Orsi e lupi sono pericolosi come ci raccontano o la paura è amplificata da una narrazione sensazionalistica?

lupi orsi sono pericolosi

Orsi e lupi sono pericolosi come ci raccontano o la paura è amplificata da una narrazione sensazionalistica? A giudicare dai dati, non solo nazionali, il pericolo di un esito letale a seguito di un incontro con un predatore è decisamente irrisorio. In tutta Europa, secondo uno studio scientifico al quale ha partecipato anche il MUSE di Trento, gli attacchi di orsi dal 2000 al 2015 sono stati 291. Dei quali la maggior parte risultaavvenuta in Romania, dove l’orso è sottoposto a una grande pressione venatoria. Questi attacchi comprendono tutti i “contatti ravvicinati” avuti con l’uomo e la maggioranza è stata senza esito letale.

In Italia, in più di 150 anni, l’unico attacco letale di un orso è accaduto in Trentino nell’aprile del 2023, quando l’orsa Jj4 con i suoi cuccioli ha incontrato, tragicamente, il runner Andrea Papi. Le circostanze non sono, e non potrebbe essere diversamente, del tutto chiarite ma l’unica certezza è che l’orsa fosse insieme ai suoi piccoli. Un fatto che secondo lo studio citato in precedenza è la causa della maggior parte degli attacchi, effettivi o falsi che siano. Su 291 attacchi registrati nel mondo in quindici anni ben 137 sono dovuti alla presenza dei cuccioli e 48 da quella di cani.

Vale la pena di sottolineare che gli attacchi predatori di orsi bruni nei confronti degli esseri umani, nei quindici anni presi in esame dalla ricerca, sono stati soltanto 15 in tutto il mondo, nessuno in Italia. I lupi invece non identificano gli uomini come prede e comunque non ci sono stati attacchi letali in Europa negli ultimi 150 anni. Pochissimi sono anche gli episodi di morsicatura. Peraltro i pochi episodi accasduti in Italia sono stati con lupi resi confidenti, perlopiù a seguito della pessima abitudine di dare cibo agli animali selvatici.

Orsi e lupi sono pericolosi, ma solo talvolta quando predano gli animali al pascolo e quasi sempre per responsabilità umana

Se esiste un posto dove vive probabilmente la più grande concentrazione di orsi questo è il Parco di Yellowstone negli Stati Uniti. Dove gli orsi sono sempre stati guardati anche in modo simpatico, come dimostrano i cartoni animati dell’orso Yoghi. Quando l’unico a essere in pericolo era il cestino del pic-nic. Il parco continua a ritenere che il pericolo di un evento avverso a causa di un orso sia decisamente più basso di tante altre cause di incidente. Grazie anche a un’informazione preventiva dei visitatori ben strutturata e completa. L’esatto contrario di quanto accade in Trentino.

Da quando Yellowstone è stato fondato nel 1872, otto persone sono state uccise dagli orsi nel parco. Più persone nel parco sono morte per annegamento (125 incidenti) e ustioni (dopo essere cadute nelle sorgenti termali, 23 incidenti) di quante ne siano state uccise dagli orsi. Per dirla in prospettiva, la probabilità di essere ucciso da un orso nel parco (8 incidenti) è solo leggermente superiore alla probabilità di essere ucciso da un albero che cade (7 incidenti), da una valanga (6 incidenti) o di essere colpito e ucciso da un fulmine (5 incidenti). 

Tratto dal sito internet del Partco di Yellowstone

Complessivamente è di tutta evidenza che i grandi carnivori in Europa non costituiscano un pericolo concreto per l’incolumità delle persone. Sicuramente fanno più vittime innocenti i cacciatori durante lo svolgimento della loro attività ludica. Senza che per questo nessuno ancora li identifichi come un reale minaccia per la sicurezza delle persone. L’avversità contro i grandi carnivori e i predatori in generale cresce, forse anche a causa di un governo decisamente filo venatorio e legato alla cordata di allevatori e agricoltori.

