Uccisi da bracconieri lince e avvoltoio: facevano parte di importanti programmi di reintroduzione

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Uccisi da bracconieri una lince e un avvoltoio capovaccaio, che erano parte di programmi di reintroduzione. Gli episodi sono avvenuti a distanza di poche settimane nella regione della Carinzia, in Austria, e nei cieli del Canale di Sicilia. Una dimostrazione di quanto anche l’arrogante stupidità dei bracconieri sia trasnazionale e di come sia difficile fare conservazione. Lince e capovaccaio hanno sagome inconfondibili, quindi chi ha premuto il grilletto del fucile non ha fatto un errore, ma ha compiuto un gesto intenzionale, deliberato.

La lince battezzata Sofia è stata uccisa da una fucilata ai primi di ottobre, aveva solo 6 anni e era stata rilasciata il 16 marzo scorso a Tarvisio, in Friuli Venezia Giulia. Era stata catturata nel Giura svizzero solo pochi mesi prima. La sua reintroduzione era stata effettuata nell’ambito del progetto ULyCA (Urgent Lynx Conservation Action), che ha l’obiettivo di ripopolare le Alpi con questo felino. Sara invece, questo il nome dell’esemplare femmina di capovaccaio, è stata presa a fucilate il 19 settembre, nei pressi dell’isola di Marettimo in Sicilia. Era stata liberata dal CERM (Centro Rapaci Minacciati di Semproniano) nel lontano 2015

Uccisi da bracconieri una lince e un avvoltoio, dalla stessa umana arrogante stupidità

Insieme a Sara negli anni sono caduti, proprio in quel tratto di mare infestato da bracconieri, altri avvoltoi che facevano parte del progetto. Oltre a numerosissimi altri rapaci e migratori. A causa di un bracconaggio che non si riesce a debellare, anche se per fortuna risulta essere molto diminuito rispetto agli anni ’90. Purtroppo nemmeno i quasi duemila chilometri che dividono il Canale di Sicilia dall’Austria cambiano la sorte di animali importanti per la conservazione della specie.

Probabilmente le motivazioni di quelle fucilate sono diverse, anche se non modificano il risultato avendo ucciso animali che non meritavano questa sorte. La lince è vittima, come tutti i predatori, di pregiudizi che la vogliono in competizione con l’uomo e in particolar modo con cacciatori e allevatori. Il capovaccaio, invece, è una vittima dell’ignoranza, che porta ancora a credere che uccidere i rapaci protegga dai tradimenti coniugali, o di qualche altro stupido pregiudizio. Chi ha premuto il grilletto probabilmente nemmeno sapeva che il capovaccaio, come tutti gli avvoltoi, è un necrofago. Animali che nutrendosi quasi esclusivamente di cadaveri, contribuiscono a evitare la diffusione di malattie. Spazzini alati importantissimi per la biodiversità.

Tutelare i predatori è fondamentale per il mantenimento degli equilibri faunistici

Gli animali selvatici meno amati e più perseguitati sono molto spesso quelli più utili alla biodiversità. Predatori apicali e necrofagi hanno un’importanza fondamentale per il mantenimento degli equilibri fra specie e per la buona salute degli ambienti naturali. Un concetto troppo spesso dimenticato o del tutto sconosciuto ai tantissimi che si lamentano della loro presenza. Orsi, lupi e ora anche le poche linci presenti sul territorio sono costantemente indicati, da molti media e dal mondo agricolo e venatorio, come dei pericoli per la collettività. Creando allarmismi ingiustificati e dando luogo a vere e proprie campagne d’odio, che ora in Italia hanno come principale bersaglio i lupi.

