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pellicce di cane
Le pellicce di cane sono vietate in comunitร  europea, come quelle di gatto, ma la nostra rete doganale รจ permeabile e il rischio di acquistare prodotti confezionati con il prodotto di orribili crudeltร  รจ una concreta possibilitร .
Animal Equality ha realizzato un'inchiestaย su cosa significhi produrre pellicce di cane in Cina, un paese che ancora li alleva e li considera una carne prelibata, dove non รจ ancora arrivata la cultura del rispetto dei diritti (minimi) degli animali. Sarebbe stupido giudicare da questo un intero popolo, sarebbe ingiusto non capire che il loro tempo, culturalmente e negli strati piรน poveri della popolazione, non รจ il nostro tempo. Viviamo nello stesso anno del calendario, ma dobbiamo smettere di fingere e di pretendere che tutto il mondo viva il presente dell'Europa, degli Stati Uniti o dell'Australia. Il mondo vive tempi diverse, epoche culturalmente diverse che possono andare dal Medio Evo, in alcuni casi, fino a raggiungere i nostri tempi secondo gradienti molto differenti. Per arrivare ai pochi indigeni superstiti della foresta amazzonica, che ancora non sono usciti da tempi ben piรน remoti e che quando questo accadrร  a forza per lo sfruttamento della foresta causerร  la loro distruzione: nonย si possono attraversare psicologicamente indenni 2.000 anni in un giorno. Il Corriere della Sera ha pubblicato una versione edulcorata del video dell'inchiesta di Animal Equality, che potrete perรฒ vedere integralmente sul loro sito, ma soltanto se siete davvero temprati di fronte alla sofferenza: le immagini sono di una crudezza davvero impressionante. Questa รจ la versione piรน soft pubblicata dal Corriere: Le pellicce di cane non sono diverse dalle altre pellicce, nรฉ รจ molto diversa la crudeltร  per ottenerle, anche se negli allevamenti dei paesi industrializzati, che sono sempre un inferno per gli animali da pelliccia, si dovrebbero usare metodi meno cruenti di trasporto e abbattimento. Non si puรฒ perรฒ negare che il rapporto che lega l'uomo al cane sia diverso, di maggior empatia rispetto a qualsiasi altro animale da pelliccia, ad esclusione del gatto che ha un posto di grande rilievo nella nostra cultura. Per questo le persone si indignano e protestano per i cani mangiati in Asia, per le pellicce di cane e per i maltrattamenti che sono loro inflitti durante queste pratiche. Se giร  una maggioranza degli italiani รจ contrario all'uso delle pellicce possiamo ritenere che il 99% del nostro popolo sia contrario alle pellicce di cane. Perรฒ le indossa! Ogni anno nel nostro paese arrivano dai paesi dell'estremo oriente, Cina in primo luogo, milioni di articoli realizzati in pelliccia: dai giocattoli a forma di animali, alle borse e ai capi d'abbigliamento in pelliccia o con bordure di pelo. Una buona parte degli animali ai quali appartenevano le pellicce con cui sono fatti questi articoli "abbaiava", non ci sono dubbi, ed รจ ora di finirla con l'ipocrisia del "non c'รจ scritto sull'etichetta". L'etichettatura รจ obbligatoria e non riporta questa indicazione per due ordini di motivi: il primo รจ che รจ vietata l'importazione in Europa di pelli di cane e gatto e di manufatti con queste realizzati, il secondo รจ che se ci fosse scritto nessuno lo comprerebbe. L'unico modo che i consumatori europei hanno per far cessare il mercato delle pellicce di cane รจ quello di smettere di acquistare capi realizzati con pellicce, fosse anche la bordatura dei polsini o del cappuccio di un giaccone. Per dimostrare che siano stati realizzati con pelo di cane e di gatto sono necessari gli esami del DNA, cosa non facile da fare su tutti gli articoli in importazione, per non correre il rischio di contribuire a questo traffico illegale รจ sufficiente invece solo un gesto: non comprare capi con pelliccia.   Non comprare capi di pelliccia significa anche attivare il crescente movimento per i diritti animali che si sta sviluppando in Cina e che sta giร  ottenendo consensi e successi. Un comportamento d'acquisto semplice, responsabile, attento che non costa nulla e puรฒ contribuire, per contro, a interrompere la catena che alimenta l'uccisione di milioni di cani e gatti ogni anno.