Queste razze sono vittime di un maltrattamento genetico, grazie a una selezione che non ha premiato la forma fisica ma bensì l'estetica. I cani brachicefali hanno subito una deformazione del cranio che li ha portati a avere un muso più largo che lungo, per farli assomigliare sempre più a dei bambini. Una perversione estetica, che non ha più alcuna ragione funzionale come poteva essere per i cani da presa, dove il muso schiacciato aumentava la potenza e la tenuta del morso. Oggi queste razze trovano giustificazione solo per una richiesta puramente estetica del mercato, che è la causa di questi maltrattamenti inferti agli animali.
I proprietari li amano e contribuiscono a perpetuare il loro commercio perchè, si sa, è la domanda che genera l'offerta. Una richiesta di cuccioli talmente alta che, oltre a alimentare traffici e maltrattamenti, ha azzerato o quasi la selezione. Per capirlo basta guardare quanta variabilità ci sia negli esemplari di bulldog francese. Cani che non sembrano avere più caratteristiche compatibili nemmeno con i già discutibili standard di razza. La ricerca del basso prezzo, l'acquisto attraverso la rete, la presenza sul mercato di un numero altissimo di animali senza pedigree ha stravolto ogni regola. Complicando molto, la vita di questi animali, prime vittime del loro aspetto accattivante.
I responsabili dei maltrattamenti? Chiunque alimenta questo mercato, dai trafficanti ai compratori
Mentre in Europa sono diverse le campagne contro il commercio degli animali brachicefali in Italia siamo ancora molto tiepidi su questo tema. Sarà Il numero degli animali o l'ampiezza di un mercato in costante espansione, ma quale che sia la causa in pochi si vogliono mettere di traverso, puntando l'indice su questa sofferenza. Così troviamo brachicefali nelle pubblicità , nei video, nei film, sulle affissioni: quasi ovunque tranne che in campagne educative che contribuiscano a fare cultura, contro il maltrattamento genetico.
Alla Festa dell’Unità di Modena, in corso dal 21 agosto al 14 settembre, il rispetto per gli animali NON prende il volo, ma anzi precipita rovinosamente al suolo grazie a un'esposizione di rapaci. Presenza che scopro non essere un caso isolato, ma anzi una costante alle feste del partito in Emilia. Con buona pace dei parlamentari del PD che tanto si spendono per la tutela degli animali. Così, con un piccolo sforzo investigativo, si può scoprire, sui social e sui siti ufficiali del Partito Democratico, come questa collaborazione con "Il mulino dei gufi" sia storica. Uno stand con i rapaci notturni esposti come fossero oggetti, tenuti legati di notte e in piena luce per la gioia di grandi e piccini.
Guardando poi le foto della festa provinciale di Modena si nota come dagli stand siano passati i leader del Partito Democratico, evidentemente non turbati dalla presenza di questi animali. Eppure è noto a chiunque abbia un minimo di conoscenza dell'etologia e si occupi seppur alla lontana di diritti degli animali che questa sia una pratica detestabile. Proprio come ogni forma di addestramento basata non sulla costruzione di un rapporto ma su un condizionamento.Forse sarebbe tempo che il PD si dotasse di garanti dei diritti degli animali, almeno per evitare cadute di stile come queste.
Vorrei chiedere alla segretaria del PD Elly Schlein cosa pensa della scelta di esibire rapaci legati, di tenerli in un ambiente rumoroso e innaturale, di esibirli come se fossero oggetti inanimati. Da tempo critico le scelte filo venatorie di questo governo, le dilazioni concesse ai circhi, un'attenzione apparente e solo nei confronti di cani e gatti, ma certo se Atene piange Sparta non ride. Perchè sono i particolari a fare la differenza e la presenza di questi rapaci alle Feste dell'Unita emiliane è l'elefante nella stanza del PD sui diritti animali.
