Catturare uccelli da richiamo è ora vietato per sempre

Catturare uccelli da richiamo

Catturare uccelli da richiamo è stato vietato sembra proprio in via definitiva. Grazie all’ordinanza del Consiglio di Stato del 12 dicembre 2019, che ha dichiarato inammissibile il ricorso contro la chiusura dei roccoli presentato dall’ANUU. Sembra impossibile che nel 2019 esista ancora una realtà che si chiami Associazione Nazionale Uccellatori e Uccellinai, però è così.

ANUU, rappresentando gli interessi di chi gli uccelli li cattura(va) e li vende, aveva presentato un ricorso contro la decisione del TAR che aveva evitato la riapertura dei roccoli. Non rendendosi conto di quanto fosse anacronistico cercare di difendere comportamenti vietati e fuori del tempo. Ma si sa che ogni categoria cerca di difendere i propri interessi e di quanti sostengono che possa essere legittimo usare ancora le reti da uccellagione.

Il ricorso chiedeva di annullare l’ordinanza del Tar Lombardia di sospensione della delibera della Regione Lombardia che riapriva illegittimamente i “roccoli” per la cattura di 12.700 uccelli selvatici da destinare a richiami vivi per la caccia da appostamento.

Il Consiglio di Stato mette una pietra tombale sulle catture dei richiami vivi

Dopo l’ordinanza del TAR, il parere negativo di ISPRA, la pronuncia contraria della Commissione europea e l’annullamento della delibera regionale da parte del Consiglio dei Ministri i “roccolatori” ed i loro sponsor politici si sarebbero dovuti arrendere.

E invece hanno deciso di percorrere anche la strada del Consiglio di Stato, trovando un’altra porta chiusa e la definitiva bocciatura. Il supremo organo amministrativo ha infatti rigettato il ricorso ritenendolo inammissibile. Le deroghe non possono essere consentite quando esistono alternative, come nel caso dei richiami.

Viene così a cadere definitivamente anche il tentativo di poter far rientrare dalla finestra quanto non si riusciva a far più passare dalla porta. La cattura degli uccelli con le reti era vietata, ma il mondo venatorio e la politica che lo asseconda avevano pensato di poter usare le deroghe. Violando palesemente logica e buon senso.

Non si possono concedere deroghe per agevolare i cacciatori

Per questo motivo il Consiglio di Stato ha ritenuto inammissibile il ricorso. Se i cacciatori vogliono usare i richiami li devono allevare oppure possono usare quelli manuali. Fermo restando, naturalmente, il divieto di usare quelli elettroacustici per esercitare la caccia.

Con questa pronuncia, salvo un improbabile cambiamento della normativa, non vi sono più strade percorribili per cercare di legittimare le reti. Mettendo la parola fine a catture fatte con metodi non selettivi, grazie proprio al tentativo sconsiderato di ANUU. Le associazioni che avevano promosso il ricorso che aveva portato alla bocciatura del TAR esultano.

ENPA, LAC, LAV, LIPU e WWF Italia incassano questa vittoria insperata, proprio in quanto causata dall’arroganza degli avversari. E le motivazioni del Consiglio di Stato non lasciano spazio a futuri ripensamenti:

Il Presidente del Consiglio di Stato, che ha firmato l’ordinanza condannando anche alle spese legali i cacciatori, ha ribadito che le catture degli uccelli con le reti, anche in forma di deroga autorizzata, sono illegali.

Indicando che il concetto di “assenza di soluzioni alternative” alla concessione delle deroghe “non si riferisce a meri inconvenienti o a risultati che non raggiungano il gradimento dei cacciatori, bensì alla vera e propria impossibilità di ricorrere ad alternative, quali appunto l’allevamento o, ben più agevolmente ed auspicabilmente, l’impiego di richiami manuali o a bocca (…)” .

