Condannato il circo Martin per maltrattamento, una vittoria che però, con questa legge, si trasforma in sconfitta

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Condannato il circo Martin per maltrattamento di animali, dopo una vicenda processuale iniziata nel 2014. Dopo un’operazione condotta dall’allora Corpo Forestale dello Stato che portò al sequestro di tutti gli animali. Successivamente confiscati e affidati a LAV per la successiva custodia. Oggi, nel 2022, il tribunale di Tempio Pausania ha condannato gli imputati, Eusanio Martino e Adam Caroli, a 4 mesi di reclusione per maltrattamento di animali. E’ stato invece dichiarato estinto, in quanto prescritto il reato contravvenzionale di detenzione di animali in condizioni incompatibili.

Alla parte civile, LAV, è stata accordata una provvisionale di 5.000 Euro. Una vittoria quindi? Dipende con che occhi si vuole guardare la questione. Se di per se una condanna rappresenta una vittoria, allora è stato sicuramente un successo. Se si vuole guardare questo procedimento secondo realtà è stata una sconfitta. Dello Stato che non è riuscito a pervenire a una condanna di primo grado in tempi accettabili, Per gli animali che non hanno avuto giustizia alcuna, con una condanna a soli quattro mesi di reclusione per una molteplicità di condotte negative.

Difficile, se non impossibile, che questa condanna di primo grado possa mai trasformarsi in una sentenza definitiva. Necessaria ad esempio per impedire l’accesso ai fondi pubblici erogati ai circhi. La prescrizione si porterà via ogni cosa, stante che per il delitto di maltrattamento ci possono essere ancora due gradi di giudizio. Impossibili da raggiungere nei tempi utili per non far dichiarare il reato prescritto. Con un costo di tutto il procedimento che sarà a carico dello Stato, in assenza di condanna definitiva.

Condannato il circo Martin per maltrattamento in primo grado, dopo otto anni dai fatti: ingiustizia è fatta

Anni di processi, testimonianze, sequestri e battaglie mi hanno portato a guardare in faccia la realtà. Ammettendo le sconfitte che derivano dalla norma che tutela gli animali dal maltrattamento, che fa acqua da tutte le parti. Costituendo un timido deterrente per il cittadino comune, ma non assolvendo ai suoi compiti quando il contravventore è professionale. Dando luogo a vittorie mediatiche, che non corrispondono alla realtà. Figlie di una legge basata sui compromessi, di un apparato giudiziario sotto dimensionato, lento. Un burosauro che ammazza i diritti e gratifica colpevoli.

Basti pensare all’entità della pena irrogata dal Tribunale di Tempio Pausania: quattro mesi di reclusione! Una pena che non soltanto è di per sé ridicola, ma che non verrà mai scontata dai responsabili, Ampiamente sotto i tempi della condizionale, irrogata dopo un tempo così lungo da essere praticamente già cancellata dalla prescrizione. Eppure i titoli delle agenzie sono molto diversi da questa analisi, come se fosse necessario enfatizzare ipotetiche vittorie, piuttosto che prendere atto di una realtà indegna.

Sicuramente gli animali confiscati e affidati a LAV avranno avuto un miglior futuro, ma questa sentenza è la dimostrazione del mancato funzionamento di norme e procedure. La maggior parte delle denunce di maltrattamento di animali è molto probabile che non vedano nemmeno il primo grado di giudizio. Molte muoiono ancor prima di venir istruite, della messa in campo di azioni che siano almeno in grado di garantire agli animali una vita migliore. Crimini contro gli animali, spesso violenti, che non troveranno sentenze risolutive, che non vedranno punizioni reali nei confronti dei responsabili.

I maltrattamenti che non vengono perseguiti, lasciati impuniti anche a causa del mancato riconoscimento della sofferenza

Difficile pensare che i fatti che hanno portato prima al sequestro degli animali e poi alla condanna dei responsabili siano stati causati da episodi di incuria. Quelle condizioni di detenzione degli animali erano una caratteristica peculiare di quel circo, legate a situazioni di custodia inadeguate e produttive di gravi sofferenze. Eppure, per strano che sia, i circhi sono fra le attività con animali più controllate. Ma sono anche quelle meno sanzionate, quelle a cui si perdonano troppe cose, per poca conoscenza delle necessità etologiche degli animali, per controlli fatti seguendo il metodo “così fan tutti”.

Ogni volta che un circo si sposta per poter mettere in scena un nuovo spettacolo è soggetto a autorizzazioni delle commissioni comunali o provinciali di vigilanza. Prima di arrivare sul territorio di un Comune devono fare domanda e indicare il numero e la specie degli animali al seguito. Eppure nonostante questo le denunce sono poche e le mancate autorizzazioni ancora meno. Sino a che qualcuno con maggior attenzione e sensibilità non riesce a smuovere un magistrato ed a spezzare le consuetudini.

