Ti assicuro che il mio carlino respira benissimo!

Due cuccioli di bouledogue si guardano e una scritta dice che le bugie gli faranno crescere il naso.

La domanda non è retorica: dicendo le bugie gli si allungherà il naso? Questa, infatti, è la prima considerazione che viene in mente quando il custode di un animale brachicefalo giura che il suo, nonostante il suo muso schiacciato, respiri benissimo. Un'affermazione che contrasta con il parere dei medici veterinari, che oramai in moltissimi paesi europei stanno chiedendo a gran voce di far cessare la riproduzione di queste razze. La richiesta non riguarda solo i bulldog o i carlini ma tutti gli animali con una brachicefalìa esasperata, che è la causa una serie di patologie croniche che originano inutili sofferenze.

Queste razze sono vittime di un maltrattamento genetico, grazie a una selezione che non ha premiato la forma fisica ma bensì l'estetica. I cani brachicefali hanno subito una deformazione del cranio che li ha portati a avere un muso più largo che lungo, per farli assomigliare sempre più a dei bambini. Una perversione estetica, che non ha più alcuna ragione funzionale come poteva essere per i cani da presa, dove il muso schiacciato aumentava la potenza e la tenuta del morso. Oggi queste razze trovano giustificazione solo per una richiesta puramente estetica del mercato, che è la causa di questi maltrattamenti inferti agli animali.

Nato per soffrire, una campagna contro la moda degli animali brachicefali

I proprietari li amano e contribuiscono a perpetuare il loro commercio perchè, si sa, è la domanda che genera l'offerta. Una richiesta di cuccioli talmente alta che, oltre a alimentare traffici e maltrattamenti, ha azzerato o quasi la selezione. Per capirlo basta guardare quanta variabilità ci sia negli esemplari di bulldog francese. Cani che non sembrano avere più caratteristiche compatibili nemmeno con i già discutibili standard di razza. La ricerca del basso prezzo, l'acquisto attraverso la rete, la presenza sul mercato di un numero altissimo di animali senza pedigree ha stravolto ogni regola. Complicando molto, la vita di questi animali, prime vittime del loro aspetto accattivante.

I responsabili dei maltrattamenti? Chiunque alimenta questo mercato, dai trafficanti ai compratori

"Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti" cantava Fabrizio De Andrè nella famosa canzone del maggio e questo vale anche per quanti hanno acquistato un animale brachicefalo. Sono tante e tali le fonti di informazioni oggi disponibili che non è più possibile trincerarsi dietro "ma io non sapevo!". Chi acquista un animale brachicefalo lo fa con consapevolezza: vuole proprio quella razza, desidera possedere quel "modello".

Mentre in Europa sono diverse le campagne contro il commercio degli animali brachicefali in Italia siamo ancora molto tiepidi su questo tema. Sarà Il numero degli animali o l'ampiezza di un mercato in costante espansione, ma quale che sia la causa in pochi si vogliono mettere di traverso, puntando l'indice su questa sofferenza. Così troviamo brachicefali nelle pubblicità, nei video, nei film, sulle affissioni: quasi ovunque tranne che in campagne educative che contribuiscano a fare cultura, contro il maltrattamento genetico.

Eppure basterebbe poco: creare una sinergia fra le associazioni di categoria che rappresentano i diritti degli animali e i veterinari. Per dar vita a una grande campagna informativa, volta a a far riflettere i possibili acquirenti. Una campagna capillare destinata anche ai decisori politici, affinché adottino misure chiare e definitive per chiudere per sempre su maltrattamenti evitabili. Gli animali brachicefali sono stufi di vivere in apnea! Proprio come io sono stufo io di ripetere costantemente questa richiesta senza risultati apprezzabili!

Alla Festa dell’Unità di Modena il rispetto per gli animali NON prende il volo!

Alla Festa dell’Unità di Modena il rispetto per gli animali NON prende il volo!

