l’improcedibilità velocizzeranno i tempi di una giustizia volutamente asfittica, costretta a fare valutazioni già oggi su chi mandare sotto processo. In Italia l’azione penale sarebbe obbligatoria, ma il carico di lavoro obbliga le Procure a fare delle scelte, con i pubblici ministeri sommersi dai fascicoli, E così finisce che l’azione penale resta obbligatoria solo sulla carta, e questa non è giustizia.

Si potrebbe pensare di agire sulle denunce contro ignoti, che intasano gli uffici giudiziari anche quando la speranza di identificare il responsabile è nulla. Per non parlare delle notifiche, dei riti processuali, di un’informatizzazione carente e non omogenea. Se questa ipotesi di riforma passasse con i contorni che si delineano la tutela di animali e ambiente sarà sempre più lontana e meno efficace. Ma anche la possibilità di ottenere giustizia per i cittadini.