lupi grigi tornano protetti

I lupi grigi tornano protetti negli USA, cambiando radicalmente la decisione assunta da Donald Trump durante la sua permanenza alla Casa Bianca. Non per volere del nuovo presidente, ma per decisione di un giudice dello Stato della California, che di fatto ha ripristinato la protezione della specie in quasi tutti gli Stati. Una sconfitta per quanti vedono i predatori come concorrenti e una vittoria non solo per i lupi ma per l’equilibrio ambientale.

Le motivazioni della caccia ai lupi sono sempre le stesse: entrano in contrasto con gli interessi di allevatori e cacciatori. Questi ultimi molto potenti negli Stati Uniti anche grazie al supporto dei produttori di armi. Il giudice che ha adottato questa decisione ha affermato che esistevano seri rischi per la popolazione dei lupi. Scampati all’estinzione proprio grazie alle misure di protezione. Una situazione molto simile a quella italiana, dove la ripresa della popolazione dei lupi, oramai ridotta al lumicino, ha coinciso con misure di tutela.

La realtà è che il lupo è un animale molto adattabile, resiliente, capace di grandi spostamenti sul territorio ma incapace di resistere alla pressione venatoria e al bracconaggio. Basti pensare a che cosa è accaduto nei primi anni del secolo scorso dove un’intensa persecuzione, avvenuta con ogni mezzo, aveva portato allo sterminio. Per ogni lupo morto veniva pagato un premio ai cosiddetti “lupari”, cacciatori che sbarcavano il lunario uccidendo predatori.

I lupi grigi tornano protetti, anche se l’amministrazione Biden si è schierata per far continuare la caccia

La situazione americana può essere presa come esempio di quanto determinate decisioni seguano più la politica che la scienza. La tutela ambientale passa anche attraverso i superpredatori come il lupo e già questo dovrebbe essere sufficiente per proteggerli. Gli attacchi dei lupi al bestiame pesano molto ma molto meno rispetto ai vantaggi che derivano dalla loro presenza. Eppure nel nostro paese, dove sono così evidenti i danni causati dalla caccia e dalle persecuzione dei predatori, continuano a levarsi richieste di aprire la caccia.

Si alimentano insicurezza e paure per convincere le persone che la presenza dei lupi rappresenta un pericolo: sbranano i cani, circolano in paese, minacciano i bambini. Più si diffondono queste notizie e più si corre il rischio di abbassare la guardia per la tutela di una specie ombrello, importantissima. Che secondo gli studiosi, solo per fare un esempio, rappresenta la miglior cura nel contrasto alla peste suina, che si sta diffondendo in modo molto preoccupante.

Ma non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire, di chi non si piega nemmeno di fronte alle spiegazioni date da esperti qualificati. Persone che non solo studiano il comportamento, ma valutano le positività che i predatori sono in grado di garantire all’equilibrio ambientale. Quando il mondo naturale è in equilibrio si creano le condizioni per aumentare la sua resilienza e per diminuire i rischi, anche sanitari, per l’uomo. Per questo è così importante far accettare il concetto di condivisione ambientale, che rappresenta l’esatto opposto di quanti vorrebbero vedere l’uomo padrone di tutto.

La tutela ambientale non deve essere soltanto un principio inserito in Costituzione, ma deve diventare una realtà culturale ben compresa

Occorre che la politica smetta di inseguire il consenso degli elettori e si occupi di amministrare il paese e il suo capitale naturale secondo coscienza, senza seguire la convenienza. Per farlo occorre anche iniziare un percorso culturale diverso, coerente con i principi di tutela dell’ambiente e, di conseguenza, di protezione del futuro delle future generazioni.

Abbiamo bisogno di uomini e donne coraggiose, coerenti, che antepongano ai loro interessi le necessità della collettività. Siamo già in ritardo, è stato già perso molto, troppo tempo e stiamo spesso percorrendo strade sbagliate. Ci sono argomenti che sarebbe auspicabile divenissero unitari, trasversali a tutte le forze politiche e la tutela dell’ambiente devono venire prima di ogni altro interesse. Una scelta che, al contrario di quanto affermano molti, contribuirebbe a far crescere la ricchezza dell’Italia e dell’intera Europa.

Costerebbe meno indennizzare i danni causati dagli animali selvatici di quanto costi, in modo strisciante, il dissesto della nostra politica ambientale. Spesso pensata e realizzata da persone prive di conoscenze e competenze, che non ascoltano i tecnici ma soltanto i sondaggi. Capaci di riproporre opere come il Ponte sullo Stretto, devastante sotto il profilo ambientale, oppure il nucleare pulito, che allo stato esiste solo nella fantasia di chi lo teorizza.