Referendum contro orsi e lupi in Trentino

Referendum contro orsi e lupi in Trentino: come previsto vince l'insofferenza che si appresta a presentare il conto alla pessima politica trentina. Con un risultato plebiscitario il 98,5% dei trentini che si sono recati alle urne hanno ritenuto che la presenza dei predatori nelle loro valli costituisca un pericolo. Il voto ha riguardato solo 13 comuni delle valli Di Sole, Pejo e Rabbi. La consultazione non ha valore legale e il verdetto delle urne era scontato, con una partecipazione al voto del 63,16% degli aventi diritto. I cittadini erano stati chiamati alle urne dal comitato nato spontaneamente in Val di Sole dopo l'incidente costato la vita a Andrea Papi.

La mancanza di attività informative e di tutela dei cittadini rappresentano un vuoto realizzato grazie a una disastrosa (e scandalosa) inerzia delle amministrazioni trentine. Che una dopo l'altra hanno ha creato i presupposti per questo risultato. In particolar modo dopo la morte di Andrea che è stata integralmente addebitata alla presenza di orsi e non alla politica. Che nulla ha fatto se non cavalcare il malcontento. Un comportamento irresponsabile perché dietro a ogni incidente, appare oramai più che chiaro, ben si capisce che la causa sia dovuta alla colpevole inerzia delle amministrazioni.

Chi ha gestito il Trentino, nessuno escluso, arrivando sino all'arroganza dell'attuale giunta che tanto parla e poco fa, ha sempre sottovalutato il problema. Capaci soltanto di promuovere una guerra senza quartiere che passa sopra gli interessi legittimi dei cittadini. Residenti che avrebbero dovuti essere garantiti da azioni responsabili della politica. Ma se dopo più di vent'anni dal progetto di ripopolamento mancano ancora cassonetti anti orso per i rifiuti e puntuali campagne di informazione appare evidente la colpevole inerzia.

Referendum contro orsi e lupi in Trentino è stato vinto, ma la politica ha poco da festeggiare

Il referendum popolare privo di validità giuridica ha creato una fotografia precisa della situazione. Ben sapendo che la consultazione non avrà valore giuridico e che gli organizzatori lo useranno come clava politica, certi di poter piegare l'amministrazione a assecondare le loro richieste. I primi sono stati eccessivamente fiduciosi, dando credito a una politica con le mani legate, mentre i secondi pensano di poter cavalcare il malcontento in chiave autonomista. Non è una previsione difficile pensare che entrambi andranno a sbattere contro il muro della realtà.

Il comitato promotore del "referendum farsa" crede che dopo questo risultato la politica aiuterà i trentini a liberarsi dei predatori, ritenuti pericolosi e ingombranti. Non considerando che la PAT, invece, non potrà fare proprio nulla perché dovrà comunque sottostare alle normative nazionali e europee. Quando i residenti si renderanno conto che, quel che poteva fare la Provincia, non lo ha fatto e che quello che vorrebbero i residenti non avrà luogo inizieranno i dolori. Per una politica capace solo di buttare benzina sul fuoco, ma completamente incapace di organizzare e gestire un problema complesso.

Il referendum contro gli orsi e i lupi in Trentino rischia di diventare un boomerang che potrebbe andare a colpire proprio la testa di chi l'ha lanciato. Fugatti, politico da piazza ma certo non un brillante stratega, dovrà raccontare alla popolazione delle terre alte perché tutto sembri sempre in movimento, senza che nulla si possa muovere davvero. Potrebbe dover accettare di ricoprire un nuovo ruolo, passando da quello facile, facile di incendiario a quello della lepre inseguita dai cani, che lui stesso ha reso politicamente aggressivi.

Potrebbe essere questo il giusto tempo per cercare di creare una visione diversa, più inclusiva dove non siano i predatori i veri nemici

Occorrerà osservare cosa succederà nelle prossime settimane, perché anche gli organizzatori della consultazione hanno creato aspettative che non potranno realizzare. Nemmeno se in aperto contrasto con le leggi dello Stato cercassero di promuovere un bracconaggio sfrenato. Molti rischi e pochi risultati perché, in fondo, nemmeno il bracconaggio, proprio come la politica, è in grado di sovvertire completamente le dinamiche di popolazione. Salvo che non si pensi che le forze di polizia staranno a guardare, per assecondare residenti e politica. Realtà impensabile, a meno che non vi sia un colpo di stato.

Una partita ancora molto aperta, che potrebbe portare sorprese impensabili e forse non del tutto negative. Lo si scoprirà nei prossimi mesi.