stiamo mandando fumo biodiversità

Stiamo mandando in fumo la biodiversità, fingendo di voler cambiare modello di sviluppo senza farlo realmente. Le azioni messe in campo da quella parte del mondo che inquina maggiormente e potrebbe permetterselo sono blande e inefficaci. Chi parla dell’inizio di una prevedibile Apocalisse viene tacciato di catastrofismo, senza però essere smentito dai fatti. Da una parte la lobby finanziaria non è disposta a allentare la morsa sul parco consumatori, facendo credere che tutto sia risolvibile senza troppa fretta, dall’altro la politica non vuole subire danni alle prime elezioni.

In mezzo al guado restano i cittadini, che hanno la grande colpa di non volersi informare, di volersi rifugiare nei messaggi rassicuranti. Confezionati con cura dai demagoghi del tutto va bene. Una fonte pericolosa alla quale dissetare la voglia di normalità, che non coincide con la realtà possibile. Nel frattempo gli eventi eccezionali raggungono una frequenza che dovrebbe farli qualificare come ordinari, anche se certo non normali. Dove il senso della normalità era che nel paleartico occidentale non potessero capitare fenomeni atmosferici tipici delle zone tropicali.

A ogni tempesta, a ogni incendio i media riportano i danni apparenti, certamente importanti, ma che non forniscono la dimensione reale del danno. Nelle tempeste di vento e grandine e negli incendi che hanno flagellato il nord della penisola in questi tempi si sono contati i danni materiali, gli alberi divelti. Senza fare mai cenno alla biomassa che andata perduta: le centinaia di migliaia di animali che, ragionevolmente, sono stati spazzati via dalle intemperie a ogni evento. Danni collaterali importantissimi dei cambiamenti climatici che non vogliamo davvero combattere.

Stiamo mandando in fumo la biodiversità, fra incendi e tempeste, ma pochi ne parlano

Il segretario generale delle Nazioni Unite ha usato toni apocalittici per definire questo momento e per inquadrare il futuro. Non il leader di un movimento ecologista, ma il segretario dell’organizzazione che riunisce quasi tutte le nazioni del mondo. “Per l’intero pianeta, è un disastro”, ha detto Antonio Guterres, osservando che “a meno di una mini-era glaciale nei prossimi giorni, luglio 2023 infrangerà i record su tutta la linea. Il cambiamento climatico è qui. È terrificante. Ed è solo l’inizio”. In Italia il presidente Sergio Mattarella ha espresso tutta la sua preoccupazione per i cambiamenti climatici, bacchettando Governo e Parlamento.

Mentre il ministro dell’ambiente Gilberto Pichetto ha recentemente sintetizzato il suo pensiero in un tweet. Questo:

Un pensiero che credo faccia inorridire chiunque abbia presente i compiti di chi l’ambiente, e quindi la vita dell’uomo, lo dovrebbe difendere a ogni costo. L’obiettivo dovrebbe essere la neutralità climatica, non quella neutralità incompatibile con questo terribile presente. Eppure questa politica tende più a salvaguardare l’economia che a difendere l’ambiente, dimenticando di quantificare i danni, anche economici, che queste scelte cercano di nascondere sotto il tappeto.

Cambiare rotta è possibile: occorre smettere di seguire i pifferai magici o, come i topi della favola, siamo destinati a una brutta fine

La politica deve smettere di anteporre i suoi interessi al bene collettivo, il governo ha il dovere di prendere provvedimenti, anche impopolari ma nella giusta direzione. Se in passato avessimo speso meglio le risorse destinate all’educazione e alla libera informazione ora avremmo un paese migliore, più consapevole. I governi passano, ma la popolazione rimane e uno statista deve cercare di renderla ogni giorno migliore. Dove il concetto di migliorarsi coincide solo con l’opposto dell’essere manipolabili dal governo del momento, ma capaci di comprendere il tempo presente in cui stiamo vivendo. Per poter sperare di vedere un futuro.