Nel nostro paese il bracconaggio rappresenta una presenza pericolosa e costante sul territorio, che solo raramente viene vista con tutte le sue devastanti conseguenze. Un fenomeno presente, purtroppo, anche in altri Stati europei, nonostante la presenza di normative meno filo venatorie delle nostre. Il bracconaggio è un’attività che non trova alcuna giustificazione -un tempo, almeno, si bracconava per fame o per soldi- e che è fondata su crudeltà e ignoranza. Un crimine contro il quale servono leggi con maggior potere deterrente e la creazione di una nuova cultura della coesistenza, basata sulla miglior conoscenza del mondo naturale.

Torna la lince in Italia

Torna la lince in Italia passando dal confine Est della penisola, come confermano avvistamenti e foto.

Un altro predatore sta colonizzando nuovamente territori che un tempo abitava. Al pari del lupo che dopo essere rimasto per anni confinato ha riconquistato l’Italia.

Il ritorno della lince non è dovuto a un ripopolamento fatto in Italia, ma si tratta semplicemente di un ritorno spontaneo, causato da condizioni ambientali mutate. Nonostante le leggende che inizieranno a nascere.

La lince europea è in buona compagnia: sempre dal confine friulano stanno infatti rientrando anche i castori europei e si sono, da tempo, affacciati gli sciacalli. Dimostrando, se ce ne fosse bisogno, che gli animali tornano, compaiono o spariscono a seconda delle condizioni ambientali.

Pochi giorni fa è comparsa sui social la notizia, infondata, che in una vallata dell’appennino era stata rinvenuta una cassa, proveniente dal Canada che secondo l’autore della fake news, era stata usata per liberare un lupo canadese. Nell’ambito di un piano di ripopolamento clandestino. L’ennesima stupidaggine messa in giro per alimentare la leggenda della liberazione dei lupi (leggi qui).

Il ritorno di alcune specie animali, così come la nuova colonizzazione di altre, può avvenire per motivi completamente indipendenti dalla volontà umana. Va da se che troppe volte gli uomini non riescano a realizzare, in termini di ripopolamenti, gli scopi che si erano prefissi. Andando incontro a fallimenti incredibili.

Ad esempio la lince fu reintrodotta in Val d’Aosta molti anni fa, ma il tentativo finì malamente, anche a causa di un errore non secondario: anziché una coppia per sbaglio (incredibile) furono liberati due maschi. Entrambi morti in poco tempo.

Fortunatamente non è sempre così e a livello europeo ci sono state reintroduzioni di linci avvenute con successo. Che hanno poi portato esemplari in dispersione anche nel nostro paese. In Italia l’unico ripopolamento di grandi carnivori avvenuto con successo riguarda gli orsi con cui è stato ripopolato l’arco alpino orientale.

Diverso il discorso sul fronte dei ripopolamenti a fini venatori, dove i fagiani non sono mai abbastanza e vengono lanciati più volte all’anno. Si continua a parlare impropriamente di ripopolamenti, mentre si tratta, in realtà,  di fagiani pronta caccia. Sul fronte opposto come dimenticare i cinghiali, introdotti dall’Est perché più grossi e resistenti e poi andati fuori controllo.

Con buona pace della capacità gestionale dei cacciatori. Categoria alla quale, purtroppo, viene affidata in massima parte la gestione faunistica, con risultati davvero pessimi, sotto il profilo naturalistico ma ottimi in termini elettorali per la politica.

Torna la lince in Italia e speriamo che non diventi anche lei, al pari del lupo e in proporzione minore anche dell’orso, un bersaglio per i bracconieri nostrani, sempre poco inclini a dividere le prede con i grandi carnivori.

Questi ritorni dovrebbero far riflettere sulla capacità della natura di compiere atti armonici di rigenerazione, popolando nuovamente territori dove, nel tempo, sono cambiate condizioni ambientali. Aumentando gli ungulati, aumentando le prede e diminuendo l’antropizzazione della montagna si creano nuovi spazi per i predatori.

Agli animali non interessano i confini delle nazioni e hanno un solo scopo: quello di trovare le migliori condizioni per perpetuare la propria specie. Senza altro interesse che sia diverso dalla motivazione principale di riprodursi, che contraddistingue ogni essere vivente.