Alla Festa dell’Unità di Modena, in corso dal 21 agosto al 14 settembre, il rispetto per gli animali NON prende il volo, ma anzi precipita rovinosamente al suolo grazie a un'esposizione di rapaci. Presenza che scopro non essere un caso isolato, ma anzi una costante alle feste del partito in Emilia. Con buona pace dei parlamentari del PD che tanto si spendono per la tutela degli animali. Così, con un piccolo sforzo investigativo, si può scoprire, sui social e sui siti ufficiali del Partito Democratico, come questa collaborazione con "Il mulino dei gufi" sia storica. Uno stand con i rapaci notturni esposti come fossero oggetti, tenuti legati di notte e in piena luce per la gioia di grandi e piccini.

Guardando poi le foto della festa provinciale di Modena si nota come dagli stand siano passati i leader del Partito Democratico, evidentemente non turbati dalla presenza di questi animali. Eppure è noto a chiunque abbia un minimo di conoscenza dell'etologia e si occupi seppur alla lontana di diritti degli animali che questa sia una pratica detestabile. Proprio come ogni forma di addestramento basata non sulla costruzione di un rapporto ma su un condizionamento. Forse sarebbe tempo che il PD si dotasse di garanti dei diritti degli animali, almeno per evitare cadute di stile come queste.

Vorrei chiedere alla segretaria del PD Elly Schlein cosa pensa della scelta di esibire rapaci legati, di tenerli in un ambiente rumoroso e innaturale, di esibirli come se fossero oggetti inanimati. Da tempo critico le scelte filo venatorie di questo governo, le dilazioni concesse ai circhi, un'attenzione apparente e solo nei confronti di cani e gatti, ma certo se Atene piange Sparta non ride. Perchè sono i particolari a fare la differenza e la presenza di questi rapaci alle Feste dell'Unita emiliane è l'elefante nella stanza del PD sui diritti animali.

La cultura del rispetto cresce anche grazie a quello dimostrato nei confronti degli animali

Se dovessero essere solo gli esempi dati dalla politica a far avanzare i diritti vien da dire che saremmo forse più arretrati di quello che siamo. Perché non basta parlare, scrivere o raccontare una cosa perché questa prenda corpo: la cultura del rispetto per crescere ha bisogno di essere insegnata, promossa e attuata. Diversamente si tratta di propaganda, che serve a guadagnare consensi (forse) ma non a modificare la cultura di una collettività. Un po' come le foto di Salvini con il cucciolo di turno che poi son smentite da altri scatti degli spiedi bresciani con i cacciatori.

Insegnare il rispetto verso gli animali è una strada meravigliosa per far crescere l'idea di convivenza e coesistenza ma anche per accrescere l'empatia verso tutti i viventi. Una via di crescita che non si sposa, e non si potrà mai sposare, con dei rapaci costretti ai geti. Tenuti legati, addestrati grazie al condizionamento alimentare, privati della loro dignità per essere esposti come cose. Sarebbe tempo di cambiare strada, di iniziare nuovi percorsi, di smettere di usare il rispetto come se fosse un profumatore d'ambiente gettato in una discarica.

Foto tratta dalla pagina social della Festa dell'Unità di Modena

Can che abbaia, se ha il pedigree, non morde!

Can che abbaia, se ha il pedigree, non morde!

Can che abbaia, se ha il pedigree, non morde! Pur non avendo alcuna evidenza scientifica questo sembra essere il pensiero del Consiglio della Regione Lombardia, che ha recentemente approvato un progetto di legge dal titolo "Norme specifiche per alcune tipologie di cani a tutela del loro benessere e della pubblica incolumità". Il progetto è stato inviato al parlamento perchè lo adotti, secondo quanto previsto dall'articolo 12 della nostra Costituzione. Oggetto della proposta sono i requisiti che, in futuro, dovrebbe avere chi possiede "molossoidi e cani da presa" che non provengano da allevamenti riconosciuti da ENCI.

