Le associazioni devono essere trasparenti come l’acqua

Le associazioni devono essere trasparenti come l’acqua per garantire il patrimonio più importante del quale devono essere attente custodi: la fiducia dei loro sostenitori. Non soltanto per il sostegno economico che ricevono ma per il danno che generano con comportamenti non virtuosi.

Non importa quale sia lo scopo, non importa quale sia la forma giuridica: l’unica cosa che davvero importa a chi sostiene qualsiasi tipo di organizzazione è rappresentata dalla sua affidabilità e dalla realizzazione della mission che persegue.

Tradire la fiducia dei sostenitori, gli stakeholders, crea infatti un danno trasversale che oltre a ridurre la capacità di un’associazione di raccogliere fondi mina, nell’opinione pubblica, la fiducia verso tutte le organizzazioni, creando uno spiacevole effetto domino. Per questo chi dirige un’associazione deve porsi come obiettivo principale la trasparenza.

L’attività delle organizzazioni, siano di volontariato o organizzate sotto altre forme, è diventata insostituibile per aiutare tutte le categorie fragili, umane e animali, che non sono sufficientemente aiutate e tutelate dallo Stato e dalle amministrazoni pubbliche. Il volontariato e le associazioni rappresentano una grande risorsa del paese ma anche, fin troppo spesso, l’unica ancora di salvezza per chi ha bisogno.

Ultimamente si moltiplicano scandali e inchieste, anche giudiziarie, sulle organizzazioni che hanno uno scopo benefico e questo avviene in molti settori. Dal soccorso ai migranti, che ha visto sotto inchiesta importanti associazioni come Save the Children, Medici senza Frontiere e altre e i cui esiti tutti attendiamo con attenzione. Per arrivare a organizzazioni come Oxfam, sotto inchiesta per presunti abusi sessuali perpetrati a danno di persone appartenenti a comunità alle quali stavano prestando soccorso, dopo una calamità naturale.

Altre inchieste riguardano e hanno riguardato altri settori, come la tutela degli animali come quella’ attuale realizzata da Striscia la notizia che ha visto coinvolta ENPA, la Protezione Animali, per una gestione opaca da parte degli organi di amministrazione. Certo tutto dovrà poi trovare un epilogo ufficiale, forse giudiziario, che vada oltre alle inchieste dei media, però intanto tutte questo crea disorientamento, disaffezione, perplessità.

Qualcuno sostiene che le associazioni debbano tenere tutto, irregolarità comprese, dentro il perimetro dell’organizzazione, per proteggere logo e spirito della missione. Altri, come chi scrive, ritiene invece che quando i problemi non si riescono a risolvere all’interno vadano comunque affrontati, non lasciandoli incancrenire in una difesa che tutela più i responsabili delle azioni che non gli scopi che l’associazione si prefigge.

La realtà è che come avviene per la prevenzione degli incidenti sui luoghi di lavoro occorre adottare provvedimenti preventivi, dotarsi di strumenti giuridici che impediscano a chiunque di ritagliarsi nicchie di potere o di illeciti ricavi all’interno di un’associazione. Per far si che questo sia efficace occorre rispettare le regole, seguire alla lettera il dettato normativo che regolamenta il settore e stroncare sul nascere le possibili violazioni e anomalie contabili.

La responsabilità di chi amministra un’organizzazione di volontariato, per fare un esempio, è quella di impedre che i soci amministratori siano contemporanamente volontari e dipendenti, in fondo un poco controllori di loro stessi. Lo dice il buon senso, lo dice la norma ma lo dice anche la necessità, per un’associazione, di rispettare quanto la legge richiede in modo inderogabile.

Serve a poco poi scusarsi a posteriori per i mancati controlli, le convivenze che diventano prima convenienze e poi connivenze. Tutto è migliorabile, sempre, a patto però che si tratti di incidenti di percorso, non della sistematica volontà di violare le regole giusticando questo accadimento come un fattore di necessità. Non c’è alcuna necessità di deviare e derogare e, comunque, questo non può essere una giustificazione, né morale né tantomeno giuridicamente accettabile.

Le associazioni devono essere trasparenti come l’acqua senza avere parti opache: amministrano risorse economiche, spesso ingenti, liberamente donate da terzi, hanno uno scopo da perseguire e un bene primario da difendere, costituito come detto da quella fiducia che deve costituire la piattaforma, solida e intangibile, che sostiene l’intera costruzione.

Senza fiducia, senza rispetto delle regole non solo si rischia di non aiutare uomini e animali ma si fornisce un messaggio diseducativo, inaccettabile per organizzazioni che devono o dovrebbero avere l’etica come luce guida del loro operare.

Non credete a chi giustifica tutto raccontando che tutti commettono errori e che ogni cosa sia migliorabile: usa un fatto vero e non discutibile -la possibilità che ognuno di noi commetta sbagli- per giustificare comportamenti che hanno violato le regole in modo sistematico, a meno che non sia in grado di dimostrare il contrario. Con i fatti e non solo con le parole.

