Lupi inseguiti e uccisi da un auto nel Parco dei Sibillini

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Foto Parco Nazionale dei Monti Sibillini

Lupi inseguiti e uccisi da un auto nel Parco dei Sibillini: un vergognoso atto di bracconaggio costato la vita a due esemplari, mentre un terzo è stato gravemente ferito. Le indagini dei Carabinieri Forestali, subito intervenuti sul posto, si stanno indirizzando verso un noto allevatore della zona. Il fatto è accaduto in un punto dove le abbondanti nevicate avevano creato un percorso obbligato fra due muri di neve. In questa situazione gli animali non hanno avuto scampo, senza possibilità di sfuggire al fuoristrada del bracconiere.

Gli animali facevano tutti parte dello stesso branco e, con grande probabilità, due dei lupi erano la coppia dominante. Un fatto che porterebbe alla destrutturazione del branco, con possibilità che i lupi restanti, in difficoltà nella caccia, rivolgano le loro attenzione verso prede più facili. Proprio come gli animali d’allevamento che il presunto responsabile voleva proteggere commettendo un crimine. Il fatto, gravissimo, è stato accertato, dopo una segnalazione, dai Carabinieri di Fiastra del reparto Parco. I militari unitamente a personale del Parco dei Sibillini hanno prestato le prime cure alla lupa ferita.

L’animale, munito di un collare satellitare nell’ambito del progetto Wolfnet 2.0, è stato successivamente trasportato al Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica di Monte Adone (BO). Gli episodi di bracconaggio nei confronti dei lupi si stanno moltiplicando, probabilmente anche in virtù delle molte, troppe, dichiarazioni del Governo sulla necessità di controllare i predatori. L’episodio è passato quasi del tutto inosservato, nonostante la sua gravità, a causa dell’uccisione dell’orso Juan Carrito in Abruzzo che ha occupato le cronache dei media.

Lupi inseguiti e uccisi con un auto in modo deliberato, non certo per eccesso di velocità

Il lupo è un animale particolarmente protetto da normative nazionali e internazionali. Ma le leggi non riescono a costituire un deterrente efficacie nella prevenzione del bracconaggio, a causa di sanzioni troppo basse. Il lupo è stato sempre demonizzato dai cacciatori e dagli allevatori, sin dalla sua iniziale ricomparsa sulla penisola, dopo essere stato quasi portato all’estinzione. Il lupo rappresenta un caso di studio molto interessante: dopo anni di auto confinamento in piccole aree del centro-Sud il lupo ha iniziato una lenta ma costante espansione. Senza alcun intervento umano il predatore ha sfruttato le opportunità rappresentate dall’aumento degli ungulati e dallo spopolamento degli Appennini.

Il lupo nel giro di qualche decennio ha riconquistato i suoi territori. Nonostante l’intenso bracconaggio, gli investimenti e i bocconi avvelenati. Dimostrando come siano le condizioni ambientali a modificare la diffusione di una specie. Senza interferenze umane che quasi sempre sono in grado di produrre più danni che vantaggi. Una dimostrazione che però non ha fatto piacere né ai cacciatori, che lo hanno visto come un avversario, né tanto meno agli allevatori.

La presenza dei grandi carnivori, in particolare dei lupi, non consente più di lasciare gli animali al pascolo incustoditi, senza vigilanza o protezione. Questo comporta che chi alleva debba preoccuparsi, nuovamente, di difenderli, proprio come avevano sempre fatto i loro nonni, senza avere un doppio lavoro e anche senza finanziamenti europei. Prima che l’agricoltura venisse dopata da contributi dati a pioggia, capaci di generare truffe a danno di tutta la comunità.

Quale futuro attende i lupi, in particolare nel nostro paese dove il bracconaggio dilaga

Prima di ipotizzare gli scenari che attendono i predatori è giusto dire che i governi, di ogni colore, che hanno di volta in volta retto il paese non hanno mai dimostrato molta attenzione verso il bracconaggio. In fondo questo fenomeno criminale viene sottovalutato nella sua devastante portata, come spesso accade con tutti i crimini verso gli animali, ma anche tollerato. Se non tutti i cacciatori sono bracconieri è incontrovertibile che tutti i bracconieri siano, o siano stati, cacciatori con licenza. Una caratteristica che sembra essere alla base di una legislazione morbida e anche un po’ ottusa, quando non collusa, verso il mondo venatorio.

I cacciatori sono un popolo trasversale, più importante per certi partiti come Lega e Fratelli d’Italia, ma componente non trascurabile per tutti gli altri, Verdi esclusi. Il popolo delle doppiette è fedele, riconoscente, vota con attenzione, premia chi gli garantisce norme più estensive, pene meno severe, caccia aperta (quasi) sempre. Lo stesso argomento vale per l’altra categoria, ben rappresentata da Coldiretti, che non morde la mano che li sostiene, specie se è la stessa mano che tifa per far sfoltire i predatori.