La cultura del rispetto cresce anche grazie a quello dimostrato nei confronti degli animali
Insegnare il rispetto verso gli animali è una strada meravigliosa per far crescere l'idea di convivenza e coesistenza ma anche per accrescere l'empatia verso tutti i viventi. Una via di crescita che non si sposa, e non si potrà mai sposare, con dei rapaci costretti ai geti. Tenuti legati, addestrati grazie al condizionamento alimentare, privati della loro dignità per essere esposti come cose. Sarebbe tempo di cambiare strada, di iniziare nuovi percorsi, di smettere di usare il rispetto come se fosse un profumatore d'ambiente gettato in una discarica.
Foto tratta dalla pagina social della Festa dell'Unità di Modena
Can che abbaia, se ha il pedigree, non morde! Pur non avendo alcuna evidenza scientifica questo sembra essere il pensiero del Consiglio della Regione Lombardia, che ha recentemente approvato un progetto di legge dal titolo "Norme specifiche per alcune tipologie di cani a tutela del loro benessere e della pubblica incolumità ". Il progetto è stato inviato al parlamento perchè lo adotti, secondo quanto previsto dall'articolo 12 della nostra Costituzione. Oggetto della proposta sono i requisiti che, in futuro, dovrebbe avere chi possiede "molossoidi e cani da presa" che non provengano da allevamenti riconosciuti da ENCI.
Recita testualmente il progetto di legge PLP4 - articolo 5 - (solo per i meticci):
Nei casi più gravi di incapacità nella gestione del cane, il comune competente, su richiesta dell’azienda sanitaria territorialmente competente, adotta un provvedimento di sequestro del cane con affido definitivo a strutture dotate di personale e mezzi idonei al relativo recupero psico-fisico.
Il provvedimento di sequestro è adottato anche nei casi in cui il proprietario del cane rifiuti la frequenza del percorso formativo obbligatorio o sia documentata l’incapacità nella gestione.
Non è difficile intuire la portata di un provvedimento di questo tipo che, oltre ad essere discriminatorio e privo di basi scientifiche, rischierebbe di creare un ulteriore intasamento dei canili della penisola.
Al "Can che abbaia se ha il pedigree non morde" non credono nemmeno i veterinari che si sono infuriati
"Nel Comunicato Stampadiramato sull'argomento FNOVI, nel sottolineare che l'assenza di un approccio multidisciplinare ha portato alla stesura di un progetto di legge privo di solide basi scientifiche e potenzialmente inefficace nel raggiungere i suoi obiettivi, ha quindi evidenziato le principali criticità rinvenute e che includono (...):
Il progetto di legge di buono sembra avere solo il fine, che però è stato costruito intorno a un percorso sbagliato, tanto sbagliato da poter essere definito dilettantesco. Per questa ragione sembra incredibile che su 54 consiglieri regionali presenti il PDL sia stato votato da ben 49 fra gli aventi diritto. Tutti convinti che sia la razza a garantire l'equilibrio dei cani e che sia il meticciato a creare problemi per l'incolumità dei cittadini. Intento lodevole, percorso irragionevole. Chiunque abbia un minimo di esperienza in questo settore sa per certo che questo problema, che esiste, si potrà risolvere solo con un percorso di lungo periodo. Che se avessimo iniziato trent'anni fa, al tempo dell'approvazione della legge 281, avrebbe già risolto ogni problema.
Il problema non sono (solo) le razze con una grande potenzialità di offesa. La questione sta nel fatto che possedere un animale non deve essere un diritto insindacabile
Un percorso ragionevole su questo argomento deve prevedere una sorta di abilitazione alla detenzione di animali. Un percorso che preveda categorie e punteggio, proprio come la patente di guida. A seconda del grado raggiunto potrà essere possibile detenere determinate razze di cani, ma anche altri animali. Si potrebbe iniziare con il dire che tutte le persone che all'entrata in vigore di un ipotetico provvedimento non possiedano cani (e altri animali) già registrati in anagrafe, debbanno preventivamente acquisire il patentino prima di procedere all'acquisto o all'adozione.