Solo per questi meticci, ma chiamiamoli pure bastardi che così aumenta l'idea di pericolosità, il proprietario dovrà sottoporsi a un corso di formazione e a una serie di altri obblighi. Per chi invece possiede cani riconducibili alle stesse tipologie e caratteristiche, ma sia in grado di esibire un pedigree, tutto filerà liscio come l'olio, senza prescrizioni. Salvo che il cane, seppur blasonato, abbia dimostrato di avere comportamenti incredibilmente aggressivi e sia stato oggetto, quindi, di un provvedimento del servizio veterinario pubblico. Concludendo poi che, in caso il proprietario si rifiuti di seguire il corso, i cani dovranno essere sottoposti a sequestro e confiscati.

  1. Nei casi più gravi di incapacità nella gestione del cane, il comune competente, su richiesta
    dell’azienda sanitaria territorialmente competente, adotta un provvedimento di sequestro del cane
    con affido definitivo a strutture dotate di personale e mezzi idonei al relativo recupero psico-fisico.

Non è difficile intuire la portata di un provvedimento di questo tipo che, oltre ad essere discriminatorio e privo di basi scientifiche, rischierebbe di creare un ulteriore intasamento dei canili della penisola.

Al "Can che abbaia se ha il pedigree non morde" non credono nemmeno i veterinari che si sono infuriati

"Nel Comunicato Stampa diramato sull'argomento FNOVI, nel sottolineare che l'assenza di un approccio multidisciplinare ha portato alla stesura di un progetto di legge privo di solide basi scientifiche e potenzialmente inefficace nel raggiungere i suoi obiettivi, ha quindi evidenziato le principali criticità rinvenute e che includono (...):

Il problema non sono (solo) le razze con una grande potenzialità di offesa. La questione sta nel fatto che possedere un animale non deve essere un diritto insindacabile

Un percorso ragionevole su questo argomento deve prevedere una sorta di abilitazione alla detenzione di animali. Un percorso che preveda categorie e punteggio, proprio come la patente di guida. A seconda del grado raggiunto potrà essere possibile detenere determinate razze di cani, ma anche altri animali. Si potrebbe iniziare con il dire che tutte le persone che all'entrata in vigore di un ipotetico provvedimento non possiedano cani (e altri animali) già registrati in anagrafe, debbanno preventivamente acquisire il patentino prima di procedere all'acquisto o all'adozione.

Qualsiasi percorso legislativo deve partire da una serie di considerazioni basate sulla realtà di quello che è un mercato economico in cui molti sguazzano felici. Vendendo cuccioli di simil razza provenienti quasi tutti dall'Est, frutto di riproduzioni incontrollate e di grandi maltrattamenti delle fattrici. Un mercato che non si vuole davvero contrastare, perché, se così fosse stato, avremmo da tempo vietato la vendita di questi finti cani di razza. Cani che assomigliano che, grazie al basso costo, hanno invaso il mercato, con l'aiuto di molti allevatori e di negozianti compiacenti. Una realtà dimostrata diverse inchieste giudiziarie che hanno rivelato la contiguità, quando non la sovrapposizione, fra allevatori iscritti all'ENCI e i trafficanti.

Il mondo dei pets non soltanto è molto variegato, ma è una realtà economica che vale, solo per l'alimentazioni di cani e gatti, ben più di 3 miliardi di euro (fonte Assalco). Un mercato che nessuno ha voluto sino ad ora disturbare con normative concrete, che per fortuna a breve ci saranno imposte dall'Unione Europea. Quindi ben venga tutelare cittadini e animali ma con provvedimenti efficaci, responsabili, che non siano solo fumo negli occhi da gettare sugli elettori. Proponendo normative inapplicabili, a tratti assurde, prive di efficacia e potenzialmente causa di danno per cittadini e animali.

Il commercio dei rapaci vola anche sulla rete, generando guadagni e sofferenza

Il commercio dei rapaci vola anche sulla rete

Il commercio dei rapaci vola anche sulla rete, generando guadagni e sofferenza grazie alla vendita ancora legale di specie selvatiche. Un mercato che non considera la sofferenza, che non valuta preventivamente gli acquirenti e che non pone limite alla detenzione di animali purché allevati. Il commercio di specie selvatiche, nonostante se ne parli poco, è molto più diffuso di quello che si creda e riguarda anche i grandi uccelli da preda come le aquile o i gufi reali. Per rendersene conto basta fare qualche ricerca in rete e ci si accorge subito di quanto il fenomeno sia reale e ben radicato.

