L’orsa Jj4 torna catturabile, dopo la sentenza del TAR di Trento che ribalta l’ordinanza precedente

orsa Jj4 torna catturabile
Foto di repertorio

Ora l’orsa Jj4 torna a essere catturabile, dopo la sentenza del TAR di Trento, che ribalta la precedente ordinanza cautelare. Che aveva sospeso il provvedimento deciso dal governatore del Trentino Maurizio Fugatti, che esce comunque politicamente con le ossa rotte da questa vicenda. Dopo l’ispezione disposta, vale la pena di ricordare nuovamente, al centro di detenzione di Casteller, che si è rivelato una sorta di Guantanamo dei plantigradi.

Fra ispezioni, sentenze e colpi di scena, è infatti stato reso pubblico il verbale di ispezione, pubblicato anche da questo blog, che ha messo nero su bianco particolari inquietanti. A seguito di questo la Procura di Trento ha aperto ben quattro filoni di indagine, al momento senza indagati, che dovrebbero poi consolidarsi in un solo fascicolo. Dall’ispezione, l’ultima in termini di tempo, è risultato che il centro di Casteller, gestito da cacciatori trentini, non sia idoneo. Per la detenzione di tre orsi, per struttura, tipologia costruttiva, spazi e possibilità di separazione fra gli animali detenuti.

E’ bene ricordare infatti che il centro, oltre M49, dal quale è scappato già due volte, ospita altri due orsi, dei quali uno di recente cattura e una femmina detenuta da qualche tempo. Ora se si procedesse anche alla cattura di Jj4, che in lunghi anni ha messo in atto un solo comportamento aggressivo, si arriverebbe a quattro orsi. Una situazione davvero del tutto inaccettabile.

Ma se l’orsa Jj4 torna catturabile a restare intrappolati nelle tante omissioni sono gli amministratori pubblici

Pensare di catturare un’orsa con tre cuccioli è un’operazione insensata, posto che ora sta per andare in letargo. Ma è l’intera gestione degli orsi a essere messa sotto accusa. Con il ministro dell’Ambiente Sergio Costa che richiede al governatore Fugatti, di cancellare le ordinanze con un tratto di penna. Una richiesta legittima, che arriva però secondo alcuni in ritardo e in modo irrituale, visto che Casteller era stato già oggetto di varie visite dell’ISPRA.

Laddove non sta arrivando il buon senso, ci stanno pensando le carte dei giudici. Qualche giorno fa, dopo l’apertura di…

Geplaatst door Sergio Costa op Donderdag 8 oktober 2020

Difficile dire che questa partita rappresentata dall’intera questione del piano di reintroduzione degli orsi in Trentino, non sia stata giocata in modo dilettantesco. Partendo dall’informazione alla popolazione, per arrivare sino alla convenzione con il centro di Casteller, diventato il luogo di detenzione degli orsi problematici. Senza avere le caratteristiche strutturali per poter davvero ospitare gli orsi. Il piano di attuazione del progetto LIFE ha dato risultati molto lontani dalle aspettative.

L’orsa Jj4 non pare possa essere definita come un’orsa problematica, considerando che per oltre un decennio non ha mai destato allarmi

Catturare un’orsa alle soglie del letargo, lasciando i suoi tre cuccioli orfani è un’azione incomprensibile. Come lo è la decisione del TAR quando parla di “percentuali di sopravvivenza quasi uguali” dei cuccioli, se accompagnati o meno dalla madre. Tanto da giudicare irrilevante la sua cattura ai fini della loro sopravvivenza. Convinzione etologicamente bizzarra e priva di solide basi, visto che i cuccioli stanno due anni sotto la tutela materna, prima di iniziare una vita autonoma.

Il rapporto madre/cuccioli nella vita di un orso, se si toglie quello degli accoppiamenti, è l’unico periodo di vita comune. Non per niente è nato il detto “essere come un orso”, perché sono animali che passano tutta la loro vita in solitudine. Ma durante la crescita dei cuccioli le cure parentali sono molto importanti. Per la loro difesa dagli orsi maschi e per la trasmissione delle conoscenze che gli insegneranno come trovare il cibo e, soprattutto, come difendersi dai pericoli.