Il mondo dei pets non soltanto è molto variegato, ma è una realtà economica che vale, solo per l'alimentazioni di cani e gatti, ben più di 3 miliardi di euro (fonte Assalco). Un mercato che nessuno ha voluto sino ad ora disturbare con normative concrete, che per fortuna a breve ci saranno imposte dall'Unione Europea. Quindi ben venga tutelare cittadini e animali ma con provvedimenti efficaci, responsabili, che non siano solo fumo negli occhi da gettare sugli elettori. Proponendo normative inapplicabili, a tratti assurde, prive di efficacia e potenzialmente causa di danno per cittadini e animali.
Abbiamo bisogno di riuscire a svuotare i canili, non di riempirli di nuovi ospiti che difficilmente potranno poi uscirne. Abbiamo bisogno di molte più adozioni responsabili e di molte meno adozioni fatte su base emotiva. Dobbiamo far crescere consapevolezza e rispetto, non inseguire la piazza pensando sempre alle elezioni. Serve consapevolezza nella scelta di decidere di convivere con un animale, servono conoscenza e buon senso nel proporre nuove leggi. Questo progetto di legge contiene molti errori di valutazione e piccoli spunti intelligenti. Un'altra occasione purtroppo sprecata.
Allevatori di animali selvatici e sicuramente qualche trafficante offrono ogni genere di rapace, ma ovviamente non soltanto, in modo perfettamente legale. Il governo non ha ancora emesso una lista positiva volta a limitare il numero delle specie detenibili, nonostante sia un provvedimento atteso da tempo. In questo vuoto normativo il confine sono i cosiddetti "animali pericolosi", che non possono essere legalmente detenuti dai privati, e le specie di cattura protette. Tutto il resto può essere acquistato, e venduto, senza particolari obblighi.
Il commercio dei rapaci vola sulla rete, mentre moltissimi uccelli restano rinchiusi in gabbia
Tenere gli uccelli rinchiusi in gabbia è una consuetudine che appartiene all'uomo da secoli, dalla quale la nostra specie fa fatica a affrancarsi. Pur provando invidia nei confronti del popolo dei cieli, capace di librarsi nell'aria, non riusciamo a provare pena verso questi esseri viventi tenuti in gabbia, privati del volo. Non abbiamo ancora sviluppato la sensibilità per comprendere che privare gli uccelli del volo sia da assimilare a un'azione crudele, a un maltrattamento. Incatenati ancora a quell'amore a senso unico che lega e imprigiona il nostro rapporto con moltissime altre specie.
Teniamo prigionieri dai pappagalli ai falchi, dalle civette ai canarini senza farci troppe domande. Non vogliamo conoscere i loro bisogni, vogliamo solo godere della loro presenza, in un rapporto monodirezionale che ci illudiamo possa essere di reciproco amore. Un cattività alla quale condanniamo con disinvoltura moltissimi animali da gabbia, come petauri, criceti, cavie, gerbilli ma anche suricati, ricci africani e furetti, solo per citarne alcuni. L'etologia ha fatto passi da giganti in questi decenni ma non è riuscita a fare breccia nelle logiche di quanti non vogliono conoscere gli animali, ma li vogliono solo possedere.
Secondo Assalco, l'associazione di categoria che monitora il mercato, sono prigionieri nelle nostre case quasi 16 milioni di animali non convenzionali, pesci esclusi, Numeri che creano un'idea precisa della vastità di questo settore e della grande difficoltà di riuscire a imporre misure atte a tutelare davvero il benessere degli animali. Un fronte questo sul quale non possono combattere le sole associazioni protezionistiche, senza trovare aiuto nel mondo della divulgazione, della veterinaria e dell'etologia e, ovviamente non ultimo, della politica.
Le conoscenze, per poter affermare che una buona parte degli animali commerciati e detenuti nelle case italiane soffra, sono disponibili. Ora serve la volontà di lavorare per un cambiamento culturale che possa portare a una radicale revisione delle modalità con cui ci rapportiamo con gli altri animali. E' tempo che la tutela dei diritti degli animali sia attuata a tutto campo, smettendo di far finta che il problema della sofferenza di tantissime specie tenute in cattività non sia reale. In un mercato spesso non così diverso, pur trattandosi di esseri viventi, da quello del fast fashion!
