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Carlo Bravo, gli uccelli da richiamo e i sigilli contraffatti: storie ordinarie di caccia e politica dove si fondono incarichi pubblici e vizi privati. Durante la scorsa stagione venatoria il consigliere della Regione Lombardia Carlo Bravo, in quota Fratelli d’Italia, era stato controllato dai Carabinieri del Soarda nel suo appostamento di caccia, I militari avevano potuto riscontrare l’irregolarità di diversi anelli dei suoi richiami vivi. Per questa ragione vennero sequestrati dai Carabinieri tre richiami con anelli apparentemente alterati. Il consigliere Bravo, a dispetto del nome, venne denunciato per contraffazione dei sigilli dello Stato e altre violazioni.

Sino a qui la storia, anzi il prologo: per l’epilogo bisognerà attendere il giudizio del tribunale prima e della Cassazione poi. Questo perché tecnicamente Bravo è innocente sino a sentenza definitiva e quindi su questa specifica vicenda occorrerà attendere. Ci sono però alcune questioni che si possono discutere già da ora e sulle quali è giusto fare corretta informazione.

La prima parla di opportunità e correttezza in relazione al fatto che il consigliere Bravo sia presidente della Commissione Agricoltura della Regione Lombardia. In questa veste il consigliere Bravo, il 10 aprile 2024, durante un’audizione congiunta richiesta dalle Commissioni Agricoltura e Antimafia, ha convocato come esperti gli avvocati che difendono molti bracconieri. Il punto focale non sta sui discutibilissimi ospiti, ma sul fatto che quell’audizione fosse destinata al Comandante dei Carabinieri Forestali per fare il punto sul bracconaggio.

Carlo Bravo, gli uccelli da richiamo, il bracconaggio e i Carabinieri del Soarda

Un’audizione voluta per descrivere i risultati del’Operazione Pettirosso. Operazione attraverso la quale ogni anno i Carabinieri Forestali operano controlli mirati in uno degli hotspot più caldi del bracconaggio:

Si è conclusa l’operazione antibracconaggio dei Carabinieri Forestali denominata “Pettirosso”, coordinata dal Reparto Operativo – SOARDA (Sezione Operativa Antibracconaggio e Reati in Danno agli Animali) del Raggruppamento Carabinieri CITES in sinergia con i Gruppi Carabinieri Forestali di Brescia, Bergamo, Mantova, Vicenza, Verona e Padova e il supporto di un’unità cinofila addestrata alla ricerca di armi, munizioni, strumenti di cattura, richiami acustici, fauna selvatica. (…)

(…) Il bracconaggio in queste zone nasce da antiche tradizioni legate ai periodi carestie, guerre e situazioni di estrema povertà, ma ancora oggi è molto diffuso. L’avifauna è molto ricercata dai ristoranti locali perché ingrediente indispensabile per piatti tipici come la famosa “polenta e osei” e “lo spiedo”. È frequente anche il consumo casalingo. La seconda ragione è sia commerciale che amatoriale: si ha immissione sul mercato di esemplari catturati in natura ed inanellati abusivamente con modalità spesso cruente per essere poi destinati principalmente all’uso come richiami vivi, ma talvolta anche a voliere con finalità riproduttive od ornamentali.
Per tali motivi i Carabinieri Forestali continuano a vigilare e garantire la tutela delle specie di avifauna che dipingono il nostro cielo con la loro variopinta livrea con il fine ultimo di salvaguardare il patrimonio ambientale che tutti abbiamo il dovere di conservare.
E’ stato effettuato un capillare controllo del territorio nelle provincie lombardo venete interessate. L’attività operativa svolta ha portato alla denuncia di 123 persone per reati perpetrati contro l’avifauna selvatica, n. 2 arresti per detenzione di arma clandestina e sostanze stupefacenti e al sequestro di 3564 uccelli, di cui 1433 esemplari vivi e 2131 esemplari morti, tra cui numerose specie non cacciabili e specie particolarmente protette, tutti catturati o abbattuti in modo illecito. Sono stati, inoltre, sequestrati 1338 dispositivi di cattura illegale, 75 fucili e 4055 munizioni.