Il futuro dei lupi rischia di essere grigio, proprio come il loro pelo. In un paese come il nostro dove economia e convenienza prevalgono sempre sulla tutela ambientale. Facendo dimenticare che senza equilibrio e senza difesa del capitale naturale rischiamo di fare la fine dei dinosauri, portandoci da soli all’estinzione. grazie all’asteroide gigante della nostra stupida miopia.

Il nostro futuro è legato alla protezione del territorio e alla difesa della biodiversità

In un paese normale il responsabile dell’uccisione dei lupi nel Parco dei Monti Sibillini, una volta individuato con certezza, passerebbe un pezzo della vita a riflette sul suo gesto in carcere. Da noi se tutto va bene, ma devono esserci congiunzioni astrali veramente favorevoli per evitare che anche il reato venga investito e ucciso dalla prescrizione, il responsabile pagherà una sanzione economica. Qualche migliaio di euro, le spese legali oltre a una pena detentiva che non sconterà mai. Insomma poco o nulla, rispetto al gesto criminale.

Non è il carcere che risolve, ma una pena esemplare si, perché funziona da deterrente. Senza quest’ultimo le leggi si svuotano di contenuti, perché non sono i valori che rappresentano ma le pene che causano a servire per limitare i reati, per evitare che crimini gravi vengano trattati come marachelle. Se non difendiamo, sul serio, territorio e biodiversità, se non diamo valore all’etica e alla legalità sarà difficile vincere questa guerra. Il futuro, se vogliamo fermare il cambiamento climatico e la drammatica perdita di biodiversità, non sarà una passeggiata. E questo va detto con chiarezza.

La speranza per la specie homo sapiens è legata alla consapevolezza che saranno necessari grandi sacrifici, drastici cambi di rotta, maggiore equità e distribuzione delle risorse. Traguardi che sembrano irraggiungibili se non riusciamo nemmeno a tollerare che un lupo possa sbranare qualche pecora. Se il futuro del lupo sarà davvero grigio è difficile pensare che il nostro sarà migliore.

Un radiocollare e un lupo intraprendente: si svelano meraviglie del mondo naturale

radiocollare e un lupo intraprendente

Un radiocollare e un lupo intraprendente: si svelano meraviglie del mondo naturale, facendo conoscere al grande pubblico come un lupo metta su famiglia. Contribuendo a sfatare i tanti luoghi comuni e le leggende che si sono create su questo predatore, importantissimo per l’ecosistema.

Questa è la storia di Reno, un giovane lupo trovato avvelenato dopo che aveva cercato riparo nel garage di un’abitazione. A Reno Inferiore, fatto che gli ha lasciato un marchio indelebile: il nome che i ricercatori gli hanno dato. Dopo le cure Reno è stato munito di un radiocollare GPS, un dispositivo utile per tracciare i suoi spostamenti. Un modo non invasivo per raccogliere informazioni.

Così Reno, per 500 giorni, è stato seguito via radio, e ha lasciato tracce digitali di tutti i suoi spostamenti. Permettendo di capire che nel suo vagabondare aveva incontrato una lupa e aveva fatto coppia. Restando in un territorio in parte sovrapposto a quello già occupato dal suo branco, un fenomeno che gli esperti hanno nominato budding.

Per 500 giorni Reno è stato seguito giorno e notte, sino a quando il collare, programmato per questo, si è sganciato automaticamente, permettendo ai ricercatori di recuperarlo. Trovando conferma del fatto che il ruolo di Reno nel suo branco d’origine fosse quello dell’helper: il giovane lupo che aiuta a crescere i cuccioli. Come dimostravano le morsicature lasciate da piccoli dentini aguzzi sul collare.

La storia di Reno, lupo fortunato aiutato dagli uomini che lo hanno salvato

Questa storia merita una riflessione, su un bracconiere che uccide illegalmente un capriolo e prepara bocconi avvelenati per uccidere i lupi. E sui tanti uomini, a cominciare da chi se lo è trovato nel garage di casa, che hanno lavorato in squadra per salvarlo, curarlo, liberarlo e farlo diventare un testimonial. Una piccola impresa, fra le tante, che dimostra che per ogni criminale ci sono mille persone per bene, gente che lavora per aiutare e per conoscere.

Ma non bisogna pensare che questa sia una storia unica, appartenga al numero dei casi fortunati. Ci sono lupi che muoiono per incidente, altri per veleno, altri ancora per una pallottola. Ma ce ne sono tanti altri che nel silenzio del bosco hanno colonizzato il paese, riportando il predatore in tutta la penisola.

Proprio perché quella di Reno non è una storia unica, invertendo l’ordine delle puntate che il Wolf Apennine Center ha realizzato sui lupi, questo racconto si chiude con la storia di Ventasso, dal nome dell’omonimo Comune sparso dell’Appennino. Un’altra storia di un lupo tutta da vedere. Realizzata nell’ambito del progetto LIFE Mirco Lupo, per studiare e contrastare l’ibridazione fra lupi e cani vaganti.

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