L'inchiesta di Report sulla cinofilia rivela quello che tutti nel settore sanno, ma che nessuno vuole ammettere di fronte a una telecamera. Il mondo della cinofilia, ma sarebbe più giusto parlare del mondo del commercio degli animali, muove grandi interessi economici e molti appetiti, anche politici. Lo sa bene chi si occupa delle tante sfaccettature che compongono il diamante, spesso insanguinato, del commercio degli animali. Dentro a un mondo che solo apparentemente sembra composto da amanti degli animali quelli veri sono sempre troppo pochi.
L'inchiesta di Report, realizzata da Giulia Innocenzi e dalla squadra della trasmissione, ha contribuito a sollevare il velo facendo comprendere quanto il mondo della cinofilia rappresenti un grande punto di attrazione. Per i politici, nominati dal ministro di turno a gestire l'Ente Nazionale della Cinofilia Italiana senza averne le competenze. Ma anche per chi, come la deputata Michela Vittoria Brambilla, sembra impersonare troppi ruoli nella stessa commedia. Passando da conduttrice televisiva di una trasmissione che riceve finanziamenti da ENCI all'essere presidente di un'associazione che difende i diritti degli animali, senza poterne dimenticare il ruolo politico.
Quando si mescolano i piani l'informazione crea immagini distorte e chi ci rimette sono gli animali
In una società che si basa sull'apparenza ben si capisce come, al contrario di quanto dicono i proverbi, le bugie possano non avere affatto le gambe corte, correndo veloci. Facendo credere, per esempio, a chi compra un cane di razza che questo sia maggiormente controllato sotto il profilo sanitario e possa essere più equilibrato e più sano. Dimenticando di dire, quando si raccontano le caratteristiche peculiari di una razza, che queste sono soggette a molte variabili, che in buona parte dipendono dalla serietà dell'allevatore. Avere un pedigree sancisce legalmente che un cane possa essere definito di razza, senza attestare in alcun modo che questo cane sia stato allevato con la giusta selezione. Proprio quella selezione che dovrebbe, in teoria, garantire grande variabilità genetica.
Certo sarebbe corretto separare i piani, basandosi su etica e competenza. Difficile poter promuovere razze canine, accettando contributi da chi gestisce (spesso male) il settore dei cani di razza, tutelando nel contempo i cani senza padrone: si genera un conflitto di interesse eticamente poco accettabile. Personalmente consiglierei a Brambilla di stare lontana dal mondo degli allevatori e dei commercianti. Comprendendo in questo novero anche alcuni veterinari, specie se per decenni hanno importato e venduto animali selvatici di varie specie.
La corretta informazione sui diritti degli animali passa dalla competenza e dal rispetto
Fare divulgazione è un lavoro meraviglioso, che richiede però competenza e conoscenza e che non prevede, in alcun modo, l'abbattimento delle barriere che ci devo essere fra uomini e selvatici. Ogni volta che noi sbagliamo il comportamento, il modo o anche semplicemente il tono nel comunicare le attività apriamo la via a comportamenti scorretti e indesiderati. L'amore per gli animali è un sentimento vuoto se non è coniugato al rispetto e alla conoscenza e, su questo tema, vorrei vedere un crescente impegno di tutte le associazioni.
Non è più possibile continuare a raccontarsi cose nei corridoi senza avere il coraggio e la coerenza di dirle in pubblico. Questo accade nel mondo degli allevatori, dei commercianti, dei veterinari ma anche in quello avverso e sarebbe tempo di dirlo. Per far correggere comportamenti e insegnamenti sbagliati, per rispetto del ruolo e della mission di persone e associazioni. Tempo di dire basta, senza passar sopra a comportamenti gravi solo per spirito di squadra, quando alcuni comportamenti creano danni a battaglie che richiedono etica e professionalità . Basta referendum inventati per farsi pubblicità , basta salvataggi mirabolanti che terminano sempre con una pressante richiesta di quattrini, basta con protagonismi di reali e supposti influencer.