C’è stato anni fa un precedente in Abruzzo, dove nonostante tutti gli sforzi fatti per salvare l’orsetta Morena rimasta orfana, questa morì poco dopo essere uscita dal letargo. Probabilmente la mancanza di cure parentali aveva influito in modo determinante. La mortalità nei cuccioli è sempre molto alta, ma la mancanza di insegnamenti, proprio come accade con i bimbi, può avere conseguenze severe. Non solo sulla loro speranza di vivere, ma sul loro carattere sull’equilibrio che li renderà animali sicuri di loro. E la morte di Morena è arrivata nonostante secondo i ricercatori avesse ottime possibilità di salvarsi.

Fugatti non è il proprietario degli orsi trentini e la politica della provincia dovrebbe fare un passo indietro

Non credo che questo avverrà, perché cercare di capire gli errori è un comportamento che non si addice a chi si è assunto il ruolo di guida, con l’arroganza tipica nei confronti degli animali della sua area politica. Ma non bisogna dimenticare che altri rais della politica locale, dall’ex governatore di Bolzano a quello della Valle d’Aosta, han pagato duramente il peso dell’arroganza e cattive amicizie.

E gli ambientalisti italiani devono rendersi conto che, dati elettorali alla mano, non sono riusciti a costruire un’alternativa credibile. Qualcosa che sapesse davvero parlare alle teste e non alle pance di questo paese, tanto bello quanto bisognoso di cultura del rispetto e della legalità. Troppo spesso calpestata.

Trentino vuole gestire orsi, ma anche lupi, con abbattimenti o catture

Trentino vuole gestire orsi

Il Trentino vuole gestire orsi e lupi, ancora una volta seguendo le stesse logiche: rimozione o abbattimento. Sognando forse di poter imitare la vicina Slovenia che proprio in questi giorni ha messo in vendita, per i cacciatori 115 orsi e diversi lupi. Usando il solito sistema per far fruttare il capitale naturale, facendo imbestialire le associazioni di protezione.

Dopo M49, rinchiuso nella struttura di Casteller dopo la seconda cattura avvenuta pochi mesi fa, nel mirino ora c’è un altro e non ben identificato orso. Colpevole di aver avuto una scaramuccia, in condizioni ancora tutte da chiarire, con due residenti che hanno riportato lievi feriti e molto spavento. Non si conoscono ancora le esatte cause dell’aggressione, ma potrebbe essere stata un’azione di difesa verso i cuccioli.

Le femmine di orso, se questo fosse il caso, sono molto protettive con i loro piccoli, sapendo che si trovano in costante pericolo. Non per l’aggressione degli umani, ma per quella dei maschi di orso che tendono a uccidere i piccoli per far andare nuovamente in estro la femmina. Una dimostrazione di quanto la natura non sia un cartone animato di Disney, ma abbia sempre dei pian perfetti per la conservazione della specie.

Il Trentino vuole gestire gli orsi ma le modalità sono sempre le stesse

L’incontro fra gli escursionisti e l’orso è avvenuto sul monte Peller in Val di Non, intorno alle sei di sera. Secondo quanto dichiarato da padre e figlio l’orso sarebbe sbucato da un cespuglio travolgendo il figlio. Dopo l’intervento del padre, subito andato in soccorso del figlio, l’orso avrebbe rivolto a quest’ultimo le sue attenzioni procurandogli lievi ferite e una frattura. Molto probabilmente il plantigrado ha ritenuto una minaccia i due camminatori e si è comportato di conseguenza, senza avere intenzioni letali perché, ovviamente, fra un orso e un uomo non c’è partita.

Da questo episodio è ricominciata la situazione di allerta, con lo scopo di ricercare e catturare l’orso che al momento non ha un’identificazione chiara, che potrà avvenire solo dopo l’esecuzione dei test genetici. Secondo il governatore del Trentino Maurizio Fugatti l’orso responsabile va subito catturato o abbattuto. Applicando quanto previsto dal PACOBACE (Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno nelle Alpi centro-orientali).