Allevatori di animali selvatici e sicuramente qualche trafficante offrono ogni genere di rapace, ma ovviamente non soltanto, in modo perfettamente legale. Il governo non ha ancora emesso una lista positiva volta a limitare il numero delle specie detenibili, nonostante sia un provvedimento atteso da tempo. In questo vuoto normativo il confine sono i cosiddetti "animali pericolosi", che non possono essere legalmente detenuti dai privati, e le specie di cattura protette. Tutto il resto può essere acquistato, e venduto, senza particolari obblighi.

Falchi, aquile, gufi e civette sono venduti sui siti internet a prezzi decisamente abbordabili, per chi voglia avere in casa un animale da esibire agli amici. Sui siti che li vendono potrete leggere come si tratti di specie che hanno bisogno di poche cure, che una volta cibate non cercano né rapporto con l'uomo né sembrano avere, per un errore di valutazione, altre necessità. Forse perché per gli uccelli che teniamo prigionieri il volo non sembra mai essere una necessità vitale, ma solo una facoltà concedibile. Una sorta di regalo che gli uomini (sic) possono fare o negare ai loro animali domestici (che domestici non sono!)

Il commercio dei rapaci vola sulla rete, mentre moltissimi uccelli restano rinchiusi in gabbia

Tenere gli uccelli rinchiusi in gabbia è una consuetudine che appartiene all'uomo da secoli, dalla quale la nostra specie fa fatica a affrancarsi. Pur provando invidia nei confronti del popolo dei cieli, capace di librarsi nell'aria, non riusciamo a provare pena verso questi esseri viventi tenuti in gabbia, privati del volo. Non abbiamo ancora sviluppato la sensibilità per comprendere che privare gli uccelli del volo sia da assimilare a un'azione crudele, a un maltrattamento. Incatenati ancora a quell'amore a senso unico che lega e imprigiona il nostro rapporto con moltissime altre specie.

Teniamo prigionieri dai pappagalli ai falchi, dalle civette ai canarini senza farci troppe domande. Non vogliamo conoscere i loro bisogni, vogliamo solo godere della loro presenza, in un rapporto monodirezionale che ci illudiamo possa essere di reciproco amore. Un cattività alla quale condanniamo con disinvoltura moltissimi animali da gabbia, come petauri, criceti, cavie, gerbilli ma anche suricati, ricci africani e furetti, solo per citarne alcuni. L'etologia ha fatto passi da giganti in questi decenni ma non è riuscita a fare breccia nelle logiche di quanti non vogliono conoscere gli animali, ma li vogliono solo possedere.

In questo mondo fatto anche di diritti negati, non ci sono solo "i consumatori", le persone che acquistano gli animali, ma anche i veterinari che li curano. Ci sono veterinari falconieri, altri che sono specializzati nella cura degli animali selvatici e esotici, altri che accettano di avere come clienti persone che tengono i bradipi in cantina (mi è capitato). Professionisti che si spendono meno di quanto potrebbero per educare a una maggior attenzione i loro clienti. Sanitari che dovrebbero ricordarsi maggiormente quell'obbligo di denunciare i casi di maltrattamento che la legge affida loro.

Il rapporto con gli animali deve evolvere ma questo è il classico caso del gatto che si morde la coda

Il mercato dei pets, come tutti i mercati del mondo, genera profitti, muove soldi (tanti), crea convenienze e nicchie professionali. Cercare di limitare questo immenso mercato (parliamo di 65 milioni di animali che vivono nelle case degli italiani) è un'impresa tanto necessaria quanto ardua, Necessaria sotto il profilo etico, perché una buona parte di questi prigionieri "non convenzionali" vive in condizioni di sofferenza, difficile da mettere in pratica a causa di un valore economico enorme. Il solo mercato del cibo per gli animali non convenzionali muove, solo nella grande distribuzione, 13,4 milioni di euro.