I media soffiano sul fuoco perché niente come la paura produce click, mentre il ragionamento allontana i lettori

Ogni volta che accade una predazione su animali al pascolo gli organi di informazione si lanciano in titoli a effetto, per spaventare! In questo gioco al massacro finisce addirittura “La Gazzetta dello Sport” che titola così: “Auronzo di Cadore, lupo sbrana un cervo nel giardino di un hotel”. Dove nulla è casuale, non il termine sbranare, volutamente truculento, né il luogo che contribuisce a far percepire il predatore come sfacciato e pericoloso. Aggiungendo una nota surreale nel corpo dell’articolo “Finora, nonostante la loro presenza sulle Dolomiti, non sono mai stati registrati attacchi all’uomo da parte dei lupi. I più colpiti sono gli allevatori che, invece, vedono i propri animali spesso sbranati dai lupi della zona

Poco importa che un predatore sbfrani perché non può usare un coltello e che in questo non si possa vedere un segno di crudeltà. L’importante è creare paura, sensazionalismo, anche su un giornale che dovrebbe occuparsi d’altro. Ma che non resiste al fascino dei click, che piacciono tanto agli investitori pubblicitari. Il valore di un articolo non sono più i contenuti, ma quanti click ottiene grazie a titoli ad effetto. Così anche un giornale sportivo si ritrova a parlare di lupi. Un po’ come se un giornale sulla caccia pubblicasse un articolo a favore del referendum per abolirla.

Del resto si sa che il lettore medio spesso si ferma ai titoli, senza nemmeno leggere i sottotitoli. Oramai commentare senza leggere è una regola sui social. In questo modo poche persone si rendono conto di quanto siano manipolabili, di quanto sia facile far credere verità una bugia senza né capo, né coda. Così quando un ministro dichiara che i lupi sono troppi il gregge finisce per credere che anche il termine “troppi” possa avere dignità di valore scientifico. Indipendentemente dalla conoscenza sul tema di chi lo afferma. Grazie a questo comportamento i veri predatori dilaniano il diritto a avere informazione veritiera e di qualità, diventando l’oracolo. Chi cerca di ragionare, invece, è considerato spesso un teppistello del web.


Trentino vuole gestire orsi, ma anche lupi, con abbattimenti o catture

Trentino vuole gestire orsi

Il Trentino vuole gestire orsi e lupi, ancora una volta seguendo le stesse logiche: rimozione o abbattimento. Sognando forse di poter imitare la vicina Slovenia che proprio in questi giorni ha messo in vendita, per i cacciatori 115 orsi e diversi lupi. Usando il solito sistema per far fruttare il capitale naturale, facendo imbestialire le associazioni di protezione.

Dopo M49, rinchiuso nella struttura di Casteller dopo la seconda cattura avvenuta pochi mesi fa, nel mirino ora c’è un altro e non ben identificato orso. Colpevole di aver avuto una scaramuccia, in condizioni ancora tutte da chiarire, con due residenti che hanno riportato lievi feriti e molto spavento. Non si conoscono ancora le esatte cause dell’aggressione, ma potrebbe essere stata un’azione di difesa verso i cuccioli.

Le femmine di orso, se questo fosse il caso, sono molto protettive con i loro piccoli, sapendo che si trovano in costante pericolo. Non per l’aggressione degli umani, ma per quella dei maschi di orso che tendono a uccidere i piccoli per far andare nuovamente in estro la femmina. Una dimostrazione di quanto la natura non sia un cartone animato di Disney, ma abbia sempre dei pian perfetti per la conservazione della specie.

Il Trentino vuole gestire gli orsi ma le modalità sono sempre le stesse

L’incontro fra gli escursionisti e l’orso è avvenuto sul monte Peller in Val di Non, intorno alle sei di sera. Secondo quanto dichiarato da padre e figlio l’orso sarebbe sbucato da un cespuglio travolgendo il figlio. Dopo l’intervento del padre, subito andato in soccorso del figlio, l’orso avrebbe rivolto a quest’ultimo le sue attenzioni procurandogli lievi ferite e una frattura. Molto probabilmente il plantigrado ha ritenuto una minaccia i due camminatori e si è comportato di conseguenza, senza avere intenzioni letali perché, ovviamente, fra un orso e un uomo non c’è partita.

