#FridaysForFuture nuovo sciopero planetario per il clima

#FridaysForFuture nuovo sciopero planetario

FridaysForFuture mette in atto un nuovo sciopero planetario per il clima in tutto il mondo, mentre anche il Parlamento Europeo ha dichiarato l’emergenza climatica. Mentre l’obiettivo principale della riunione spagnola della COP25 di Madrid resta quello di contenere l’innalzamento delle temperature di 1,5 gradi.

In occasione del terzo sciopero mondiale, a fine settembre, erano scese in piazza più di 7 milioni di persone in tutto il mondo, colorate avanguardie di un mondo sempre più preoccupato. I cambiamenti climatici oramai non sono più una teoria, ma una realtà da quando sono entrati, di prepotenza, nella nostra vita.

Per fermare il riscaldamento globale non sono sufficienti soltanto le promesse dei governi e lo sono ancor meno le rassicurazioni che vengono date dagli uffici marketing. Occorrono azioni, piani poliennali, direzioni certe. Il futuro del pianta va affrontato ora, senza ulteriori ritardi. Senza far credere che tutto possa migliorare grazie a piccoli ritocchi del nostro stile di vita..

#FridaysForFuture ancora una volta colorerà le strade

All’inizio sono stati gli scienziati a lanciare l’allarme, mentre il mondo restava tiepido, li definiva catastrofisti, preferiva non vedere. A un punto però gli effetti sono diventati talmente palesi da rendere difficile la possibilità di negare la realtà. Quello che era stato previsto si è realizzato con puntualità e in modo severo.

Timothy Lenton, dell’Università britannica di Exeter, primo firmatario della ricerca, parla di “cambiamenti bruschi e imprevedibili, con effetti a cascata che potrebbero minacciare l’esistenza stessa della civiltà”, se non attuiamo contromisure immediate “a partire dalla riduzione dei gas serra”.

Dall’articolo di Repubblica che potete leggere QUI

Oggi stiamo assistendo a una serie di indecisioni, di mancati contrasti ai materiali più inquinanti, come la plastica monouso. I governi sembrano più spaventati dalle conseguenze economiche che dai cambiamenti climatici. Dimenticando che giorno dopo giorno il tempo si scioglie, proprio come i ghiacciai.

Il problema è drammatico, epocale e di non facile risoluzione, anche a causa del ritardo nell’affrontarlo, della complessità e delle inevitabili ripercussioni economiche.

Le piazze chiedono il cambiamento, ma solo i governi hanno il potere di realizzarlo

L’insieme di fattori che ha portato all’innalzamento delle temperature del pianeta non può essere risolto dal singolo e nemmeno fa aggregazioni, che per quato importanti hanno un impatto non rilevante. Occorrono sinergie a livello governativo che arrivino a bersaglio e si diffondano capillarmente. Senza dare alle persone alibi, senza far credere che un carrello della spesa possa salvare il mondo.

I ragazzi dei #FridaysForFuture sono il pungolo piantato nei fianchi dei governanti, in attesa che anche la politica, come promesso dalla presidente della nuova commissione europea, Ursula von der Leyen, metta in campo ogni sforzo per cambiare.

Il nuovo sciopero planetario dei #FridayForFuture servirà a dare nuova energia a un nuovo piano ambientale che non è più possibile ritardare. Cercando di far comprendere ai cittadini l’importanza delle loro azioni, senza però minimizzare quello che sta accadendo. Le persone vanno accompagnate sulla strada del cambiamento, con esempi e indicazioni reali.

#FridaysForFuture: il risveglio dal torpore riempie le piazze

#fridaysforfuture
#FridaysForFuture in Indonesi – Dal profilo FB di Greta Thunberg

FridaysForFuture: il risveglio dal torpore riempie le piazze con milioni di persone in tutto il mondo, in una protesta pacifica. Sono belli da vedere, colorati e non violenti, riuniti insieme per il futuro, convinti che sia l’unione a fare la differenza.

Dopo decenni di nulla, di scarsa attenzione per il sociale, di disinteresse per la politica, di vite spese spesso solo sui social ora sono tornate a riempirsi le piazze. La realtà, quella fatta di colori, odori, voci, confronto, volontà di esserci e di stare insieme è tornata protagonista. Già questo, da solo, basterebbe per alimentare la fiammella della speranza.

