
Provincia di Trento e incidenti con gli orsi: l'unica vera responsabile è l'amministrazione del Trentino. Per questo non bisogna farsi trascinare nel campo della contesa, polarizzata, fra chi difende gli orsi e chi, invece, li vuole abbattere. Un campo questo dove, localmente, vince sempre a furor di popolo l'amministrazione trentina. Ampiamente sostenuta dagli elettori che credono che chiunque difenda gli orsi sia un ambientalista da salotto. Credenza diffusa, purtroppo, anche grazie a quei sostenitori degli orsi che si fanno riconoscere sui social per affermazioni tanto emotive quanto dannose.
Attaccare i trentini non cambierà il destino dell'orsa KJ1 mentre servirà per creare un ulteriore pregiudizio, davvero poco utile alla causa. Il focus deve essere spostato dagli orsi e dai trentini per puntarlo sulla gestione della questione del ripopolamento di questi orsi. Un'attività che oramai data quasi tre decenni, prima assentita e poi mal gestita dalla Provincia Autonoma di Trento. Se è vero che l'azione politica resta insindacabile è altrettanto vero che gli amministratori abbiano l'obbligo di esercitare tutte le necessarie azioni per circoscrivere il rischio di incidenti.
Se l'eliminazione di ogni rischio è di fatto impossibile ci sono azioni di mitigazione che possono essere compiute. Azioni che probabilmente avrebbero dovuto iniziare molti anni fa, anche a seguito di riflessioni e dubbi sull'attuazione del progetto. Dubbi che già si potevano cogliere in uno studio sulla reintroduzione degli orsi, condotto da Piero Genovesi e altri. La preoccupazione di una mancata accettazione degli orsi era, infatti, ben nota e presente nello "Studio di fattibilità per la reintroduzione dell'Orso bruno (Ursus arctos) sulle Alpi centrali" pubblicato nel 2000 dall'INFS, ora assorbito da ISPRA.
La causa ultima dell'estinzione dell'orso è quindi probabilmente da ricercarsi, più che nelle mutate condizioni ambientali (che pure hanno avuto un ruolo importante), nella persecuzione diretta operata dall'uomo che ha via via assunto un'efficienza maggiore nell'influenzare negativamente la dinamica delle popolazioni locali. Lo sfruttamento agricolo e zootecnico capillare degli ambienti montani ha sicuramente contribuito a rendere maggiormente problematico il rapporto orso-uomo (maggiori danni, minore tolleranza)e a rendere più efficace l'opera di persecuzione cui la
specie veniva sottoposta, incentivata a più riprese dal pagamento di taglie per gli orsi uccisi.Tratto da Studio di fattibilità per la reintroduzione dell'Orso bruno (Ursus arctos) sulle Alpi centrali
Provincia di Trento e incidenti con gli orsi: un progetto di successo fallito nell'accettazione della popolazione
Appare di tutta evidenza che questo progetto, partito negli anni '90 del secolo scorso, per aver un successo "complessivo" avrebbe dovuto aver un percorso molto diverso. Un inizio che doveva prendere avvio dall'accettazione dell'orso da parte dei trentini, che andavano coinvolti non soltanto attraverso qualche dibattito e un sondaggio telefonico. Se è vero infatti che il sondaggio porto all'accettazione del progeto da parte della popolazione è altrettanto vero che l'intero percorso informativo fu un disastro.
Il progetto ha avuto successo esaminando il tasso di crescita di una popolazione oramai estinta al momento della reintroduzione. Mentre è completamente fallito sul fronte dell'accettazione da parte dei locali, come dimostrano i fatti. Una pessima gestione che è partita dalla coda piuttosto che dalla testa. Mettendo in atto una reintroduzione che dopo poco tempo, quando ha iniziato ad avere successo, è stata sempre più osteggiata. Un percorso di successo dovrebbe partire prima dalla creazione dei presupposti affinché venga accolto. Solo quando questo avviene si dovrebbe passare alla successiva fase attuativa. Però così non è stato.
Gli scienziati, spesso, si affezionano più alla teoria che non alla pratica, più al successo dell'esperimento che non alla condivisione sociale. Possiamo quindi dire che, scientificamente, il progetto iniziato nel 1996 come "Life Ursus" abbia avuto successo. Peccato che sia stata però sottovalutata l'ostilità dei trentini, che continuano a vedere solo i problemi, senza comprendere i benefici. Del resto l'orso è animale complesso e molto più "ingombrante" di altri "predatori", pur nella sua grande utilità per gli equilibri di un territorio.
La Provincia di Trento, per decenni, ha solo cercato di risolvere con il Pacobace le criticità senza occuparsi delle cause
Nel 2024 si può ritenere che la responsabilità dell'attuale conflitto uomo/orso sia stata causata dagli amministratori della PAT. In un percorso lungo decenni dove l'ultimo è Maurizio Fugatti che, dal punto di vista dei risultati, è probabilmente il peggiore. Un presidente che crede che tutta la "questione orsi" sia risolvibile abbattendo o incarcerando. Il miglior emblema di una manifesta incapacità nel gestire il conflitto fra uomo e orso. Ricorrendo sempre e solo a toni muscolari, un trucco oratorio che serve a coprire una lunga catena di omissioni.
