Accumulo compulsivo di animali, storie in bilico fra malattia e crimine

Accumulo compulsivo di animali, storie in bilico fra malattia e crimine dove gli animali sono vittime indifese di soggetti malati o di criminali disinvolti. Il fenomeno viaggia sotto traccia, spesso non visto dalle istituzioni più per timore delle conseguenze che per scarsa attenzione. Spesso viene sottovalutato per colpevole inerzia, altre volte viene ignorato, fin che si può, per sfuggire alle difficoltà che comportano le azioni per risolverlo. L'animal hoarding è un esempio di scuola per descrivere l'effetto valanga: quei segnali di disagio ignoranti, che aòll'inizio coinvolgevano pochi animali, lasciati crescere diventano un'apocalisse di sofferenza di difficile gestione.
In Italia il fenomeno è molto diffuso, ma lo è in tutto il mondo leggendo gli studi, e quel che conta è la tempestività di intervento. Poco importa che si tratti di fenomeni criminali, motivati dal guadagno, o dei risultati di patologie non curate in soggetti malati. Quando queste realtà vengono ignorate da chi avrebbe il dovere di contrastarle esplodono con identiche conseguenze. Un numero di animali difficile da gestire con un'incredibile sofferenza che deve essere fermata. A ogni costo, ma con costi completamente diversi da quelli che si sarebbero dovuti affrontare con un intervento tempestivo.
Il fenomeno dell'animal hoarding, l'accumulo compulsivo di animali. è stato ampiamente studiato a livello planetario. In Italia manca una procedura codificata e unificata, un cruscotto operativo che consenta di affrontare il problema con tempestività e competenza. Evitando costi ingenti in termini economici per le amministrazioni e in termini di sofferenza per gli animali. Così finisce che le prime avvisaglie vengano ignorate, liquidate come inconvenienti igienici o disagi momentanei che, invece, meriterebbero di essere indagati.
L'accumulo compulsivo di animali è una fonte di maltrattamento che lascia ferite profonde
Possono essere i cani di un canile convenzionato o i gatti della signora anziana che, una volta rimasta sola, si è chiusa nel suo dolore, che ha deciso di condividere solo con i suoi animali. Per gli animali costretti a subirlo un motivo vale l'altro, perché entrambi porteranno a dover subire condizioni di vita inaccettabili. Condizioni che non segnano solo il corpo, ma fiaccano lo spirito, entrano nell'essenza di questi animali che, troppo spesso, non riusciranno più a conquistare condizioni di vita normali. Quei segni che potrebbero andare via dal corpo restano permanenti nello spirito di ogni individuo, creando solchi profondi e paure che non si rimarginano.
Chi accumula animali per profitto può essere fermato con maggior facilità, in una società capace di prevedere le giuste pene e misure interdittive utili. Ma questa società spesso non corrisponde alla realtà nazionale, talvolta connotata da controlli non fatti, da fenomeni non compresi, da un velo che mescola omissioni con professionalità carenti. Spesso chi deve affrontare il fenomeno è in prima fila senza addestramento, senza avere una formazione che consenta di imbastire strategie e prefigurare scenari. Operatori che sanno fare i veterinari ma che hano solo i rudimenti delle attività di polizia giudiziaria. Oppure bravi operatori di polizia che vengono bloccati dai veterinari delle ATS. Un gatto che si morde la coda.
In questa grande varietà di compiti e competenze, di obblighi non rispettati e difficoltà operative il vero elefante nella stanza resta il maltrattamento degli animali, spesso non visto. Così i cinque gatti in pochi mesi diventano quindici, poi quaranta, poi quasi cento. E nello spazio di queste moltiplicazioni spesso l'intervento arriva solo al termine, quando è già molto tardi e la soluzione da complessa pare essere fdiventata impossibile. Perchè non è facile interrompere il reato come prevede la legge, se non ci sono strutture in grado di ricoverare tantissimi animali.
Fare rete e conoscere il fenomeno è fondamentale, sia per prevenirlo che per contrastarlo
In una repubblica che, spesso, ha troppi feudi è difficile fare rete. Ogni amministrazione vuole poter rispondere solo a se stessa, specie quando è inadempiente. Mentre per un contrasto efficace dell'animal hoarding serve il networking, mettendo sul tavolo diverse competenze. Un caso non si risolve davvero senza creare una sinergia fra forze di polizia, veterinari pubblici, assistenti sociali, associazioni, servizi comunali. Che insieme devono proporre la soluzione al pubblico ministero, perché la questione accumulo di animali quasi sempre costituisce reato. I casi psichiatrici, non quelli criminali, sono molto più complessi perchè serve cura, attenzione, competenza. Per far uscire le persone da un percorso malato, da una solitudine che non trova rifugio se non negli animali. Costretti a subire il ruolo di elementi consolatori.
Per contrastare efficamente l'accumulo compulsivo serve un tavolo permanente, a livello comunale o di città metropolitana, che crei procedure, unifichi il metodo di raccolta dati, sappia mettere sul tavolo competenze diverse che devono lavorare all'unisono. Come fossero un'orchestra che esegue una sinfonia. Ricordandosi sempre che ai due estremi ci sono animali umani e non umani che devono essere estratti vivi dal tunnel della malattia e della privazione. La cura è un dovere, l'attenzione una necessità, la preparazione un obbligo.