La brutta storia dell’orso M49 non può essere liquidata come una necessità per la conservazione della specie

brutta storia dell'orso M49
Foto di archivio

La brutta storia dell’orso M49 sta scaldando il web. Diviso fra quanti difendono la cattura di un orso problematico, per salvaguardare la popolazione trentina, e quanti lo vorrebbero invece libero. Senza dimenticare chi crede che sia la caccia a dover essere utilizzata per regolare le popolazioni di animali. Come avviene in Slovenia e nell’Est Europa per gli orsi e non solo. Sostenendo che i plantigradi non debbano essere considerati come fossero peluche . Unica affermazione vera: la componente emotiva che viene riversata su alcune specie selvatiche può risultare dannosa.

Un orso non è un cane, non è un uomo e non vorrebbe essere nulla di diverso da quello che è: ossia un orso, un plantigrado selvatico che nella sua vita non avrebbe altre pretese che potersi comportare come tale. Se poi in questo suo comportamento naturale l’orso origina fatti dannosi all’uomo allora si guadagna l’aggettivo di “problematico”. Che non significa che abbia un comportamento anomalo, ma soltanto che nel suo essere orso possa aver generato problemi alla collettività. Mettendosi così nei guai.

Per i conservazionisti l’individuo non conta, prevale sempre l’interesse della specie. Un animale singolo che crea un problema alla società umana diventa sacrificabile, nel limite del progetto di conservazione. Meglio catturare M49 che pregiudicare il sentiment della popolazione locale. Si sarebbe trattato di compiere una rimozione, indolore, spostando l’orso problematico dall’ambiente a un recinto. Quindi, per chi fa conservazione, non capire questo concetto significa non avere idea di come debba essere svolto un progetto di reintroduzione di un predatore.

La brutta storia dell’orso M49 è stata un’operazione volta a conservare la specie, seppur con un danno collaterale

Tecnicamente il ragionamento parrebbe non fare una grinza e quindi il povero Maurizio Fugatti sarebbe stato calunniato soltanto per aver avuto il coraggio di operare una scelta intelligente. Con la quale ha solo assicurato alla giustizia, anzi alla conservazione, un orso problematico per tutelarne l’intera popolazione. L’opinione pubblica, quindi, si scalderebbe inutilmente, confondendo la storia di M49, di un orso, come se si trattasse della vicenda di un cane qualsiasi. Ma un orso è un orso, un cane è un cane e un vitello è un vitello.

A questo punto qualcuno potrebbe pensare: ma cosa c’entra in questo discorso il vitello? Io credo che c’entri e anche molto! Sarà forse che sono tutti mammiferi, con un posto determinato nella piramide della vita? Che per tante situazioni siamo molto diversi, ma incredibilmente simili e che proviamo spesso analoghe sensazioni, privazioni, paure? Siamo noi umani a modulare i diritti, cambiando incredibilmente i valori che riconosciamo a ogni animale, più per consuetudine che per scienza o ragionamento.

Inquadrando le differenti specie in categorie emotive: il cane è un amico, il vitello una bistecca mentre l’orso incarna, come il lupo, lo spirito di Zorro, del ribelle sempre in fuga. Una simpatica canaglia, che vive ai margini e che talvolta attraversa il confine, sottile, fra lecito e illecito. Questo però, lo sappiamo bene, è solo un modello mentale, una via di comodo per giustificare l’allentamento dei diritti e scordare i nostri doveri verso tutti i viventi.

La cattura dell’orso M49 è stata un’azione irragionevole, mal concertata e fatta per politica

Certamente riferirsi a M49 come se fosse una persona è uno sbaglio, paragonarlo a Papillon potrebbe essere un’esagerazione, ma difendere questa cattura resta impossibile. Privilegiare la conservazione della specie a scapito degli individui può essere una scelta discutibile, fatta da uomini che si sentono molto vicini al dio creatore ma che, spesso, sono più creativi che creatori. Questa cattura dimostra il fallimento di una parte del progetto, della caduta verticale del coraggio, della miopia della scorciatoia.

Come può la scienza, la stessa che difende la conservazione, che dovrebbe conoscere i bisogni etologici di un orso pensare di tenerlo in un recinto a Casteller? Come giustifica che nei costi di reintroduzione non sia stata preventivata la creazione di un’area davvero vasta dove confinare eventuali animali che non potessero essere lasciati liberi? E la mancanza di coraggio palese quando si scegie la captivazione all’abbattimento, pur conoscendo la sofferenza che ne deriva. Per non fare scelte ancora più impopolari.

Chi si occupa di conservazione dovrebbe esprimersi anche di fronte agli insuccessi della gestione faunistica fatta a colpi di fucile. Oppure sui disastri compiuti dal mondo venatorio con folli ripopolamenti e da quello della pesca amatoriale con l’introduzione di pesci alloctoni. In una visione olistica della natura, basata sul rispetto e non sulle alchimie fra politica e gestione della fauna, ci si dovrebbe comportare diversamente

Senza rispetto e visione la gestione del nostro capitale naturale sarà un fallimento

Chi difende il diritto di M49 a non trascorrere la sua vita in uno stretto recinto non è un sentimentale, ma una persona che contrasta un principio. L’indifferenza nei confronti della sofferenza costituisce uno dei primi pilastri su cui basare la costruzione di una società violenta. In un momento in cui dovremmo interrogarci sui nostri rapporti con gli altri esseri viventi e l’ambiente, ripensando a vecchi stereotipi.

