
Suricati dati in pasto alle iene allo zoo di Zurigo: erano in esubero nel loro recinto e andavano eliminati per evitare conflitti. Una spiegazione che, ovviamente, non ha convinto la rete dando vita a un'ondata di proteste contro la direzione dello zoo svizzero. Potrebbe sembrare un comportamento anomalo per quanti non si siano occupati di zoo in precedenza, ma non è certamente un'eccezione. Semmai l'eccezione è quella di rendere pubblico il fatto, forse sottovalutando l'ondata di proteste provocata.
L'abbattimento degli animali in esubero non è una novità, ma una consolidata pratica di gestione. Messa in atto da quasi tutti i parchi faunistici del mondo. Quando gli animali sono troppo vecchi o semplicemente sono troppi e non hanno collocazioni alternative vengono uccisi. Succede alle specie troppo comuni, come i suricati, o troppo complesse da detenere come le giraffe o i gorilla. Quando gli animali non sono oggetto di scambio, per età o per specie, il loro destino è quello di venire abbattuti o, talvolta, ceduti ai circhi. Solo pochi giardini zoologici seguono una politica di controllo delle nascite, per evitare di arrivare poi al sacrificio.
Qualcuno certamente obietterà che questo sia un falso problema, in un mondo che ogni giorno uccide centinaia di migliaia di animali per ragioni alimentari. In questo caso, poi, i suricati uccisi sono stati dati in pasto alle iene, andando così a chiudere il cerchio, evitando spechi. Ma non è proprio così semplice liquidare questa cosa come se fosse un passaggio naturale, che ricorda l'eterno circolo che lega prede e predatori. Il primo neo è che queste morti non sono state causate da un'eutanasia, perché questa avrebbe reso impossibile il loro consumo. E' quindi lecito supporre che gli animali siano stati uccisi mediante dislocazione vertebrale, vale a dire che gli sia stato spezzato il collo.
Suricati dati in pasto alle iene allo zoo di Zurigo, dando l'illusione che un recinto sia assimilabile alla savana africana
Ma se la mancata uccisione eutanasica non bastasse la gravità sta nell'affermare che se ci sono troppe riproduzioni queste minino l'equilibrio del gruppo. Un dato vero, ma che potrebbe essere evitato con un programma intelligente di contenimento delle nascite che invece viene evitato. I cuccioli di ogni specie sono un richiamo incredibile per i visitatori e questo porta molte strutture a non limitare le nascite. Per puro calcolo commerciale perché gli zoo, comunque li si voglia definire, sono macchine che devono produrre soldi. Per mantenersi e per fare profitto per chi li possiede. Solo pochissimi parchi faunistici hanno come fulcro primario di tutte le loro attività la conservazione.
L'attenzione nella creazione dei recinti e un'attenta narrazione servono a dare al visitatore che la struttura per la quale ha speso dei soldi sia impegnata nella tutela della biodiversità. Spazi sempre meno delimitati da sbarre per dare l'idea di un'inesistente libertà e strutture progettate per ingannare l'occhio dei visitatori, ricreando pezzi di natura selvaggia. Del resto chi decide di acquistare il biglietto li visita sapendo che quasi sempre sarà ingannato. Che questi non sono spazi di natura reale, come non è vero che tutti gli ospiti prigionieri siano necessari per la conservazione della specie.
L'uccisione dei suricati allo zoo di Zurigo non rappresenta un'eccezione
Lo zoo di Zurigo, nella sua ingenua narrazione, è stato decisamente onesto, diciamo veramente preciso, svizzero: non ha mistificato la realtà, ha soltanto addotto come scusante che questo è quello che avviene in natura. La legge lo consente, non c'è reato, e queste uccisioni sono abituali seppur meno plateali. In Svizzera come in tutta Europa, Italia compresa, e in tutto il mondo. Questa è la realtà di quasi tutti gli zoo, che normalmente fanno tutto il possibile per occultarla. Sono i visitatori cge devono riflettere quando decidono di portare i loro bambini a vedere non un pezzo di natura, ma un teatro che la imita cercando di regalare emozioni, troppo spesso a danno degli ospiti.