Difendere i diritti di non ne ha richiede coraggio e coerenza
Quanti difendono i diritti degli animal, se vogliono ottenere risultati, devono poter essere credibili per poter condurre una battaglia sacrosanta. Per riuscire a convincere nel difendere i temi etici serve coerenza, senza la quale si è destinati a ottenere soltanto consensi effimeri. Non si tratta di comprendere e giusticare i sempre possibili errori di percorso commessi in buona fede, si tratta di far modificare alcuni comportamenti dannosi. Aumentando la coerenza a scapito della convenienza.
Non si può applaudire quando Giulia Innocenzi riesce a scoprire gli altarini di ENCI senza avere poi il coraggio di chiudere il cerchio su altri temi nel campo opposto. Non è una questione di politica e nemmeno una questione di opinioni: ci sono comportamenti che vanno in direzione contraria a etica, tecnica, conoscenza scientifica e corretta informazione. Quando ci accorgiamo che il re è nudo occorre avere il coraggio e la coerenza di affermarlo senza paura.
La vendita di animali su internet è un mercato fuori controllo che agevola i traffici grazie all'opacità dell'offerta. Una realtà facilmente riscontrabile facendo un giro in rete alla ricerca di cuccioli sui siti più diffusi, dove risultano pubblicati migliaia e migliaia di annunci. Tutti rigorosamente opachi, pubblicati con foto accattivanti per cercare di interessare i potenziali clienti, sempre poco attenti come dimostrano le centinaia di migliaia di truffe che accadono sulla rete. Con venditori certo consapevoli del fatto che ogni mattina si alza un leone insieme a centomila gazzelle. Prima o poi una preda passerà !
Sono oramai decenni che con periodica cadenza si ricorda alle persone che la rete, per il commercio degli animali, va evitata come se fosse la peste. Ma sono altrettanti anni che la rete rende felici i trafficanti e tutte le persone che sugli animali ci campano, nel senso peggiore del termine. Per capire quanto questo sia vero basterebbe scorrere con occhio critico annunci e siti, per capire come la truffa sia dietro l'angolo.
Vendita animali su internet, ogni giorno vengono venduti animali come se fossero oggetti inanimati
Mai servisse una dimostrazione di quanto questo mercato sia truffaldino consiglio di sedersi su un divanetto di un centro commerciale di una grande città come Milano. In un'oretta scarsa vedrete sfilare un numero di bouledogue francesi, il cane del momento, che rappresentano appieno il problema. Senza uno standard di razza rispettato, con soggetti che possono stare in una borsetta a cani così massicci da sembrare bulldog inglesi. Il frutto perverso di selezioni casalinghe, di cani allevati nei paesi dell'Est.
Cani che hanno il muso talmente piatto da sentirli rantolare, con la lingua sempre a penzoloni che quasi non sta in bocca, con gli occhi di fuori e l'incedere affannato. Cani che non ci sarebbero se gli acquirenti fossero più attenti, un poco più attenti dei trafficanti. Se gli acquirenti fossero consapevoli che alimentano un mercato vergognoso, fatto di puppy mills e di truffatori, di cani maltrattati e di una scia di cuccioli morti.
Vendita animali su internet, un mercato fuori controllo che è complice dei maltrattamenti
Non si può girarci tanto intorno: chi compra animali in rete, di qualsiasi genere, si rende complice di maltrattamenti e traffici. Gli animali non andrebbero acquistati, per tanti che ce ne sono da adottare. Ma, per certo, se mai questa deve essere la scelta che non sia fatta su internet. Meglio andare in un allevamento iscritto all'ENCI, verificando la presenza dei genitori. Chi non mostra i genitori non è un allevamentoi, è un truffatore che si spaccia per allevatore.
Pensateci questo Natale: un animale non è un oggetto da mettere sotto l'albero ma un essere vivente. Se non volete adottare non arrichite, almeno, chi gli animali li sfrutta!
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