Tratto dal comunicato stampa 2023 del Comando Carabinieri

Carlo Bravo, gli uccelli da richiamo e il rispetto delle istituzioni non dovrebbe mai piegare organismi pubblici alle convenienze di pochi

Carlo Bravo risulta essere stato denunciato dai Carabinieri Forestali nel novembre 2023, ben cinque mesi abbondanti prima dell’audizione. Nonostante questo fatto, che avrebbe consigliato l’astensione su un tema così sovrapposto alla denuncia, Bravo convoca la commissione invitando anche gli avvocati dei cacciatori. Che durante l’audizione contestano apertamente l’operato dei Carabinieri. Sostenendo che troppe volte le accuse formulate finiscono per non trovare riscontro nei tribunali.

L’opposizione protesta, anche per il fatto che i nomi degli esperti erano stati secretati sino al momento dell’audizione. Un comportamento singolare per un organismo pubblico, dove oltre alla coerenza dovrebbe essere di casa la trasparenza. Dove chi gestisce deve o dovrebbe ricordarsi sempre l’obbligo di esercitare il mandato con dignità e onore. L’audizione dei cosiddetti esperti, come era prevedibile, non aggiunge niente di rilevante.

Poco tempo dopo il ministro Lollobrigida, con un decreto legge mal digerito anche dal Quirinale, scippa i Carabinieri Forestali al Ministero dell’ambiente e assoggetta la loro operativita a quello dell’agricoltura. Un ministro notoriamente cacciatore che prende il coordinamento dell’unica vera struttura che svolga attività antibracconaggio. Un capolavoro, se non fossimo in un paese democratico che dovrebbe difendere, fra le altre cose, la fauna in nome dello Stato al quale la stessa appartiene! Questo non vuol dire che tutti i cacciatori difendano i bracconieri, ma resta il fatto che non sia accettabile il contenuto del provvedimento, nè le sue modalità di attuazione.

Bravo impugna il sequestro dei Carabinieri e perde, sia al Riesame che in Cassazione! La suprema corte da ragione ai Carabinieri

Contro il sequestro dei tre richiami contraffatti Carlo Bravo ricorre al Tribunale del Riesame, che il 28 novembre conferma l’operato dei Carabineri. Non pago il presidente della Commissione Agricoltura ricorre in Cassazione e la suprema corte, con sentenza 24747/24 – sezione V – del 27/02/2024, ancora una volta gli da torto. Dichiarando legittimo e conforme l’accertamento dei Carabinieri, anche nella parte relativa all’ipotesi che gli anelli identificativi vadano considerati come sigilli dello Stato.

(…) In ogni caso, si tratta di doglianza anche manifestamente infondata, poiché nella relazione tecnica allegata al sequestro, è chiarita “l’inseparabilità” di ciascun esemplare di fauna aviaria dall’anello che dovrebbe attestarne l’origine, salvo modificarne lecondizioni o ledere la zampa su cui è collocato.
Ed invero, si ricorda, da parte dell’esperto ornitologo, come ogni esemplare di fauna selvatica, appartenente al patrimonio indisponibile dello Stato, per essere lecitamentede tenuto, e quale prova della sua nascita in cattività, deve essere provvisto di un “anello cilindrico inamovibile”, che viene infilato agevolmente, con una manovra assolutamente
indolore al tarso dell’animale e senza arrecargli danno, quando questo è ancora nidiaceo; con la crescita dell’animale, invero, l’anello risulta non più rimovibile, in quanto la zampa raggiunge il suo accrescimento massimo a completamento dello sviluppo.
Dunque, le modalità di apposizione dell’anello determinano la possibilità di verificare laliceità della detenzione dell’esemplare.
(…)

Sentenza 24747/24 – Sezione V – Udienza del 27/02/2024

Ora le opposizioni chiedono le dimissioni, quanto mai improbabili, del consigliere Bravo, che pur innocente sino a sentenza definitiva dovrebbe capire le ragioni di opportunità. Un consigliere regionale indagato per reati legati alla caccia e al bracconaggio dovrebbe essere cautelativamente sospeso sino a sentenza da ogni incarico attinente alla sua imputazione. Mentre invece Bravo si è molto adoperato per far modificare il regolamento regionale della Lonbardia in materia di anelli di identificazione degli uccelli da richiamo. Quindi il rischio è che gli interessi di pochi e dello stesso Bravo siano soddisfatti a scapito della collettività che i fucili li vorrebbe vedere appesi al chiodo.