Il povero Andrea Papi, ucciso a causa di uno sfortunato incontro con l'orsa Jj4 che aveva i cuccioli, se avesse visitato una volta a Jellowstone avrebbe, forse, potuto evitare l'incidente. Non si può sapere con certezza, ma se avesse potuto ricevere la formazione che il parco di Jellowstone fa ai turisti, forse, sarebbe andato a correre nei boschi con altra modalità. In Trentino, invece, secondo Fugatti ci sono solo troppi orsi. Omettendo di dire che c'è anche zero formazione, tardiva e insufficiente informazione e colpevoli mancanze nella messa in sicurezza dei rifiuti. Ma sono proprio i rifiuti il motivo di attrazione degli orsi vicino agli abitati.
Continuare a accusare gli orsi, ripetendo come un mantra che sono troppi e vanno abbattuti, è una dimostrazione di incapacità. Un buon amministratore prima lavora per minimizzare i rischi, facendo corretta informazione e adottando i provvedimenti necessari. Senza ripetere editti bulgari spesso sconfessati dalla magistratura amministrativa. Una gestione complessiva che meriterebbe di essere meglio indagata anche dalla magistratura contabile.
I conflitti con le attività del l'uomo rappresentano la principale causa di minaccia per la conservazione di lupo, lince e orso. È ormai generalmente accettato che un'efficace conservazione dei grandi carnivori deve necessariamente passare attraverso la risoluzione o l'attenuazione di tali conflitti. Per questo motivo, nella realizzazione del presente studio, particolare attenzione è stata riservata all'analisi dei fattori sociali ed economici, attraverso l'utilizzo maggiore, rispetto a precedenti studi di questo tipo condotti in Italia, dei moderni strumenti di analisi deJl'atteggiamento umano
e degli aspetti finanziari dell'intervento. Oltre ai potenziali conflitti con l'uomo, anche l'ecologia dell'orso rende l'immissione di questa specie particolarmente problematica; le popolazioni di questo carnivoro, infatti, presentano densità molto basse, hanno requisiti spaziali enormi, sono caratterizzate da bassissimi tassi di accrescimento.Tratto da Studio di fattibilità per la reintroduzione dell'Orso bruno (Ursus arctos) sulle Alpi centrali
Impedire che gli orsi diventino confidenti è importante, ma un'orsa con i cuccioli non è un orso confidente o pericoloso
Sostenere che abbattendo qualche orso si riducano gli incidenti è soltanto un proclama a effetto.Recenti studi sostengono che abbattimenti e dissuasione non siano efficaci quanto la corretta gestione dei rifiuti. Unica certezza effettiva sulle rimozioni è il consenso popolare che l'amministrazione ottiene, basato in gran parte sulla scarsa conoscenza delle problematiche di gestione degli orsi. Convinzioni alimentate da cattivi amministratori che non si preoccupano di mettere le basi per un'effettiva coesistenza. Ben sapendo che gli orsi oramai ci sono, che non verrà mai permesso di abbatterli tutti e che, senza informazione, gli incidenti potranno solo ripetersi.
In Trentino si continua a non capire l'importanza e l'indotto creato dal turismo ecologico, al contrario di quanto è avvenuto in Abruzzo. Considerazioni oramai sempre più necessarie in un territorio montano in cui, con molte probabilità, fra un decennio l'assenza di neve e di acqua renderanno sempre più difficile poter sciare. Un ecosistema ben conservato potrebbe essere, invece, molto più attrattivo, come dimostrano i flussi turistici delle zone in cui insistono aree protette. Magari cercando anche di replicare il cosiddetto "sistema Malles", che ha portato a eliminare i pesticidi in quel comune. Pesticidi che, invece, in Val Venosta sono stati trovati anche in alta quota a causa di un loro uso massiccio nelle coltivazioni delle mele.
Il rischio di essere feriti o uccisi dagli orsi è molto basso: in Italia ogni anno muoiono almeno 20 persone a causa degli effetti delle punture di insetti. I casi di incontri/scontri con gli orsi, invece, hanno causato negli ultimi cinque anni un morto e sette feriti, molti dei quali lievi, Incidenti che potevano in parte essere evitati, con condotte corrette (cani al guinzaglio) e buona informazione. L'orsa che Fugatti vorrebbe abbattere vive in Trentino da un quarto di secolo e non ha mai causato problemi. Ora la si vorrebbe, invece, far passare per un orso pericoloso.
Senza poter dimenticare che in Trentino ci sono stati almeno 18 feriti, nell'ultimo quinquennio, a causa di incidenti legati alla caccia. Dati alla mano parrebbe essere tempo di smettere con gli allarmismi iniziando a lavorare seriamente per una pacifica coesistenza.
