La sofferenza dei cani ergastolani, privati dei loro diritti fondamentali

La sofferenza dei cani ergastolani

La sofferenza dei cani ergastolani, privati dei loro diritti fondamentali e condannati a condurre una misera esistenza. Se non ci credete vi invito a vedere due puntate dell'inchiesta della trasmissione Farwest, condotta da Salvo Sottile, che proprio dei canili si è occupata. Canili dove gli ospiti hanno pochissime possibilità di trovare adozione, rinchiusi in strutture che fanno di tutto per non far uscire gli ospiti.

L'Italia è costellata di pochi canili pubblici e di moltissime strutture private, che concorrono agli appalti per la custodia dei randagi. Un business milionario sul quale frequentemente ha messo le mani anche la criminalità organizzata, gestendo realtà fatiscenti dalle quali i cani non usciranno mai. Strutture che hanno ricevuto un'autorizzazione sanitaria per esercitare questa attività grazie a omissioni e collusioni di quanti avrebbero il dovere di esercitare il controllo. Primi fra tutti i Comuni, che pagano ogni anno migliaia o centinaia di migliaia di euro, a seconda delle loro dimensioni e della diffusione del randagismo sul territorio.

Per molti randagismo significa sofferenza mentre per altri è solo un'inesauribile fonte di profitto

Al nord del paese il randagismo è quasi scomparso, dopo decenni di controllo sul territorio, ma non bisogna fare l'errore di credere che al Nord Italia i canili siano vuoti. Cattiva gestione degli animali da compagnia e delle adozioni, spesso fatte seguendo malamente le proprie emozioni, continuano a riempire i canili, con uno stock di cani aggressivi, non socializzati che non sono la prima scelta degli adottanti. Cani costretti a vivere in box singoli, dove giorno dopo giorno trascorreranno la loro intera esistenza. Qualcuno sarà più fortunato, nelle strutture ben gestite, altri saranno solo numeri che corrispondono a una diaria giornaliera.

Ma il core business del randagismo è al sud, dove esistono ancora strutture che non rispettano neanche uno dei requisiti su dimensioni dei box e numero di animali ospitati. Se la legge fissa un tetto massimo di cani per ogni canile il problema non si pone: si tira una rete che divide in due la struttura e il gioco è fatto, grazie a normative che agevolano questi comportamenti truffaldini. Secondo i dati del Ministero della Salute cinque regioni (Puglia, Sardegna, Sicilia, Calabria e Campania) detengono nei canili più dell'80% dei cani senza casa italiani.

Per fortuna spesso, fra omissioni e collusioni, si frappongono i Carabinieri del Comando Tutela Salute, i NAS. I militari hanno recentemente presentato i dati delle loro attività di verifica dei canili nazionali, che li ha visti attivi in controlli a tappeto eseguiti fra maggio e settembre 2024. Controlli che hanno portato a fotografare una situazione gravissima che avrebbe potuto essere evitata se tutti gli operatori coinvolti in questo settore avessero fatto il loro dovere

Quando sono le strutture a comportare il maltrattamento dei cani ospitati ci si chiede come siano state autorizzate

Guardando le inchieste televisive e le attività di controllo poste in essere dai Carabinieri appare chiaro che il settore che gestisce l'ospitalità dei cani sia pesantemente infiltrato da componenti criminali. Persone senza scupoli che lucrano sui cani ospitati, senza preoccuparsi di garantir loro le condizioni di benessere minime che normativa e giurisprudenza impongono di fornire. Condizioni che dovrebbero essere verificate da controlli puntuali delle Polizie Locali, che rappresentano il braccio operativo dei Comuni che ogni mese pagano cifre rilevanti per la custodia dei cani. Alcune volte anche per animali che esistono solo sulla carta, perché non più presenti nelle strutture.

La questione relativa alla gestione dei canili privati che sono convenzionati con le amministrazioni pubbliche è annosa e non pare si trovi il modo per risolverla. Anno dopo anno i controlli evidenziano carenze e problematiche nella gestione di queste strutture che dovrebbero garantire condizioni minime di benessere agli ospiti e condizioni che agevolino il loro affidamento. Ma quello che emerge dai controlli è altra cosa, leggendo i dati diffusi dal Comando Carabinieri Tutela Salute relativi ai controlli effettuati nel 2024.