Chi pensa che la situazione degli animali dei circhi sia causata dai mancati controlli si deve quindi ricredere. Il problema è causato forse dai troppi controlli fotocopia, basati sulla considerazione che se il Comune precedente ha autorizzato il circo voleva dire che tutto fosse in regola. Autorizzazioni date senza farsi troppe domande, basate spesso su luoghi comuni, senza prestare attenzione alla sofferenza degli animali. Nonostante la presenza di veterinari pubblici e di organi di Polizia Giudiziaria. Anche per questo una sentenza come quella di Tempio Pausania va letta senza troppi entusiasmi. Prendendo atto di una realtà che non sa tutelare il benessere degli animali, nemmeno quel livello minimo che le norme dovrebbero garantir loro.

Maltrattamento prescritto, i cani in affido rischiano di tornare al denunciato

Maltrattamento prescritto, così cani in affido rischiano di tornare al denunciato: il reato è estinto e non c’è confisca. Non sono bastati ben sette anni per riuscire a concludere il processo, nemmeno quello di primo grado, e così è intervenuta la prescrizione. Questo è uno dei tanti casi di giustizia negata, dopo quello recente che ha visto prescritti i crimini compiuti presso il macello di Torino.

Questa indagine, alla quale avevo partecipato, scaturisce a seguito di accertamenti e controlli messi in atto dalla Polizia Provinciale di Monza presso un garden di Desio. Avendo conosciuto quando sarebbe avvenuta la consegna un appostamento aveva permesso di bloccare un commerciante e un veterinario, che sarebbero stati denunciati per una serie di reati. Personaggi noti alle cronache e oggetto di diverse segnalazioni all’Autorità Giudiziaria. E così i cuccioli furono sequestrati e affidati tramite ENPA Monza a nuovi custodi.

Fatti nemmeno particolarmente complessi quelli accertati, che non richiedevano grossi approfondimenti. Serviva solo una giustizia degna di un paese normale, con tempi che possano essere accettabili. Il solito commercio di cuccioli sotto età, vaccinazioni fatte in auto dal veterinario, documenti che attestavano fatti diversi da quelli accertati. Questioni semplici da capire, senza necessità di ulteriori approfondimenti.

La giustizia fallisce e i cani rischiano di tornare, come spesso accade, all’indagato

Lo dice a chiare lettere il Corriere della Sera in un articolo ripercorrendo questa storia che, purtroppo, racconta di una giustizia sgangherata. Non è una colpa dei magistrati, che sono costretti spesso a operare in condizioni davvero drammatiche, ma non è colpa nemmeno della polizia giudiziaria e men che meno di cani e custodi. La colpa è di una norma penale bizantina, fatta di troppi distinguo e di cronici ritardi.

Una giustizia che estingue i reati dei responsabili anche quando sarebbero facili e veloci da perseguire. Autori che se fossero davvero innocenti rinuncerebbero alla prescrizione. Ma solo un galantuomo innocente vuole essere processato, tutti gli altri preferiscono scappare.

I cuccioli diventano ostaggi, da cedere a chi pagherà il riscatto

I cuccioli di allora, diventati i cani adulti di oggi, vivono felicemente con i loro custodi, ma diventano incolpevoli ostaggi di un “legittimo proprietario” secondo la legge. Che non li rivorrà indietro perché un commerciante non sa cosa farsene di un cane di otto anni, ma si trasformano in un valore insperato per l’indagato. Che potrà chiedere a chi li sta detenendo da anni di acquistarli, se non vogliono farseli portare via. Così la giustizia avrà perso due volte.

«Abbiamo fatto leva su una sentenza recente della Cassazione — spiega il legale —, il processo, tra l’altro, non ha fatto neanche in tempo a entrare nel vivo con l’istruttoria e l’audizione dei testimoni: in virtù dell’esito del procedimento, la proprietà deve tornare in capo al mio assistito». Il legale lascia intendere che la questione tra Vigani (denunciato più volte per traffico di cuccioli dall’Est Europa), e gli affidatari potrebbe anche chiudersi con un accordo economico.

Integralmente tratto dall’articolo del Corriere della Sera

Abolire la prescrizione e velocizzare i processi sono due obiettivi che qualsiasi governo dovrebbe ritenere prioritari. Nulla è peggio per un cittadino di sentirsi indifeso, scarsamente tutelato. In questo modo ha l’impressione di trovarsi fra due fuochi e di essere inerme. Quando lo Stato perde la fiducia dei suoi cittadini tutta la collettività perde qualcosa.

Aggiornamento del 28/01/2019: quasi tutti i proprietari hanno ricomprato i cani dall’allevatore e hanno già definito l’acquisto (obbligato). Alcuni stanno cercando altre strade e se non ci saranno novità cederanno e pagheranno per tenersi il loro cane.