
Abbattimento lupi: ISPRA e Ministero Ambiente sono già ai blocchi di partenza per dare il via alle azioni di contenimento. Con una solerzia decisamente inusuale sono già stati prodotti i protocolli che consentiranno l'abbattimento dei predatori. Il limite del prelievo sarà del 3/5% della popolazione stimata con il censimento del 2021, quindi con una forchetta compresa fra i 100 e 160 individui. Gli abbattimenti riguarderanno gli esemplari confidenti, pericolosi o responsabili di predazioni multiple sugli animali al pascolo.
Il recente declassamento del lupo previsto dalla Convenzione di Berna dovrebbe concludere i suoi passaggi esecutivi a breve. Ma nulla è ancora dato per scontato. Nonostante le proteste di una gran parte del mondo scientifico e delle associazioni che si occupano di tutela ambientale e della difesa del predatore. Sul fronte opposto, in Italia, si registra il plauso dei partiti di governo, con la sola esclusione della Lega che vorrebbe poter procedere con abbattimenti su scala ancora più ampia. In un momento politico in cui il ministero dell'Ambiente sembra aver perso ogni volontà di rispettare lo spirito delle motivazioni istituitive del dicastero, con la presenza di un ministro "trasparente" su questi temi.
Nella realtà gli abbattimenti annunciati si presentano come un pessimo segnale che, ancora una volta, attesta la volontà di accreditare la gestione venatoria come strumento per il mantemimento degli eqilibri faunistici. Tecnicamente questi abbattimenti non porteranno a un'effettiva riduzione delle predazioni sugli animali d'allevamento, ma saranno soltanto uno strumento di propaganda. Avvallato da ISPRA che è bene sottolineare che ha un compito meramente tecnico, da ente certificatore, attestando che i prelievi non metteranno in pericolo la sopravvivenza della specie.
Abbattimento lupi: Ispra e Ministero Ambiente sono pronti ad autorizzare il prelievo venatorio
In realtà gli abbattimenti sarebbero già stati possibili anche con la normativa vigente prima del declassamento che sarà operato dalla Convenzione di Berna. Avrebbero però dovuto avere giustificazioni ineccepibili sulle motivazioni, necessarie per l'abbattimento delle specie particolarmente protette. Motivazioni stringenti che ora verranno parzialmente a cadere, semplificando le procedure. Azioni messe in campo non per rimuovere esemplari pericolosi ma solo per accontentare gli allevatori che hanno subito predazioni. Perdite quasi sempre causate dalla mancanza di azioni preventive di protezione degli animali al pascolo.
La politica non segue criteri di salvaguardia del patrimonio selvatico, volti alla tutela dell'equilibrio faunistico, ma solo criteri politici di tutela del patrimonio elettorale. Il mondo agricolo e quello venatorio chiedono gli abbattimenti e la politica li agevola per trasformare il consenso in voti. Tutto il resto non conta, come dimostra la posizione della Lega che, in calo di consensi, cerca di erodere voti della sua maggioranza chiedendo ancora più liberta negli abbattimenti. Un sorpasso a destra della destra di governo, già filovenatoria e schierata a fianco del mondo agricolo più arretrato culturalmente.
In questo momento essere favorevoli agli abbattimenti dei lupi non è un fattore di scelta fra necessità umane e bisogni dei selvatici. E' una scelta fra il tentativo di ricreare un equilibrio e la volontà di alterarlo per convenienza. Due posizioni antitetiche e inconciliabili, che non potranno mai trovare un punto di incontro. Questa è la ragione per la quale cinque associazioni europee hanno fatto ricorso al Tribunale dell'Unione Europea contro le decisioni prese dal Consiglio UE che hanno portato al declassamento deciso dalla Convenzione di Berna. Le associazioni italiane firmatarie del ricorso sono Green Impact, LNDC Animal Protection e Hearth.