In questo quadro a tinte fosche ci sono canili che si occupano davvero di tutelare gli animali

Sarebbe ingiusto non dare conto del fatto che in tante strutture, per lo più gestite da associazioni sul territorio, le cose vadano decisamente meglio per i cani ospitati. Attenzione e cura rendono migliore la vita degli ospiti e questo, unito a scelte oculate nel fare le adozioni, non solo migliora le condizioni generali ma, soprattutto, garantisce un futuro ai cani, che potranno essere inseriti in un contesto familiare.

Resta sempre da risolvere la questione dei cani trasferiti dal Sud al Nord senza controllo né criterio, dati in adozione attraverso i social senza poter davvero tutelare il loro futuro. Le cosiddette adozioni del cuore sono quelle che hanno contribuito a riempire i canili di individui che non saranno mai adottati, costretti a vivere come ergastolani a causa di scelte e percorsi completamente sbagliati. Amplificati dalla tendenza di ritenere il canile un posto più sicuro della strada. Una valutazione che, per esempio, nel caso dei cani di quartiere nei piccoli centri potrebbe avere sbocchi diversi, lasciando e seguendo gli animali sul territorio.

La gestione di cani, canili e randagismo, ancora una volta, si dimostra essere una questione complessa e piena di sfaccettature, che nascondono spesso interessi criminali, omissioni nelle verifiche ma anche l'emotività fuori controllo di certi amanti degli animali, che ancora pensano che mandare i cani al nord dello stivale possa risolvere ogni problema.

Canili lager in Calabria, di chi sono le responsabilità?

Canili lager in Calabria
Foto di repertorio

Canili lager in Calabria, di chi sono le responsabilità? Non è difficile individuarle perché i canili sono strutture soggette a autorizzazioni e controlli da parte del servizio veterinario pubblico e dei Comuni. Che come avviene fin troppo spesso latitano, omettono, dimenticano ma però saldano le fatture per servizi malamente prestati.

Lasciando gli animali in condizioni di vero e proprio maltrattamento da quanto si può leggere sulle cronache dei giornali locali. Dettagli impietosi di vite consumate dall'ordinaria burocrazia, da omissioni nei controlli e da una criminalità che certo non si preoccupa delle sofferenze.

Canili che gestiscono la custodia degli animali in convenzione con i Comuni o con aziende partecipate, come sembrerebbe nel caso del canile Metauria, che si trova fra Gioia Tauro e Rosarno. Sequestrato dai Carabinieri Forestali, anche su impulso della locale sezione di ENPA.

I canili lager in Calabria esistono perché qualcuno ha chiuso gli occhi

Le notizie su strutture che detengono animali in condizioni di degrado, dagli allevamenti ai canili, si inseguono ogni giorno sui giornali. Riguardano casi che vengono individuati dalle Alpi allo Stretto di Messina, con frequenza davvero inquietante.

Con l'aggravante, per quanto riguarda i canili, che non solo si trovano in quelle condizioni a causa di colpevoli omissioni, ma che ricevono ugualmente soldi pubblici. Quattrini dei cittadini che anziché essere usati per combattere il randagismo alimentano i conti correnti di criminali. Che parrebbe, in questo caso, che abbiano fatto morire gli animali di stenti.

Inutile gridare che bisogna inasprire le pene per chi maltratta gli animali: occorre modificare le leggi e prevedere, ad esempio che chi ha mancato nei controlli sia incriminato. Non per omissione di atti d'ufficio ma per concorso nei reati, che non possono essere certo circoscritti al solo maltrattamento. Pene effettive, misure di prevenzione, interdizioni anche perpetue servirebbero più di pene magari esemplari, ma non effettive.

Troppe omissioni, troppi interessi e poche sanzioni

Bisogna colpire tutta la filiera che ha consentito di compiere il reato terminale: il maltrattamento di animali arriva infatti al termine di una serie di attività di verifica. Fatte malamente o non fatte, eseguite in modo superficiale o, peggio, attuate con connivenza.

Occorre valutare gli appalti nella loro interezza, cercando di evidenziare criticità e responsabilità individuali: quelle che hanno consentito di arrivare alla commissione del reato. Solo in questo modo si potrà arrivare a responsabilizzare gli organi di controllo, che devono avere la schiena dritta e il coraggio di denunciare.

Il maltrattamento di animali, in queste situazioni, è una conseguenza, non un reato nato per caso. Lo dicono chiaramente le associazioni che operano in Calabria e che hanno scritto una lettera aperta pubblicata dai giornali locali. Una storia che si ripete uguale e diversa in ogni parte dello stivale, una questione che fa gettare via fiumi di denaro pubblico in modo colpevole.