Il punto è che questo non è un orso problematico, ma solo un orso che probabilmente è stato disturbato e colto di sorpresa dagli escursionisti. Che consapevolmente o inconsapevolmente hanno invaso il suo territorio. Se poi si trattasse effettivamente di un’orsa con i cuccioli il comportamento sarebbe assolutamente normale. E non dovrebbe bastare questo episodio per poterne decretare cattura e/o abbattimento.

Per convivere con la fauna, non solo con gli orsi, occorre rispettare i territori e prendere le necessarie precauzioni

Se i lupi in Italia si sono ripesi i loro spazi, in assoluta autonomia e senza interventi umani se non quelli derivanti dallo spopolamento delle montagne e dall’aumento degli ungulati, la stessa cosa non si può dire con gli orsi. Che in Trentino sono stati reintrodotti, con finanziamenti europei, per una scelta approvata dal governo della regione e dalla popolazione. Consapevoli che si parlava di animali di grandi dimensioni, già portati in passato sulla soglia dell’estinzione come è accaduto per quasi tutti i predatori.

Come avviene nei grandi parchi degli Stati Uniti gli escursionisti devono essere formati su come comportarsi con gli orsi, facendo particolare attenzione nei mesi che vanno dalla tarda primavera all’estate, quando le orse girano con i cuccioli e i maschi hanno un livello di testosterone molto alto. Chi gira per sentieri lo fa in gruppo, con abiti ad alta visibilità, facendo rumore e con le bombole di spray al peperoncino anti orso. Insomma si comporta come un ospite che decide di attraversare un territorio che non è il suo.

Considerato che le persone aggredite sono locali e che, ascoltando i servizi delle TV locali, pochi sono quelli che gli orsi li hanno visti davvero significa che manca informazione. Eppure la formazione e l’informazione della popolazione sono fra le attività previste da tutti i progetti LIFE, compreso quello che ha portato alla reintroduzione dell’orso. Come sono stati usati i fondi, come mai non è stata fatta reale formazione? Ancora, perché non vengono dotati gli escursionisti di spray anti orso (con l’obbligo di restituire le bombole dopo le escursioni per ragioni di sicurezza pubblica)?

Si vuole veramente gestire una pacifica convivenza o si preferisce alimentare la paura?

La convivenza per essere serena, deve essere costruita con cura. Si devono creare i presupposti perché questa si realizzi: la base deve poggiare sulla necessità del riconoscimento che il territorio non è una proprietà esclusiva dell’uomo. Bisogna imparare a condividere gli ambienti, tollerando qualche sacrificio per mantenere l’ambiente in equilibrio. Un predicato che si sperava avesse cominciato a farsi strada durante la pandemia. Che per troppe cose sembra essere passata con una lunga teoria di morti ma insegnando poche cose.

Ogni anno nel nostro paese muoiono circa 20 persone a causa delle punture di vespe, calabroni e affini. Non si registrano invece da decenni attacchi mortali a danno dell’uomo da parte dei grandi carnivori. Da cosa deriva quindi questa paura, quando gli stessi trentini hanno avuto davvero pochi incontri, in rapporto con la popolazione, con gli orsi? Dalla leggenda creata ad arte dalla componente venatoria, che spesso è intimamente connessa con quella agricola, degli allevatori.

Supportata ad arte dalla politica di un partito come la Lega, che non ha mai fatto mistero di essere legata a filo doppio con questo mondo. Che facendo la voce grossa contro gli orsi e contro i lupi, sa che riuscirà a raggranellare voti proprio in quel bacino elettorale. Motivo per il quale è più vantaggioso alimentare la paura che diffondere la conoscenza. Come dovrebbe essere, in quanto compito primario di ogni buon amministratore, al di là del colore politico.

Breaking News del 26/06/2020 – Il governatore Fugatti ha firmato l’ordinanza di abbattimento. Le associazioni la impugneranno al TAR e il ministro dell’ambiente, Sergio Costa, cercherà di fare il possibile per impedirlo.

