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Lupo aggredisce cane e lo uccide per mangiarselo: questa è uno dei tanti titoli che si possono trovare su giornali e media. Declinati in diversi modi, a seconda delle testate e della convenienza, andando da “Lupo sbrana cani davanti agli occhi del padrone” a altri più truculenti. In questo caso il male non è negli occhi di guarda ma di chi scrive, perché l’obiettivo non è raccontare la cronaca ma generare paura nei confronti del predatore. Che è bene ricordare non attacca l’uomo da almeno 150 anni, fatti salvi sporadici casi di morsicatura causati da lupi resi confidenti offrendo cibo o detenuti illegalmente.

Il fatto che il lupo aggredisca una possibile preda non deve stupire, così come la sua naturale conseguenza: l’animale ucciso diventerà un pasto. Stiamo parlando di lupi, non di uomini, e se uccidono lo fanno per trovare cibo e una volta abbattuta una preda la sbranano. Unico modo che ha un carnivoro per mangiare tutto quello che non può ingerire intero. Nulla che possa collegare questo comportamento naturale a un pericolo per gli uomini. Nulla di più violento di quanto avviene dietro le pareti di un macello.

Eppure il fatto che un lupo possa uccidere e mangiarsi un cane sembra essere un fatto terribile, crudele. Diventa davvero la dimostrazione di quanto sia pericoloso questo feroce predatore oppure solo una voluta alterazione della realtà? Mai come in questi tempi dovrebbe essere chiaro che la creatura più illogica del pianeta sia il sapiens, con tutti i suoi eccessi di crudeltà, portati avanti con grande disinvoltura su donne e bambini. Eppure nonostante questo ci sentiamo in diritto di demonizzare comportamenti naturali.

Lupo aggredisce cane e lo uccide per mangiarselo – Uomo uccide un suo simile per una lite per un parcheggio

Due situazioni che terminano nello stesso identico modo: con la morte di una delle due parti. Ma se la prima fa orrore e mette paura, mostrando il lupo come un pericoloso demone, la seconda non raggiunge neanche gli onori della prima pagina, ma solo un trafiletto in cronaca. Eppure, ragionando, la prima situazione è naturale come l’arrivo di un temporale, mentre la seconda dovrebbe minare a fondo coscienza di sé e convivenza. Ma non è così perché, in fondo, la crudeltà umana non crea più la notizia, come non lo fanno i morti annegati nel Mediterraneo o i civili in Ucraina.

Il lupo non aggredisce il cane per crudeltà, ma solo per convenienza: i predatori scelgono sempre di provare a uccidere il soggetto più debole del branco. La motivazione che li rende efficaci bioregolatori non va cercata nella supposta pericolosità del lupo, ovviamente, ma nella scelta di attaccare la preda che costerà minor dispendio di energetico. Risparmiare le energie è una necessità per ogni predatore, marino o terrestre, perché la maggioranza degli attacchi vanno a vuoto, costano risorse ma non garantiscono proteine. Un cane alla catena è una preda più facile di un cinghiale o di un capriolo, come lo sono i cani lasciati liberi di vagare per boschi.

Il cane però non è un animale selvatico, ma un animale che vive con l’uomo e per il quale chi lo possiede decide. Di lasciarlo a vita legato a una catena. illudendosi che possa davvero fare la guardia, oppure lasciandolo di vagare nei boschi durante la stagione di caccia o solo pensando di farlo divertire. La responsabilità di quanto di negativo accade in questi casi non è una colpa del lupo, ma il frutto del comportamento dissennato messo in atto dal padrone. Incapace di soppesare rischi e possibili benefici.

I lupi non aggrediscono i cani per mancanza di prede, sono gli uomini che li invitano a vedere i cani come cibo

I lupi sono diffusi su tutto il territorio italiano, che ha una grande disponibilità di animali selvatici. Questi predatori sono riusciti a crescere di numero non soltanto grazie alle leggi che li tutelano, ma anche e soprattutto grazie a una diffusa e massiccia presenza di ungulati selvatici. Che sono le loro prede per elezione, come dimostrano i molti studi fatti sul tema. Eppure sul territorio, specie nelle regioni meridionali, sono presenti anche cani randagi, che spesso si sono ricostituiti in branchi. Ma i cani non sono le prede abituali del lupo, specie quando sono organizzati in gruppi con regole non così diverse.

Per questo mentre il lupo è un ottimo regolatore delle popolazioni di ungulati non sembra avere alcun impatto sul randagismo. Le cose cambiano quando un cane è solo, magari tenuto a catena in un luogo isolato e senza possibilità di difendersi, oppure viene sorpreso da un branco di lupi mentre vaga nei boschi, dove un cane non dovrebbe essere mai lasciato libero di andare. Lo sanno bene i cacciatori, specie quanti praticano le battute al cinghiale, della possibilità tutt’altro che remota che il cane resti ucciso o venga sventrato. Ma di questo non si lamentano. Quasi come se per il cane essere ucciso da un cinghiale diventasse un incidente sul lavoro, mentre quando viene attaccato da un lupo il fato si trasforma in una dimostrazione di pericolo.

Questi diversi giudizi. che rimbalzano, secondo convenienza come le palline in un flipper, sono parte della leggenda creata sui lupi. Per far salire la paura non basta il sapiente uso delle parole più terrifiche, ma si gioca sulla pericolosità del lupo dimostrata dagli attacchi agli animali domestici. Bisognerebbe, invece, censurare i comportamenti umani. Quando trattano i cani come fossero cose o non si preoccupano delle conseguenze di lasciarli liberi nei boschi.