Da questo episodio è ricominciata la situazione di allerta, con lo scopo di ricercare e catturare l’orso che al momento non ha un’identificazione chiara, che potrà avvenire solo dopo l’esecuzione dei test genetici. Secondo il governatore del Trentino Maurizio Fugatti l’orso responsabile va subito catturato o abbattuto. Applicando quanto previsto dal PACOBACE (Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno nelle Alpi centro-orientali).

Il punto è che questo non è un orso problematico, ma solo un orso che probabilmente è stato disturbato e colto di sorpresa dagli escursionisti. Che consapevolmente o inconsapevolmente hanno invaso il suo territorio. Se poi si trattasse effettivamente di un’orsa con i cuccioli il comportamento sarebbe assolutamente normale. E non dovrebbe bastare questo episodio per poterne decretare cattura e/o abbattimento.

Per convivere con la fauna, non solo con gli orsi, occorre rispettare i territori e prendere le necessarie precauzioni

Se i lupi in Italia si sono ripesi i loro spazi, in assoluta autonomia e senza interventi umani se non quelli derivanti dallo spopolamento delle montagne e dall’aumento degli ungulati, la stessa cosa non si può dire con gli orsi. Che in Trentino sono stati reintrodotti, con finanziamenti europei, per una scelta approvata dal governo della regione e dalla popolazione. Consapevoli che si parlava di animali di grandi dimensioni, già portati in passato sulla soglia dell’estinzione come è accaduto per quasi tutti i predatori.

Come avviene nei grandi parchi degli Stati Uniti gli escursionisti devono essere formati su come comportarsi con gli orsi, facendo particolare attenzione nei mesi che vanno dalla tarda primavera all’estate, quando le orse girano con i cuccioli e i maschi hanno un livello di testosterone molto alto. Chi gira per sentieri lo fa in gruppo, con abiti ad alta visibilità, facendo rumore e con le bombole di spray al peperoncino anti orso. Insomma si comporta come un ospite che decide di attraversare un territorio che non è il suo.

Considerato che le persone aggredite sono locali e che, ascoltando i servizi delle TV locali, pochi sono quelli che gli orsi li hanno visti davvero significa che manca informazione. Eppure la formazione e l’informazione della popolazione sono fra le attività previste da tutti i progetti LIFE, compreso quello che ha portato alla reintroduzione dell’orso. Come sono stati usati i fondi, come mai non è stata fatta reale formazione? Ancora, perché non vengono dotati gli escursionisti di spray anti orso (con l’obbligo di restituire le bombole dopo le escursioni per ragioni di sicurezza pubblica)?

Si vuole veramente gestire una pacifica convivenza o si preferisce alimentare la paura?

La convivenza per essere serena, deve essere costruita con cura. Si devono creare i presupposti perché questa si realizzi: la base deve poggiare sulla necessità del riconoscimento che il territorio non è una proprietà esclusiva dell’uomo. Bisogna imparare a condividere gli ambienti, tollerando qualche sacrificio per mantenere l’ambiente in equilibrio. Un predicato che si sperava avesse cominciato a farsi strada durante la pandemia. Che per troppe cose sembra essere passata con una lunga teoria di morti ma insegnando poche cose.

Ogni anno nel nostro paese muoiono circa 20 persone a causa delle punture di vespe, calabroni e affini. Non si registrano invece da decenni attacchi mortali a danno dell’uomo da parte dei grandi carnivori. Da cosa deriva quindi questa paura, quando gli stessi trentini hanno avuto davvero pochi incontri, in rapporto con la popolazione, con gli orsi? Dalla leggenda creata ad arte dalla componente venatoria, che spesso è intimamente connessa con quella agricola, degli allevatori.

Supportata ad arte dalla politica di un partito come la Lega, che non ha mai fatto mistero di essere legata a filo doppio con questo mondo. Che facendo la voce grossa contro gli orsi e contro i lupi, sa che riuscirà a raggranellare voti proprio in quel bacino elettorale. Motivo per il quale è più vantaggioso alimentare la paura che diffondere la conoscenza. Come dovrebbe essere, in quanto compito primario di ogni buon amministratore, al di là del colore politico.

Breaking News del 26/06/2020 – Il governatore Fugatti ha firmato l’ordinanza di abbattimento. Le associazioni la impugneranno al TAR e il ministro dell’ambiente, Sergio Costa, cercherà di fare il possibile per impedirlo.