Abbiamo già i piedi a mollo nell’acqua che proviene dallo scioglimento dei ghiacci, ma non abbiamo nemmeno iniziato a aggredire i cambiamenti climatici. Facciamo fatica a capire il concetto di “una sola salute”, quella che lega indissolubilmente uomini e animali e non sappiamo avere visione di futuro. Ma ci vogliono far credere che la cattura di M49 sia fondamentale per il progetto di conservazione degli orsi trentini. Che comunque non si conserveranno senza il resto del pianeta.

Cosa resterà alle prossime generazioni se continueremo a vivere in questo modo?

Più mi guardo intorno, con i limiti della mia conoscenza e delle mie capacità di speculare sui fatti, e più sale la malinconia. Ora è il tempo di chiedersi cosa stia succedendo, cercando di individuare come poter avere un diverso orizzonte, Che non sarà il mio per anagrafe, ma del quale mi spiacerebbe fossero private le giovani generazioni. L’impressione che ho spesso è quella di vedere un mondo che brucia e troppi che lo guardano bruciare, come fece Nerone con Roma continuando a suonare la cetra.

Sudditi ammaestrati di un’economia di rapina che non conosce equità e di una politica che non riesce quasi mai a contrastarla. Un mondo dove acqua, suolo e risorse non sono per tutti e dove i guadagni derivanti dallo sfruttamento eccessivo di uomini e ambiente sono nelle casse di pochi. Un infinitesimo della popolazione mondiale.

Imprigionato orso M49, tornato a Casteller dal quale questa volta difficilmente potrà scappare

Imprigionato orso M49
Foto di archivio

E’ stato nuovamente catturato e imprigionato l’orso M49, che aveva beffato diverse volte i suoi inseguitori, riuscendo anche a scappare dalla prigione. Ma ora la sua corsa di orso, definito problematico e dichiarato come responsabile di predazioni e danni, sembra essere davvero finita. Il plantigrado è entrato questa notte in una gabbia a tubo predisposta per la cattura ed è stato riportato subito al centro di Casteller. Dal quale era già riuscito a scappare meno di un anno addietro.

M49 è stato catturato sui monti sopra Tione dagli uomini del Corpo Forestale del Trentino, che erano sulle sue tracce da tempo. Dopo la rocambolesca fuga dal centro in cui era stato portato nel luglio del 2019 e dal quale era evaso. La ricerca era nuovamente iniziata quando M49 era uscito dal letargo questa primavera, considerando che sul suo capo pendeva sempre un’ordinanza di cattura o abbattimento. Firmata dal presidente del Trentino Maurizio Fugatti, che a M49 l’aveva proprio giurata.

L‘orso non ha mai aggredito gli uomini, ma si è reso responsabile, così dicono, del danneggiamento di qualche apiario, dell’uccisione di qualche animale al pascolo. E di essersi avvicinato molto alle baite, spinto dal suo vagabondare alla ricerca di cibo.

L’orso M49, il più ricercato dell’arco alpino, finirà la sua vita in un recinto di massima sicurezza

L’ordinanza parlava anche di abbattimento ma probabilmente il governatore del Trentino non ha voluto correre il rischio di divenire ancora più impopolare. Così la cattura, senza nemmeno la necessità di sedarlo, proprio per non correre rischi che qualcosa potesse andare storto. Non è dato di sapere quanto uomini ci fossero a seguire le orme di M49, ma certo non pochi visto che sono riusciti a tracciarlo anche senza radiocollare. Che gli era stato rimosso dopo la cattura dello scorso anno.

Quel che è certo è che il sito di Casteller sarà stato trasformato in un penitenziario di massima sicurezza, a prova di fuga. Per quell’orso che il ministro dell’ambiente Sergio Costa aveva ribattezzato Papillon, proprio come il protagonista della più rocambolesca evasione da un carcere.

Resta sempre il dubbio se la vita che attende M49 sarà migliore dell’essere ucciso da una fucilata

Una risposta impossibile da dare, ma le caratteristiche etologiche di un orso, le sue abitudini di vita fanno pensare che la cattività sia incompatibile con il suo benessere. Un orso può percorrere cinquanta chilometri una sola notte, è un animale molto intelligente e curioso, che morirà di noia nel recinto di Casteller. Difficile pensare che la reclusione, motivata dalla colpa di essere stato un orso con comportamenti da orso, possa risolversi in una vita diversa dalla pura sopravvivenza.

Con giornate passate con pochi stimoli, dopo aver trascorso le prime con l’ansia di trovare un varco, una possibilità di poter scappare. Come era già accaduto in passato. Una cattività voluta dal presidente di un territorio che ha scelto di far reintrodurre gli orsi e che per questo ha ricevuto dei fondi europei. Una sconfitta non solo del buon senso, ma anche del ministro dell’Ambiente Costa, che non è riuscito a impedire che questo avvenisse. Nonostante, bisogna riconoscerlo, abbia fatto tutto il suo possibile.

Ora si sono scatenate le proteste delle associazioni di tutela dell’ambiente e animaliste, che hanno sempre ritenuto ingiustificati i provvedimenti di cattura o abbattimento. Senza però riuscire a ottenere il loro annullamento. Certo le polemiche sono destinate a durare per lungo tempo, sino a quando l’orso M49 resterà in prigione.