Secondo Assalco, l'associazione di categoria che monitora il mercato, sono prigionieri nelle nostre case quasi 16 milioni di animali non convenzionali, pesci esclusi, Numeri che creano un'idea precisa della vastità di questo settore e della grande difficoltà di riuscire a imporre misure atte a tutelare davvero il benessere degli animali. Un fronte questo sul quale non possono combattere le sole associazioni protezionistiche, senza trovare aiuto nel mondo della divulgazione, della veterinaria e dell'etologia e, ovviamente non ultimo, della politica.

Le conoscenze, per poter affermare che una buona parte degli animali commerciati e detenuti nelle case italiane soffra, sono disponibili. Ora serve la volontà di lavorare per un cambiamento culturale che possa portare a una radicale revisione delle modalità con cui ci rapportiamo con gli altri animali. E' tempo che la tutela dei diritti degli animali sia attuata a tutto campo, smettendo di far finta che il problema della sofferenza di tantissime specie tenute in cattività non sia reale. In un mercato spesso non così diverso, pur trattandosi di esseri viventi, da quello del fast fashion!

L’inchiesta di Report sulla cinofilia rivela quello che molti sanno ma che nessuno vuole ammettere, ma non solo in questo settore

inchiesta di Report sulla cinofilia rivela quello che tutti sanno

L'inchiesta di Report sulla cinofilia rivela quello che tutti nel settore sanno, ma che nessuno vuole ammettere di fronte a una telecamera. Il mondo della cinofilia, ma sarebbe più giusto parlare del mondo del commercio degli animali, muove grandi interessi economici e molti appetiti, anche politici. Lo sa bene chi si occupa delle tante sfaccettature che compongono il diamante, spesso insanguinato, del commercio degli animali. Dentro a un mondo che solo apparentemente sembra composto da amanti degli animali quelli veri sono sempre troppo pochi.

L'universo della cinofilia muove molti milioni di euro in un caleidoscopio di interessi che restituisce immagini fra loro molto diverse. Un settore che i media raccontano solitamente solo in parte, in piccolissima parte. Toccando quasi sempre solo i due poli opposti del fenomeno: i maltrattamenti e l'infinito amore che molti provano per gli animali. Senza fare molto per far crescere nell'opinione pubblica concetti più articolati come il rispetto, il diritto a una vita dignitosa, la consapevolezza che deve essere costruita prima della convivenza con un animale. Perché la grande frattura che divide gli animali di razza, non sempre così fortunati come potremmo credere, dal grande popolo dei randagi e dei senza padrone spesso produce identica sofferenza.

L'inchiesta di Report, realizzata da Giulia Innocenzi e dalla squadra della trasmissione, ha contribuito a sollevare il velo facendo comprendere quanto il mondo della cinofilia rappresenti un grande punto di attrazione. Per i politici, nominati dal ministro di turno a gestire l'Ente Nazionale della Cinofilia Italiana senza averne le competenze. Ma anche per chi, come la deputata Michela Vittoria Brambilla, sembra impersonare troppi ruoli nella stessa commedia. Passando da conduttrice televisiva di una trasmissione che riceve finanziamenti da ENCI all'essere presidente di un'associazione che difende i diritti degli animali, senza poterne dimenticare il ruolo politico.

Quando si mescolano i piani l'informazione crea immagini distorte e chi ci rimette sono gli animali

In una società che si basa sull'apparenza ben si capisce come, al contrario di quanto dicono i proverbi, le bugie possano non avere affatto le gambe corte, correndo veloci. Facendo credere, per esempio, a chi compra un cane di razza che questo sia maggiormente controllato sotto il profilo sanitario e possa essere più equilibrato e più sano. Dimenticando di dire, quando si raccontano le caratteristiche peculiari di una razza, che queste sono soggette a molte variabili, che in buona parte dipendono dalla serietà dell'allevatore. Avere un pedigree sancisce legalmente che un cane possa essere definito di razza, senza attestare in alcun modo che questo cane sia stato allevato con la giusta selezione. Proprio quella selezione che dovrebbe, in teoria, garantire grande variabilità genetica.