L’orso cerca il miele, ma cosi poi l’uomo cerca l’orso per metterlo dentro un recinto

orso cerca il miele

L’orso cerca il miele e lo fa da sempre: un comportamento che potrebbe costare caro a M29, orso piemontese che ha deciso di emulare M49. Andando a curiosare fra le arnie di un apicoltore in val d’Ossola. Ma qualcuno aveva avvisato la Polizia Provinciale che un orso era (finalmente) arrivato anche in valle. E così sono state posizionate delle fototrappole, per immortalare il plantigrado.

Ma l’orso che cerca il miele fa parte dei racconti dell’infanzia di tutti noi, per non parlare di Yoghi, l’orso più famoso del mondo che rubava cestini ai gitanti. Da sempre gli orsi, che sono onnivori e non stretti carnivori, sono attratti dal miele delle api selvatiche, che stanno scomparendo. Non trovando più i favi sono costretti a ripiegare sulle arnie, non comprendendo la differenza. Fra quello che appartiene alla natura, che da sempre condivide le risorse, e quello che appartiene invece all’uomo. Che non vuole condividere proprio nulla.

Per questa ragione recentemente l’orso trentino M49 è finito incarcerato a Casteller. Continuava ad avvicinarsi alle proprietà incustodite dell’uomo, cercando cibo. Per questo prima è stato classificato come orso problematico, poi catturato e portato in prigione, vicino a Trento. Qualcuno ha detto che era meglio “arrestarne” uno, piuttosto che mettere in pericolo il progetto di reintroduzione. Non andando però a bersaglio con gli argomenti che difendono questa teoria.

L’orso cerca il miele per natura, ma l’uomo non vuole difendere le sue proprietà

L’agricoltore, il contadino o l’allevatore per anni hanno avuto a che fare solo con piccoli carnivori: volpi, faine, donnole. Da sempre hanno protetto i pollai, costruendoli interrando le reti per impedire alle volpi di scavare per raggiungere le galline. Certo qualche persecuzione, complici i cacciatori, l’hanno messa in atto contro questi predatori, che fino a qualche decennio fa erano classificati come animali nocivi.

L’abitudine alla convivenza ha fatto mantenere agli uomini comportamenti prudenti, per non trovasi con la volpe nel pollaio. Ma per il resto vacche, cavalli, capre e pecore potevano stare tranquille: troppo grosse per essere preda delle volpi. Poi sono tornati orsi e lupi e la storia è cambiata. E’ diventata tutta un’altra storia. Alla quale, nonostante benefici per l’ambiente, non si era più abituati. Dopo anni in cui i danni maggiori potevano essere quelli fatti dai cinghiali nei coltivi.

Così non si è ancora capito che i lupi funzionano meglio dei cacciatori per tenere sotto controllo i cinghiali. E che bisogna proteggere gli animali domestici dalle incursioni. Senza creare allarme, senza farne una tragedia, senza gridare al lupo o al’orso. Come spiega Luca Pedrotti, biologo trentino, in un articolo pubblicato su Repubblica.

Gli uomini si difendono dai loro simili, per evitare furti e intrusioni ma non lo vogliono fare per tutelare la natura

Gli uomini spendono milioni per mettere cancellate, recinzioni, porte blindate, antifurto e telecamere. Soldi spesi per proteggersi dai nostri simili. Ma non si vuole proteggere un’arnia, un gregge, un allevamento. Si preferisce creare allarmismi, sparare, avvelenare piuttosto che riprendere le abitudini che avevamo solo un secolo fa. Quando l’uomo sapeva che doveva proteggere le sue cose dagli animali, che non sono mai stati in grado di scegliere secondo un criterio di proprietà del cibo.

Per non abituare gli animali selvatici a cercare nutrimento vicino agli insediamenti umani occorre proteggere le possibili risorse alimentari. Un selvatico sceglierà sempre di nutrirsi con un cibo che in termini di dispendio energetico, per la caccia o la ricerca, è a chilometro e fatica zero. E’ nel disegno della natura, nell’evoluzione ma anche nei nostri comportamenti. Soltanto che quando siamo noi a applicare il principio del minimo sforzo con massimo rendimento è perfetto. Ma se l’orso trova le arnie a disposizione diventa soltanto un pericoloso ladro.

