Il servizio della brava Sabrina Giannina di Report, una delle poche trasmissioni di inchiesta della nostra televisione pubblica, ha rivelato al grande pubblico l'inganno che si cela dietro i grandi nomi della moda, ma anche la sofferenza degli animali, l'indifferenza degli uomini che allevano, spiumano, acquistano, confezionano e rivendono a consumatori acritici un prodotto che costa sofferenza, a 360°.
Il cerchio si chiude dimostrando lo sfruttamento dell'uomo, quello dell'animale e ancora una volta l'indifferenza verso i patimenti, quelli volutamente non visti oppure quelli scordati, anestetizzati dal denaro e dal potere oppure, per i consumatori, dalla necessità di essere vestiti griffati, alla moda. Ma ovviamente non solo.
Qualcuno ha commentato polemicamente, ricordando la sofferenza dei bambini dei paesi in via di sviluppo (che continuiamo a chiamare così da decenni, per non dire che se continuiamo a sfruttarli non si svilupperanno mai), le atrocità dei paesi dittatoriali dove le galere son certo peggio degli allevamenti delle oche e i prigionieri son torturati in modo assai più crudele.
E' vero queste cose succedono, devono far riflettere, però abbiamo anche un altro dovere morale: quello di smettere con il "benaltrismo" e interessarci di uomini e oche, di persone e ambiente, di animali e diritti. Diversamente a forza di raccontarci che ci sono sempre cose più importanti a fare rischiamo di porci solo quesiti sull'esistenza di Dio e di quale Dio, non guardando dove ci portano i nostri passi.
I maltrattamenti agli animali faticano a emergere
Il servizio di Sabrina Giannini parlava di oche, di sofferenza animale, di indifferenza alla crudeltà, di maltrattamenti inflitti solo per massimizzare il profitto, ma parlava anche di sfruttamento delle persone, di indifferenza verso imprese artigiane costrette al fallimento, di lavoro portato in paesi dittatoriali e senza diritti per risparmiare una manciata di euro su capi che arrivano in negozio e costano 2 mila Euro, contro 100 di costo reale.
Allora non fingiamo di guardare solo la parte delle oche, non diciamo che gli animali hanno un posto diverso dall'uomo e noi possiamo farne ciò che vogliamo, in realtà non è questo il punto; qualcuno smetta di fare il censore benaltrista, magari sotto un caldo e sofferto piumino Moncler e provi a vedere il problema a tutto tondo.
Ancora una volta si è svelato un assunto incontrovertibile: chi è indifferente di fronte alla sofferenza degli animali lo è anche di fronte alla sofferenza degli uomini. La pietà è un sentimento che dovrebbe essere alla base del nostro sentire, come l'empatia, impossibile non averne nei confronti di chi soffre, impossibile non avere un giudizio morale per chi, metaforicamente, si traveste da agnello pur essendo un lupo. Il grande pubblico è scandalizzato, Moncler perde in borsa e il suo proprietario esce dall'inchiesta di Report con le ossa rotte, ma non pensiamo che giustizia sia fatta.
Il consumatore, purtroppo, dimentica in fretta
In Italia, ma anche in Europa, si tende a dimenticare troppo in fretta e in fondo non c'è tempesta che non si posi, non c'è punizione, sul lungo periodo, sulle griffe della moda che han fatto cose inenarrabili: ve lo ricordate il crollo del Rana Plaza in Bangladesh e le centinaia di morti?
Passata la bufera tutto torna come prima, purtroppo, ed è proprio questo il grande problema: se continueremo a restare passivi, a non vedere la sofferenza inutile, a non cercare di essere coerenti negli acquisti, noi acconsentiremo al fatto che pochi divorino il pianeta a tutti. Lo facciamo ogni giorno che compriamo un Moncler, ma anche quando acquistiamo un cane dai trafficanti di cuccioli dell'Est, quando lasciamo che la politica cementifichi il paese, quando non protestiamo contro i danni ambientali e non pretendiamo leggi davvero efficaci. Quando non cerchiamo di liberarci dalla schiavitù di un'informazione sempre più colonizzata da lobbies e sempre meno libera, cercando di pensare con la nostra testa. Oramai l'economia ha imparato che tutte le proteste hanno fine, che le persone dimenticano e su questo, proprio sulla nostra memoria corta, creano imperi negando diritti, a uomini e animali. La stessa economia che, con un'attività di lobbie ben organizzata, riesce a far passare norme che fanno si che la spiumatura a vivo delle oche sia un'attività ritenuta "accettabile" dalla Comunità Europea. Con buona pace dei diritti degli animali e del buon senso, entrambi sacrificati sull'altare del dio Euro.
2 Commenti
Mirko on 7 Novembre 2014 at 12:04
Un po’ meno vanità del cuore e sentiremmo tutti meno freddo… Certo è più facile sentirsi “migliori” degli altri con un vestito bello e costoso ma i vestiti si logorano e le mode passano. Cambiare la propria mentalità e stile di vita è faticoloso, a volte doloroso, ma la gioia e serenità che ottieni in cambio non ti lascia mai, non passa mai di moda. Non possiamo invocare giustizia e cambiamento se non siamo noi i primi a cambiare comportandoci in modo etico. La “giustizia” va dove vanno i soldi e il mercato dice che i soldi vanno a chi soddisfa i clienti: se noi clienti cambiamo, cambia anche il criterio di “giusto o sbagliato” che può fare la differenza per l’ambiente, gli uomini e gli animali.
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Un po’ meno vanità del cuore e sentiremmo tutti meno freddo…
Certo è più facile sentirsi “migliori” degli altri con un vestito bello e costoso ma i vestiti si logorano e le mode passano.
Cambiare la propria mentalità e stile di vita è faticoloso, a volte doloroso, ma la gioia e serenità che ottieni in cambio non ti lascia mai, non passa mai di moda.
Non possiamo invocare giustizia e cambiamento se non siamo noi i primi a cambiare comportandoci in modo etico. La “giustizia” va dove vanno i soldi e il mercato dice che i soldi vanno a chi soddisfa i clienti: se noi clienti cambiamo, cambia anche il criterio di “giusto o sbagliato” che può fare la differenza per l’ambiente, gli uomini e gli animali.
ok ma se ognuno facesse il suo ci sarebbe meno sofferenza x bimbi ed animali. punto.