Si sfornano, così, bouledogue francesi, razza di cani brachicefali sottoposta a maltrattamento genetico, con un muso sempre più piatto per avere tratti neotenici da eterni cuccioli. Poco importa se questo li porta a non respirare correttamente e a molte patologie, costringendoli a una vita di sofferenza. La parola d'ordine di troppi allevatori è di dare al mercato quello che il pubblico chiede, proprio come se anziché di individui si parlasse di oggetti di design! In un settore che muove decine di milioni di euro, come in ogni altro ambito commerrciale, esistono allevatori scrupolosi e pessimi mercanti.

Certo sarebbe corretto separare i piani, basandosi su etica e competenza. Difficile poter promuovere razze canine, accettando contributi da chi gestisce (spesso male) il settore dei cani di razza, tutelando nel contempo i cani senza padrone: si genera un conflitto di interesse eticamente poco accettabile. Personalmente consiglierei a Brambilla di stare lontana dal mondo degli allevatori e dei commercianti. Comprendendo in questo novero anche alcuni veterinari, specie se per decenni hanno importato e venduto animali selvatici di varie specie.

La corretta informazione sui diritti degli animali passa dalla competenza e dal rispetto

La conoscenza degli animali e la tutela dei loro diritti non può e non deve passare attraverso la spettacolarizzazione del nostro rapporto con gli animali. Le specie selvatiche, ad esempio, devono essere maneggiate il meno possibile, non possono essere accarezzate e esibite come fossero cuccioli del proprio cane. Non possono essere i bambini a occuparsi di esseri viventi così delicati e complessi come le specie selvatiche, per non trasmettere un messaggio tanto fuorviante quanto scorretto. Vedere accarezzare una volpe o un capriolo, sapendo quanto sia facile stimolarne l'imprinting, fa davvero male in qualsiasi contesto questo avvenga e in particolare in un CRAS.

Fare divulgazione è un lavoro meraviglioso, che richiede però competenza e conoscenza e che non prevede, in alcun modo, l'abbattimento delle barriere che ci devo essere fra uomini e selvatici. Ogni volta che noi sbagliamo il comportamento, il modo o anche semplicemente il tono nel comunicare le attività apriamo la via a comportamenti scorretti e indesiderati. L'amore per gli animali è un sentimento vuoto se non è coniugato al rispetto e alla conoscenza e, su questo tema, vorrei vedere un crescente impegno di tutte le associazioni.

Non è più possibile continuare a raccontarsi cose nei corridoi senza avere il coraggio e la coerenza di dirle in pubblico. Questo accade nel mondo degli allevatori, dei commercianti, dei veterinari ma anche in quello avverso e sarebbe tempo di dirlo. Per far correggere comportamenti e insegnamenti sbagliati, per rispetto del ruolo e della mission di persone e associazioni. Tempo di dire basta, senza passar sopra a comportamenti gravi solo per spirito di squadra, quando alcuni comportamenti creano danni a battaglie che richiedono etica e professionalità. Basta referendum inventati per farsi pubblicità, basta salvataggi mirabolanti che terminano sempre con una pressante richiesta di quattrini, basta con protagonismi di reali e supposti influencer.

Difendere i diritti di non ne ha richiede coraggio e coerenza

Quanti difendono i diritti degli animal, se vogliono ottenere risultati, devono poter essere credibili per poter condurre una battaglia sacrosanta. Per riuscire a convincere nel difendere i temi etici serve coerenza, senza la quale si è destinati a ottenere soltanto consensi effimeri. Non si tratta di comprendere e giusticare i sempre possibili errori di percorso commessi in buona fede, si tratta di far modificare alcuni comportamenti dannosi. Aumentando la coerenza a scapito della convenienza.

Non si può applaudire quando Giulia Innocenzi riesce a scoprire gli altarini di ENCI senza avere poi il coraggio di chiudere il cerchio su altri temi nel campo opposto. Non è una questione di politica e nemmeno una questione di opinioni: ci sono comportamenti che vanno in direzione contraria a etica, tecnica, conoscenza scientifica e corretta informazione. Quando ci accorgiamo che il re è nudo occorre avere il coraggio e la coerenza di affermarlo senza paura.

