rivoluzione verde sarà realtà

La rivoluzione verde sarà realtà in un prossimo futuro o resterà l’ennesima promessa non mantenuta? Se questo interrogativo è nei pensieri di moltissimi abitanti del pianeta, resta inciso nella pietra in un paese come il nostro. Dove la politica sembra essere sempre più distante dai bisogni e dalle richieste dei cittadini. Difficile non chiedersi come verranno spesi i quasi 70 miliardi di euro stanziati per la rivoluzione verde. Difficile, pur leggendolo attentamente, capire nella bozza del Recovery Plan cosa succederà davvero.

cani falchi tigri e trafficanti

Possiamo però partire da quello che pare proprio che non succederà: per esempio non verranno smontati gli allevamenti intensivi, non verrà disincentivato il consumo di carne. Eppure proprio su questi due problemi ruota una parte consistente della questione ambientale. E infatti se continuiamo a considerare le proteine animali come la fonte alimentare primaria siamo lontani dall’obiettivo fissato. Deforestazione e sottrazione di territorio agli animali selvatici sono il cuore del problema. Un cuore che nessuno sembra però voler vedere e che ha negli allevamenti di animali il suo centro pulsante.

Non basterà il passaggio alle energie rinnovabili a risolvere. Sarà un tassello fondamentale del cambiamento, ma da solo non potrà cambiare certo l’intero quadro. Se continuiamo a distruggere l’ambiente e a perdere biodiversità non riusciremo a aumentare la tanto declamata resilienza del pianeta. La vita sulla Terra esiste grazie a un fitto reticolo di esseri viventi, che operano in sinergia. Ma noi, se lo volessimo paragonare a una fabbrica, continuiamo a ampliare lo stabilimento, ma uccidiamo gli operai. Un comportamento suicida.

Se la rivoluzione verde sarà realtà dovranno esserci molti e drastici cambiamenti, impossibili governare a forza di compromessi

Non servirà la dialettica a cambiare il corso delle cose, ma bensì il coraggio di voler affrontare la realtà. Il coraggio di affrontare verità scomode, come ad esempio le cause dell’alterazione climatica e ambientale. In questi giorni si sta parlando della necessità di tutelare un terzo delle terre emerse e dei mari, per interrompere la costante e drammatica perdita di biodiversità. Non solo in termini di specie che si andranno a estinguere, ma anche in termini di biomassa. Un parametro che serve a misurare le consistenze delle varie forme di vita sul pianeta.

Secondo una recente ricerca condotta da alcuni scienziati in Germania, che hanno indagato ben 76 aree protette del paese il calo degli insetti è stato drammatico. Anche in aree tutelate, come quelle esaminate, nel corso degli ultimi 27 anni si è raggiunta una perdita di insetti volanti del 76%. Un enormità, che arriva a punte dell’82% alla metà dell’estate. Eppure gli insetti volanti sono importantissimi per la biodiversità, ma troppo piccoli per diventare iconici come un elefante o un orso polare.

Meno insetti significa minor impollinazione, ma anche una drastica riduzione delle fonti alimentari per gli uccelli insettivori. Con conseguente diminuzione del loro numero. Dobbiamo abituarci a pensare la vita sul pianeta come un filo di perle, di rara bellezza ma molto delicato. Se il filo si rompe si spezza l’equilibrio, si alterano gli ecosistemi, si modifica il pianeta.

La biodiversità è indivisibile e anche il comportamento degli Stati mondiali deve quindi andare in un’unica direzione

Le politiche ambientali dovrebbero avere un’identità planetaria, che coinvolga tutti i paesi per poter arrivare a un risultato. Inutile parlare di economia circolare in Europa, se poi invadiamo l’Africa di rifiuti elettronici che non riusciamo a smaltire. La circolarità non prevede certo di andare a buttare la spazzatura a casa d’altri, in paesi poveri di mezzi, per mille motivi fra i quali una corruzione dilagante, ma ricchi di biodiversità. Che avremmo il dovere di tutelare dopo averli per secoli resi oggetto di un’economia di rapina.

Tornando al nostro paese fa tremare le vene dei polsi pensare che questa classe politica, guardandola a 360°, abbia in mano così tante risorse, ma così poca lungimiranza. Accompagnata da una scarsa propensione a perseguire gli interessi dei cittadini, a comprendere che in momenti come questi in una famiglia sana ci si stringe fianco a fianco, non si litiga su ogni argomento. Cercando di realizzare progetti che siano davvero capaci di cambiare e di difendere uno dei paesi più belli del mondo, devastato nei decenni da un impoverimento non solo economico ma culturale.

Un’Italia distrutta da quell’assenza di visione che ci ha portato, ancora una volta, ai confini di un baratro che in tempi di pandemia non avremmo voluto raggiungere. Per rispetto dei morti, per i sacrifici dei vivi, per le difficoltà di chi non sa più come mantenere la famiglia e per il dovere di trasmettere un mondo diverso alle generazioni future. Alle quali stiamo chiedendo enormi sacrifici, senza essere capaci di creare almeno uguali vantaggi per il loro domani. Una cosa che ogni tanto fa vergognare, purtroppo, di essere italiani. E spiace davvero dirlo!