Difendere diritti animali, non basta esser bravi ci vuole etica

difendere diritti animali

Per difendere diritti animali non basta esser bravi ma ci vuole etica.

Altrimenti si rischia di confondere potere e predominio come un metodo per tutelare i deboli, mentre questo rappresenta solo un esercizio di rafforzamento dell’ego. Completamente inutile per il raggiungimento dello scopo.

Difendere diritti animali, specie quando questo avviene all’interno di un’associazione, libera e democratica per Costituzione, significa avere un occhio di rispetto per la pluralità e per la diversità delle opinioni.

Che rappresentano sempre il sale non solo della terra ma anche del rapporto associativo, proprio per non incorrere nel facile errore di confondere autoritarismo con autorevolezza.

Difendere diritti animali significa soprattutto avere rispetto, declinato in tutte le sue varianti, sia per gli uomini che per gli animali, per le regole del buon vivere e per le normative: non ci può essere contesto sociale con scopi nobili dove ci siano persone che cercano di piegare la volontà e le opinioni degli altri al proprio volere.

Per questo è importante che le associazioni, in particolare le ONLUS e le Organizzazioni di volontariato (OdV) che godono di particolari agevolazioni fiscali, si conformino ai dettati delle leggi, proprio per evitare di dare l’impressione che qualcuno possa utilizzare l’espressione massima di solidarietà e sussidiarietà, l’associazionismo con scopi sociali, per asservirlo a interessi personali, di potere o peggio economici.

Quanti desiderano adoperarsi per difendere i diritti e tutelare le categorie fragili devono essere i sacri custodi del rispetto delle regole: non si è credibili quando si parla dei diritti di chi ne ha meno e poi magari ci si dimentica del rispetto, del confronto dialettico privilegiando il potere rispetto al servizio.

Le associazioni devono rispettare le regole, quale che sia il loro scopo, perché ogni volta che qualcuno in questo delicato settore compie un danno rovina l’immagine di tutti e se compie azioni dannose, come sottrarre o distrarre fondi, mina alla radice la credibilità anche delle altre organizzazioni. Il danno d’immagine porta il cittadino a non credere più alla missione delle associazioni con il concreto rischio che smetta di sostenerle.

Per chi conosce la legislazione sul terzo settore, normativa in via di adeguamento proprio in questi mesi, sa che i vantaggi concessi devono essere bilanciati dal rispetto delle regole, etiche e di non violazione delle norme sulla concorrenza.

Per questo vi sono limiti nelle attività economiche delle ONLUS quando rivestono carattere commerciale, che diventano ancora più stretti nelle le organizzazioni di volontariato dove sono vietate tutte le tipologie di rapporti economici fra i soci e l’associazione. Per questo devono essere sempre divisi cariche da incarichi, diritti dei soci da prestazioni economiche, specie quando di importi rilevanti.

Difficile poter difendere diritti senza rispetto per le regole, sia per i danni che possono derivare da eventuali controlli degli organi preposti sia perché la presenza di rapporti ibridi rischia di minare la credibilità dell’associazione e quindi anche la validità della sua mission.

In Italia l’associazionismo è ancora purtroppo terra di conquista a causa dei pochi controlli e di una certa indulgenza nel far rispettare gli obblighi legislativi, ma chi si occupa di difendere i diritti deve mettere al primo punto del proprio operare la trasparenza, la regolarità e il rispetto delle normative, proprio nell’interesse del bene tutelato: i diritti dei più deboli.

Ogni socio, ogni persona che abbia responsabilità in un’associazione deve essere una sorta di sentinella della legalità, una parte attiva nel combattere comportamenti irrituali quando non addirittura illeciti, con la consapevolezza che una volta minata la credibilità di un’organizzazione ci vorrà molto tempo per ricostruirla.

Questa deve essere l’attenzione principale verso qualsiasi associazione e nei riguardi del patto che lega gli aderenti e gli amministratori: questo deve basarsi sull’attenzione delle regole e la trasparenza necessaria per garantire il perseguimento, corretto e verificabile, dello scopo sociale.

In Italia sono tantissime le associazioni e rispecchiano la parte più bella del nostro sociale, tutelato dall’ordinamento, dalle leggi e dalla Costituzione repubblicana.

Un patrimonio che deve essere difeso con cura, con attenzione e dedizione proprio perché dal nostro agire dipenderà inevitabilmente la credibilità delle idee che vogliamo difendere, con la schiena diritta, senza paura della verità e con il coraggio di dover chiedere sempre il rispetto delle regole.

Questo è il mondo del volontariato, che non deve essere simile o verosimile rispetto al mondo della politica o dell’impresa, perché in questo settore non basta esser bravi, bisogna essere etici. Questa deve essere la regola aurea che accompagna ogni associazione, dalla più piccola a quelle più grandi e con maggiori possibilità economiche che, a maggior ragione, devono garantire la completa trasparenza.

Il vero volontario non è solo quello che si impegna nelle mille necessità ma sono, soprattutto, quanti intendono il tempo donato come una forma di lavoro non retribuito, dove non deve mai mancare preparazione, costanza e professionalità esattamente come se fosse una professione.