Vendita animali su internet, un mercato fuori controllo che agevola i traffici

Vendita animali su internet

La vendita di animali su internet è un mercato fuori controllo che agevola i traffici grazie all'opacità dell'offerta. Una realtà facilmente riscontrabile facendo un giro in rete alla ricerca di cuccioli sui siti più diffusi, dove risultano pubblicati migliaia e migliaia di annunci. Tutti rigorosamente opachi, pubblicati con foto accattivanti per cercare di interessare i potenziali clienti, sempre poco attenti come dimostrano le centinaia di migliaia di truffe che accadono sulla rete. Con venditori certo consapevoli del fatto che ogni mattina si alza un leone insieme a centomila gazzelle. Prima o poi una preda passerà!

Facendo una breve ricerca su uno dei siti più conosciuti, Subito.it, ci si rende conto della portata del problema. ci sono inserzionisti che in pochi mesi hanno pubblicato centinaia di annunci, ma hanno pochissime recensioni. La vendita non si perfeziona sul sito, che serve solo da esca per trovare sempre nuove prede. Persone da convincere, avvolgendole in una ragnatela che riporta a siti spesso scalcinati, ma sempre patinati. Perché l'acquirente si fa convincere dalle foto di star e campioni dello sport, di gente famosa che esibisce i cuccioli sui social.

Sono oramai decenni che con periodica cadenza si ricorda alle persone che la rete, per il commercio degli animali, va evitata come se fosse la peste. Ma sono altrettanti anni che la rete rende felici i trafficanti e tutte le persone che sugli animali ci campano, nel senso peggiore del termine. Per capire quanto questo sia vero basterebbe scorrere con occhio critico annunci e siti, per capire come la truffa sia dietro l'angolo.

Vendita animali su internet, ogni giorno vengono venduti animali come se fossero oggetti inanimati

Dietro questi commerci si annida il rischio, anzi la certezza, di contribuire a alimentare un mercato malsano, dove gli animali sono solo merce di scambio. Cuccioli di finta razza spacciati per campioni, animali senza pedigree e quindi simpaticissimi "bastardi di razza" ceduti come campioni di un prestigioso affisso! Allevamenti quasi sempre inesistenti, che non sono iscitti all'ENCI, e venditori spesso non tracciabili sono i protagonisti di questa savana, dove ci sono molti leoni ma anche un numero pressoché infinito di gazzelle.

Mai servisse una dimostrazione di quanto questo mercato sia truffaldino consiglio di sedersi su un divanetto di un centro commerciale di una grande città come Milano. In un'oretta scarsa vedrete sfilare un numero di bouledogue francesi, il cane del momento, che rappresentano appieno il problema. Senza uno standard di razza rispettato, con soggetti che possono stare in una borsetta a cani così massicci da sembrare bulldog inglesi. Il frutto perverso di selezioni casalinghe, di cani allevati nei paesi dell'Est.

Cani che hanno il muso talmente piatto da sentirli rantolare, con la lingua sempre a penzoloni che quasi non sta in bocca, con gli occhi di fuori e l'incedere affannato. Cani che non ci sarebbero se gli acquirenti fossero più attenti, un poco più attenti dei trafficanti. Se gli acquirenti fossero consapevoli che alimentano un mercato vergognoso, fatto di puppy mills e di truffatori, di cani maltrattati e di una scia di cuccioli morti.

Vendita animali su internet, un mercato fuori controllo che è complice dei maltrattamenti

Non si può girarci tanto intorno: chi compra animali in rete, di qualsiasi genere, si rende complice di maltrattamenti e traffici. Gli animali non andrebbero acquistati, per tanti che ce ne sono da adottare. Ma, per certo, se mai questa deve essere la scelta che non sia fatta su internet. Meglio andare in un allevamento iscritto all'ENCI, verificando la presenza dei genitori. Chi non mostra i genitori non è un allevamentoi, è un truffatore che si spaccia per allevatore.

Pensateci questo Natale: un animale non è un oggetto da mettere sotto l'albero ma un essere vivente. Se non volete adottare non arrichite, almeno, chi gli animali li sfrutta!