Nonostante le critiche dei soliti benpensanti, dei benaltristi e di quelli che pensano sia solo un mezzo per saltare la scuola. Un modo di pensare vecchio, da persone vecchie, non all’anagrafe ma per la vita. Pronti solo a criticare i ragazzi perché sporcano, bruciano dei simboli allegorici inquinando, fumano alla manifestazione sul clima! Mai come ora è vero che quando il dito indica la luna lo sciocco guarda il dito.

E quanti urlano sui social e non solo denunciando l’inganno creato con Greta Thunberg, dipinta come la testimonial di una colossale operazione di marketing. Secondo il tristo ragionamento una ragazzina, per giunta con la sindrome di Asperger, non può aver fatto tutto da sola. E infatti lei è stata solo il catalizzatore, nulla di più e nulla di meno. Senza sottovalutare però #AspiPower, quella capacità di mettere in fila i concetti su un tema senza possibilità di divagazioni, tipica delle persone come Greta.

I ragazzi di #FridaysForFuture ci devono riempire il cuore di gioia

Le piazze non hanno mai risolto i problemi, non è il loro compito, non è nelle loro possibilità. Non ci vuole un genio per comprendere che non saranno loro a rivoluzionare l’economia. Per capire che le decisioni si prendono in altre stanze, non nelle piazze. Quindi importa poco di quanta conoscenza tecnica abbia il singolo partecipante, alla manifestazione.

C’i sono persone che deridono i ragazzi di #FridaysForFuture, accusandoli di essere arroganti, credendo di poter risolvere il problema. Li definiscono poveri illusi, presuntuosi che pensano basti fare cortei colorati, sia sufficiente lanciare qualche slogan per cambiare il mondo.. Illusi che pensano di riuscire a far diventare improvvisamente lungimiranti Trump e Bolsonaro.

Evidentemente queste persone non riflettono sul fatto che qualcosa è cambiato. Che anche durante decenni di mala politica, di sfruttamento, di saccheggio del territorio e delle vite di milioni di persone, le piazze del mondo non sono mai state così piene. Forse dai tempi della guerra in Vietnam e del colpo di stato in Cile, quando il mondo era molto più “lontano e vasto” ma si credeva ancora alle cause.

La realtà è che i soloni di oggi sono della generazione che non solo ha spazzato via le speranze di tutti, giovani compresi , ma anche fatto credere che tutto fosse inutile, nulla poteva cambiare. Così l’unica ricetta è stata quella di rinchiudersi nell’individualismo, raccontando che, in fondo, l’unico valore da difendere era quello di potersi comprare il nuovo smartphone. Una sorta di obsolescenza programmata della ragione.

Ma i giovani si sono ripresi le piazze, lasciando a casa i politici

Niente bandiere di partito, non un incidente, nessun leader solo la voglia di dire “noi siamo qui, noi vi costringeremo a fare il vostro dovere”. La difesa non di un diritto di categoria, non di posti di lavoro, non il sostegno a una parte politica. Solo una voglia trasversale, planetaria, di poter continuare a abitare questo mondo, l’unico che abbiamo.

Non sono perfetti, non sono degli economisti, non hanno ricette ma sono in possesso di due requisti fondamentali per aver successo: l’entusiasmo e la gioventù. Il primo ha il potere di essere un catalizzatore planetario, la seconda quello di dare alla parola “futuro” un’accezione reale. Che manca a molti, troppo occupati a raschiare il barile dell’oggi.

Chi vorrà fare una manifestazione in piazza in futuro dovrà confrontasi con i numeri dei giovani di #FridaysForFuture, piaccia o non piaccia. Dovrà confrontarsi con la gioiosa e pacifica protesta di chi esponeva cartelli dove lo slogan più violento era “ci avete rotto i polmoni“. Più gentili e spiritosi di tantissimi adulti sui social, compresi ex ministri che di odio ne han seminato a piene mani.

Deve essere chiaro che non sono loro a doversi rimboccare le maniche per risolvere il problema ambientale, non ancora perlomeno, ma chi governa. Dando vita a politiche ecologiche, compatibili, illuminate che educhino tutti ad avere maggior rispetto dell’ambiente, a ridurre la nostra impronta ecologica

Imparando anche a comunicare in modo positivo, magari evitando di ostentare un bell’hamburger da New York, subito dopo aver partecipato al summit sul clima, considerando che proprio il consumo di carne è uno dei motivi principali del surriscaldamento globale. Forse meglio non lamentarsi troppo della consapevolezza dei ragazzi di #FridaysForFuture .