Occorre ripensare ai nostri comportamenti, rivedere molte delle nostre scelte su convivenza e condivisione. Solo così sarà possibile creare un modo di vivere più armonico, basato su un concetto olistico che non vede il singolo ma considera l’insieme. Che è composto da tutti gli esseri viventi del pianeta.

Catturiamo gli orsi trentini

catturiamo gli orsi trentini

Al grido di “catturiamo gli orsi trentini” il presidente della provincia di Trento Maurizio Fugatti, eletto in una coalizione di centro destra, ha lanciato un ultimatum al ministro Costa.

Secondo Fugatti in Trentino infatti ci sono dai 20 ai 30 orsi di troppo, che devono essere catturati e, conseguentemente, rinchiusi in strutture. Per questo ha chiesto l’autorizzazione al Ministero dell’Ambiente, dal quale però non ha ancora avuto risposta. E’ quanto emerge a margine della riunione del Consiglio provinciale che si è tenuto oggi a Stenico.

In caso il ministro Sergio Costa continui a non rispondere Fugatti ha dichiarato che “il Trentino si prenderà le sue responsabilità“. Che tradotto dal politichese significa che procederà a catture, o peggio ad abbattimenti, senza avere l’autorizzazione dal ministero.

Del resto che la politica trentina assecondi la componente più legata al mondo agricolo e venatorio del territorio non è cosa di adesso. Una parte dei trentini, da tempo, vorrebbe avere sul loro territorio solo orsi di peluche.

Gli orsi del Trentino devono lottare contro l’ignoranza

La motivazione di Fugatti è sempre la stessa, quella che ha portato gli allevatori diverse volte a mettere in atto proteste: gli orsi sul territorio sono troppi. Questa affermazione è però in contrasto con i dati scientifici che parlano di una crescita della popolazione molto limitata e poco consistente.

La soluzione di catturare gli orsi apre le porte a uno scenario che per i plantigradi potrebbe essere peggiore dell’essere abbattuti. La vita in cattività è una sofferenza per questi animali, che non possono essere detenuti in condizioni di accettabile benessere.

L’orso, quando non ha enormi spazi in cui vivere, tende a distruggere tutto e a scavare per trovare una via di fuga. Per questo in quasi tutti gli zoo del mondo questi animali sono confinati in fosse di cemento. Dove trascorrono la loro triste esistenza morendo di noia.

Ma i trentini hanno scelto di volere gli orsi tempo addietro, con una consultazione popolare. Grazie a questa scelta i plantigradi stati introdotti dalla Slovenia, con i fondi stanziati da un progetto LIFE europeo. La reintroduzione era stata voluta per aumentare il numero di orsi dopo che la loro consistenza era ridotta al lumicino.

Gli orsi non sono nemici da battere, ma una componente del territorio

Qualcuno continua invece ad alimentare la paura dei residenti, scarsamente formati e informati dall’amministrazione. Per questo si da corpo ai fantasmi, si parla di aggressioni, anche se a cominciare da quella attribuita a Daniza sono molti più i dubbi che le certezze.

Le aggressioni sono spesso state inventate oppure ingigantite, raccontando anche fatti non veri. Come il morso dato a uno scarpone dall’orsa Daniza, lasciando il segno un canino che aveva perso, in realtà, molto tempo prima. Una fake news costruita ad arte. Come non sono stati evidenziati a sufficienza gli errori, come quello di andar per boschi lasciando i cani liberi.

Bisogna dire che la maggior parte dei trentini non sono affatto turbati dagli orsi e non li vorrebbero né catturare né abbattere, ma si sa che fa meno rumore una foresta che cresce di un albero che cade. E il mondo agricolo e venatorio sa bene come amplificare il rumore e la paura.

Bisognerà a questo punto attendere la risposta del Ministro Sergio Costa, che già con il piano lupo ha dimostrato di non voler lisciare il pelo a quanti li vorrebbero abbattere. Vedremo cosa succederà con gli orsi e se il governo provinciale avrà davvero il coraggio di sfidare a viso aperto il governo centrale in caso ottengano solo un prevedibile diniego.