ammanettare i carabinieri forestali per decreto

Ammanettare i Carabinieri Forestali per decreto: i bracconieri ringraziano (e non solo loro!). Un’altra brutta pagina scritta dallo scoppiettante ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Che, con un colpo di mano e di teatro, si prende i la gestione dei Carabinieri Forestali. Con un decreto legge di dubbia correttezza, dopo aver attraversato acque agitate a causa dei suoi ultimi interventi, il ministro trasferisce dal ministero dell’Ambiente al suo il Comando delle Unità Forestali. Inizialmente sembrava ci potesse essere un veto del Quirinale, mentre oggi il è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

La decretazione d’urgenza in un paese normale dovrebbe essere utilizzata per ragioni indifferibili che giustifichino, appunto, lo strumento del decreto legge. Un atto che dovrebbe essere utilizzato solo per evitare che un vuoto legislativo possa creare un pericolo alla cosa pubblica. Succede invece che l’arroganza stia superando l’urgenza, che la supponenza stia cercando di mettere la mordacchia a una forza di polizia. E succede che questa mordacchia venga messa a un tiro di schioppo, proprio il caso di dirlo, dalle elezioni europee.

Estratto dall’articolo 9 del DL 15 maggio 24 nr. 63

(…) Allo scopo di assicurare maggiore continuita’ nell’esercizio delle funzioni di comando, alta direzione, coordinamento e controllo, nonche’ nello svolgimento di compiti particolari e di elevata specializzazione in materia di tutela agroalimentare demandati all’Arma dei carabinieri, preservando i controlli nell’ambito delle
competenze in materia ambientale (…)

b) all’articolo 174-bis, comma 2, la lettera a) e’ sostituita dalla seguente:
«a) Comando unita’ forestali, ambientali e agroalimentari, che, ferme restando la dipendenza dell’Arma dei carabinieri dal Capo di stato maggiore della difesa (…), dipende funzionalmente dal Ministro dell’agricoltura, della sovranita’ alimentare e delle foreste (…)

DECRETO-LEGGE 15 maggio 2024, n. 63 Disposizioni urgenti per le imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura, nonche’ per le imprese di interesse strategico nazionale. (24G00081) (GU Serie Generale n.112 del 15-05-2024)

Il ministro amico dei cacciatori, che nulla sa di ambiente e che dapprima nega, per poi affermarlo, che gli animali siano esseri senzienti!

In un paese normale sarebbe “normale” avere un ministro con normali competenze. In un paese speciale succede di avere un ministro che dimostra di non avere conoscenze, che risponde d’impeto, che da lezioni senza poterselo permettere. Un paese normale che è costretto a affrontare un periodo speciale, stretto fra crisi climatica e ambientale e guerre, dovrebbe avere al timone un abile nocchiere. Invece stiamo toccando sì il vertice, ma quello dell’arroganza mescolata con la convenienza, di chi fissa l’asticella dell’importanza sul traguardo elettorale. Purtroppo accompagnato da un silenzio quasi assordante dell’opinione pubblica.

Accorpando i Carabinieri forestali al suo ministero Lollobrigida si garantisce la possibilità di rimodulare le operazioni del SOARDA, il nucleo speciale che contrasta il bracconaggio. Dove per rimodulazione si intende probabilmente la cancellazione delle operazioni che possano dare fastidio ai sostenitori di questo governo, Un antipasto in tal senso era già arrivato da una recente riunione pubblica tenutasi in Regione Lombardia, dove il comandante delle Unità Forestali, ambientali e agroalimentari, era stato costretto a partecipare insieme agli avvocati di politici indagati. Una vergogna mai vista.

Questo governo è forse il peggiore dell’Italia repubblicana, ma in Italia è difficile tracciare una classifica, sui temi della tutela ambientale e della difesa dei diritti animali. Tante e tali le prese di posizione da parte dei suoi membri a favore di allevatori, cacciatori, bracconieri e altre categorie indifendibili da meritare il premio Attila. Sbaragliando ogni concorrenza. Senza poter dimenticare i tentativi di trasformare la tv di stato, che tutti paghiamo, nella voce del potere. Oppure la volontà di mettere il bavaglio alla stampa e a quel poco di informazione libera che ancora esiste in Italia.

Allarmi, allarmi siam (contro) gli animalisti: per contenere il dissenso vengono messi in campo anche i militari

Ci sarebbe da sorridere, anche se a denti stretti, a pensare che contro il dissenso vengano schierati anche i militari. Con leggi che puniscono severamente le proteste, un ordine pubblico fuori controllo e con eccessi che non vorremmo più vedere. Ora scendono in campo anche i militari, ufficialmente impiegati per il controllo della peste suina. Ma l’unica pestilenza che rischia di ammorbare il paese è la progressiva contrazione dei diritti, giusificata dalla necessità di ordine che tanti, moltissimi iniziano a identificare come una preoccupante deriva autoritaria del nostro paese.

Al fine di prevenire e contenere i gravi pericoli per la salute pubblica e far fronte alla complessa situazione epidemiologica in atto derivante dalla diffusione della peste suina africana (PSA), i piani di cui agli articoli 19 e 19-ter della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (…)sono attuati anche mediante il personale delle Forze armate (…) previa frequenza dispecifici corsi di formazione e mediante l’utilizzo di idoneo equipaggiamento. (…)

Limitatamente all’esecuzione delle attivita’ di cui al comma 1, al personale delle Forze armate non appartenente all’Arma dei carabinieri, che agisce nei Gruppi operativi territoriali (…) sono attribuite le funzioni di agente di pubblica sicurezza e
puo’ procedere alla identificazione di persone, anche al fine di prevenire o impedire comportamenti che possano mettere in pericolo l’incolumita’ di persone o la sicurezza dei luoghi in cui si svolge l’attivita’, con esclusione delle funzioni di polizia giudiziaria.

Stralcio dell’articolo 6 del D.L 15 maggio 2024, n. 63 Disposizioni urgenti per le imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura, nonche’ per le imprese di interesse strategico nazionale. (24G00081) (GU Serie Generale n.112 del 15-05-2024)

La libertà non è star sopra un albero cantava Gaber, ma si identifica nella partecipazione

Essere liberi significa partecipare al contesto civile e democratico di questo paese, per difendere le tutele collettive, per restare una democrazia partecipata. Ma anche per far capire a chi governa che loro, prima di ogni funzione e potere, sono dipendenti pagati e sono alle dipendenze del popolo sovrano. Che non può e non deve restare interte di fronte a comportamenti di una gravità assoluta come questi.

Le persone che hanno a cuore diritti dei più deboli, tutela degli animali e della biodiversità e dell’ambiente devono impegnarsi e l’appuntamento più vicino è quello delle elezioni europee. Ben sapendo che molta della normativa nazionale è di derivazione europea e che senza quelle norme il nostro paese sarebbe stato ancora più soggetto a devastazioni. Occorre andare a votare, interessandosi su quali persone debbano essere sostenute e quali schieramenti vadano avversati. Un aiuto lo può dare il sito VOTEFORANIMALS ma non basta! Anche in quegli elenchi bisogna saper scegliere, perché molti candidati hanno storie dubbie.

Se vogliamo vivere in un paese migliore non possiamo restare neutrali, occorre schierarsi. Serve esprimere dissenso, fare informazione, tenere alta la guardia. Non è più tempo di tentennamenti, è arrivata l’urgenza dell’impegno civile, il tempo di chiedere conto delle azioni messe in atto nel nome del popolo italiano. Votate chi volete, ma siate critici, impegnatevi, siate cittadini e non sudditi. Non è più il tempo dell’inerzia.