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Orsi in Trentino: ipotesi bracconaggio dopo tante morti sospette, ben sette solo nel corso del 2023. Tutti animali morti sicuramente non per collisioni stradali e molto probabilmente non per dispute territoriali. Orsi che sembrano essere vittime dell’odio nei loro confronti, alimentato da un’amministrazione che non ha saputo gestire il loro reinserimento. Un progetto di ripopolamento fallito, non nei numeri ma nella gestione della convivenza fra plantigradi e trentini. Quello che si potrebbe definire un “successo fallimentare”, con responsabilità chiare: quelle delle amministrazioni che si sono avvicendate nel corso degli anni.

Da una parte nulla è stato fatto per far comprendere alla comunità locale l’importanza dell’orso, comprendendo anche tutte le possibilità economiche collegate. Dall’altra la politica ha usato gli orsi come clava, per far leva sul malcontento dei trentini. Un’arma pericolosa, maneggiata in modo sconsiderato dopo la morte di Andrea Papi, a causa dello sfortunato incontro con un orsa. Non volendo attribuirsi le colpe della cattiva gestione dell’informazione e della completa assenza di un libretto di istruzioni sugli orsi, che andava consegnato a ogni residente, e non solo.

Così Maurizio Fugatti ha iniziato la crociata contro gli orsi, raccontando a ogni piè sospinto che gli orsi in Trentino erano troppi, che andavano abbattuti. Ottenendo in questa crociata più successi a causa degli errori altrui che nelle aule dei tribunali, a causa di una cattiva gestione non solo dell’informazione ma anche del potere. Trovandosi costantemente a sbatter la faccia contro il muro delle sentenze del TAR e del Consiglio di Stato, senza mai fermarsi a ragionare.

Orsi in Trentino e ipotesi bracconaggio: unica certezza è l’ottusa pervicacia delle azioni della politica

«In questo momento stiamo vivendo una polarizzazione estrema nelle opinioni e nei sentimenti che l’opinione pubblica ha verso gli orsi in Trentino. Penso che questo aspetto abbia avuto un ruolo nel ritrovamento di ben 7 orsi morti dall’inizio dell’anno» Questa è la dichiarazione fatta a “Lo scarpone” storica rivista del CAI, dal veterinario Alessandro De Guelmi, veterinario in pensione e grande esperto di plantigradi. Un parere qualificato, considerando che viene da persona che ha vissuto l’intero progetto di reintroduzione e che “respira” l’aria che tura in Trentino.

Ma i sette orsi ritrovati morti, ipotizza anche De Guelmi, potrebbero essere una parte di un numero decisamente maggiore di morti. Considerando che al di là di casi isolati di contiguità con l’uomo la maggioranza degli orsi vive in alta montagna, frequentando zone poco o per nulla abitate e poco frequentate. Rendendo così difficile il rinvenimento dei cadaveri di altri esemplari, soprattutto in tempi utili per poter eseguire le necroscopie e avere certezza sulle cause di morte.

De Guelmi non è contrario agli abbattimenti degli orsi in un’ottica di gestione oculata della specie, ma resta molto critico sulle modalità di gestione dell’amministrazione. Per contro dice anche che la convivenza con l’attuale numero di orsi presenti in Trentino sia una realtà possibile, anche se non coltivata nel modo corretto. Molti sostengono che per combattere il bracconaggio sia necessario avviare abbattimenti mirati, una sorta di contentino alla popolazione. Un’idea difficile da condividere, specie quando manca ogni attività per stimolare la convivenza.

Abbattimenti selettivi degli orsi da usare come strumento di prevenzione del bracconaggio?

Al di là di ogni scelta etica, in un mondo che detiene e mangia miliardi di animali, nel quale la caccia è comunque quasi ovunque lecita, questa può essere la via? Personalmente credo proprio di no, in quanto non insegna la convivenza, non limita la prepotenza e incrementa l’ignoranza. Cerco di spiegare meglio: considerando che un incontro fra un uomo e un’orsa con i cuccioli è un evento sempre possibile, anche se in Trentino ci fossero solo cinquanta orsi, che cosa cambierebbe in termini di sicurezza? Nulla.

Il punto non sono gli abbattimenti ma la corretta informazione alla popolazione, la consapevolezza dell’importanza del capitale naturale. Senza questo contributo di conoscenza non si farà un solo passo avanti, specie in una comunità polarizzata come quella del Trentino. Gli abbattimenti rappresentano il contentino dato alla parte meno consapevole e meno attenta della comunità e a quella politicamente interessante, come il mondo venatorio e quello agricolo. Serbatoi inesauribili di voti, sempre grati a chi li difende, li protegge e si occupa di esaudire le loro richieste.

Del resto, spiace doverlo riconoscere, le elezioni amministrative hanno premiato Fugatti e la sua parte politica. Hanno dimostrato come la ricerca esasperata del consenso elettorale possa avvenire e avere successo anche attraverso una cattiva amministrazione. Sui questo occorre fare delle riflessioni, perché sono realtà che fanno comprendere quanto la politica sia riuscita a avvelenare i pozzi. Trasformando interessi di partito in azioni che nulla hanno a che vedere con il buon governo, ma che si trasformano in voti, nonostante tuttto.

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