Jovanotti attacca gli ambientalisti

Jovanotti attacca gli ambientalisti
Foto tratta dal profilo FB del JBP

Jovanotti attacca gli ambientalisti accusandoli di essere più inquinati delle fogne di New Delhi, a causa delle numerose critiche ricevute per la scelta dei luoghi delle sue kermesse. Abituato a essere osannato dal pubblico e noto per il suo impegno evidentemente il Jova non è abituato a ricevere critiche.

Ovviamente le contestazioni hanno coinvolto non solo il cantante, ma anche WWF Italia che dell’evento è stato il principale testimonial ambientalista. E che per questo ha ricevuto molte critiche da parte dei suoi sostenitori, che poco hanno gradito l’abbinamento del panda con il cantante, almeno in questa occasione.

Sulla rete si è letto di tutto, compreso un buon numero di fake news che accusavano Jovanotti di aver causato scempi incredibili. Innescando attacchi agli ambientalisti che non erano, probabilmente, del tutto innocenti ma volutamente fatti per screditare la categoria.

Contro il Jova Beach Party sono “partiti” insulti e contestazioni

Jovanotti attacca gli ambientalisti e certo la rancorosa risposta di Lorenzo Cherubini non è servita a placare gli animi, anche per il tenore delle dichiarazioni. Che potevano essere più incentrate sulla falsità delle notizie che sull’inquinamento delle associazioni. Argomento quest’ultimo che potrebbe meritare forse approfondimenti, ma che sulla sua pagina FB è stato proprio fuori luogo.

Il periodico VITA.IT aveva già pubblicato, il 19 luglio, un articolo molto critico dal titolo “Jovanotti e WWF, i conti non tornano” che invito a leggere con attenzione. Considerando anche che questo giornale è la voce delle organizzazioni del Terzo Settore, quindi non certo collocabile come ostile al WWF. E Vita aveva già intervistato il giorno prima Gaetano Benedetto, il DG del WWF in questo articolo.

Nei pezzi si evidenziano in modo molto dettagliato i motivi di critica e le molte perplessità sull’opportunità di realizzare mega eventi proprio in ecosistemi non solo delicati, ma anche già messi duramente alla prova. Ambienti in cui, in alcuni casi, erano presenti criticità ineludibili. Che non vi è ragione di credere non siano state considerate.

Jovanotti si è spesso speso per la difesa di ambiente e animali e ora…

Il WWF dice di aver iniziato a collaborare a tour già strutturato, ma certo sapendo che erano le spiagge i luoghi d’elezione dei concerti, forse un minimo di riserve avrebbero dovuto essere fatte. Un evento di questo genere non può essere considerato “a impatto zero”, ecologico, compensato. Resta quindi il grande quesito se queste operazioni facciano bene all’ambiente. Ma anche all’ambientalismo in generale.

Difficile non dare ragione a chi fa critiche a Jovanotti e anche al WWF: il Jova Beach Party è stato un evento commerciale come tanti altri: farlo diventare un momento green è stata davvero una mistificazione. Saranno stati lanciati anche messaggi di tutela ambientale durante i concerti, ma questo non basta a farli giudicare positivamente.

Jovanotti avrebbe fatto meglio a organizzare il suo tour senza volerlo trasformare in un evento ecologico, raccontando al termine le attenzioni che aveva avuto per l’ambiente, senza usare l’ambientalismo come sponsor.

Invece questa in effetti si è rivelata come un’operazione di green washing che gli si è ritorta contro, coinvolgendo anche il WWF nella caduta.

Ognuno poi può avere i giudizi che ritiene, può pensare e dire, come ha fatto Jovanotti, che l’ambientalismo sia più inquinato di una fogna. Però lo deve fare da un altro pulpito, senza aver commesso errori inescusabili.

Diversamente non solo non si è credibili, ma si rischia di essere giudicati male quando le accuse contro l’ambientalismo vengono fatte quando sei stato preso con le dita nella marmellata.