Fridays for Future mobilita milioni di persone

Fridays for Future

Le manifestazioni di Fridays for Future hanno riempito le piazze del mondo di giovani, preoccupati per i cambiamenti climatici e per il loro futuro. Una mobilitazione planetaria senza precedenti, che ha coinvolto moltissime nazioni del mondo, dall’Australia alle Filippine, dalla Birmania alla Turchia.

In questa settimana di pacifica protesta, messa in atto per sensibilizzare e chiedere ai governi non più parole ma azioni, non scenderanno in campo solo i giovani del mondo. Al loro fianco ci saranno anche molte aziende multinazionali che hanno deciso di appoggiare questa iniziativa.

Questo non significa che i grandi gruppi si siano scoperti improvvisamente green, ma anche se questa fosse soltanto una scelta di marketing significherebbe che il movimento ha lasciato il segno. Come se si fosse creato un positivo punto di non ritorno, l’impossibilità di continuare a comportarci come se niente fosse. Greta Thunberg ha contribuito ad accendere la miccia, ora bisogna non farla spegnere.

Il movimento di #FridaysForFuture è il propellente del cambiamento

Quando milioni di persone scendono in piazza in tutto il mondo non possono più essere ignorate, non si può sottovalutare l’impatto delle loro scelte: da quelle politiche a quelle di consumo. Un impatto che costringerà l’economia a fare scelte precise, perché il mercato sempre di più premierà le scelte coerenti, le aziende virtuose e non solo all’apparenza.

Qualcuno avrebbe mai potuto ipotizzare che in un tempo davvero breve la questione dell’uso della plastica, solo per fare un esempio, avrebbe catalizzato l’attenzione planetaria? Dopo decenni di inerzia, di silenzi, di inquinamento ora iniziamo a comportarci davvero come se ci fossimo svegliati dal torpore. come se avessimo preso coscienza di un problema sottovalutato per troppo tempo.

Del resto basta entrare in un supermercato per rendersene conto: non una rivoluzione immediata ovviamente, ma un cambio di rotta questo si, una maggiore attenzione anche dove non ci sono imposizioni. Nei banchi della verdura confezionata iniziano a vedersi vassoi di cartone imballati nella pellicola compostabile, quella derivata dal mais. E questo è solo un piccolo esempio di quanto i consumatori possano influenzare il marketing.

Il cambiamento importante potrebbe essere quello che porta le persone a diventare davvero l’ago della bilancia, anche grazie all’amplificazione immediata che oggi i social consentono. Al passa parola che può decretare il successo di un’azienda oppure una brusca contrazione delle vendite. Si tratta solo di riprendere in mano una leva che per troppi decenni è rimasta saldamente governata dall’economia, uccidendo etica e ambiente.

Le persone possono fare la differenza con le loro scelte

Il quotidiano impegno di ognuno di noi, il sostegno all’economia circolare, il riciclo puntuale dei materiali, la scelta di fare acquisti consapevoli, l’accettare piccole rinunce: in fondo tutto molto sostenibile per avere un’impronta che vada proprio nella direzione della sostenibilità ambientale.

In questa fase bisogna essere capaci di coinvolgere, abbattendo steccati e costruendo ponti. Facendo capire che non si chiede che le persone tornino nella caverne ma soltanto, e non è poco, che modifichino le loro propensioni d’acquisto. Eliminando o riducendo il consumo di carne, scegliendo veicoli meno inquinanti, acquistando prodotti a filiera corta.

Decisioni importanti, che sicuramente comportano sacrifici ma che se fatte oggi sono ancora nel campo delle libere scelte. In futuro non lo saranno più, diventeranno obblighi ineludibili, se non faremo ora qualcosa di virtuoso. Le piccole azioni contribuiscono a salvare il mondo se sono milioni e milioni. Certo poi occorrono anche quelle di sistema e di lungo periodo, quelle decisioni che competono ai governi. Ma i cittadini non possono più stare fermi, devono agire.

Bisogna far si che il movimento che è sorto grazie a #FridaysForFuture trovi forza e capacità per diventare un pungolo inarrestabile, in grado di imprimere cambiamenti all’economia, rendendola più equa e sostenibile. Per il futuro delle prossime generazioni di uomini, che vogliono assolutamente poterlo vedere con speranza e ne hanno il diritto.