Maltrattamento animali: fra tonfi (molti) e trionfi (pochi) la nuova legge non risolve

Maltrattamento animali: fra tonfi (molti) e trionfi (pochi) la nuova legge non risolve e non garantisce una tutela reale. Gli animali sono diventati soggetti della tutela, grazie al cambiamento del titolo del Codice Penale: ora la tutela riguarda i loro diritti e non il nostro sentimento ferito. Ma questo non basta. Sono moltissimi anni che si aspetta una modifica della normativa, ma ora che è legge il risultato non risponde alle aspettative ma nemmeno alle necessità.
La volontà di garantire la tutela reale ai soli animali che vivono con noi, senza urtare la "sensibilità elettorale" di chi li usa per ragioni economiche, ha fatto il danno. Sarebbe il caso di dire "il solito danno" visto che la volontà politica è chiara: provare a accontentare gli amanti degli animali che vivono con noi, senza scontentare gli altri. Ancora una volta i diritti minimi non sono universali, non vengono riconosciuti agli altri animali come esseri senzienti, ma ad alcuni più che ad altri.
Una disparità economica, di comodo, che altera la morale e la portata della tutela. Un cambiamento che insegue i desideri della piazza (pene maggiori) ma non quello degli organi di polizia (introducendo il reato a dolo generico). Una norma attesa da anni, un cambiamento radicale annunciato più volte che si è tradotto nella classica montagna che partorisce il topolino. Qualcuno ora potrebbe dire "sempre meglio di nulla" ma prima di accontentarsi sarebbe bene riflettere sull'elemento tempo: una legge non si cambia dopo qualche mese. Non è veloce come cambiarsi un vestito!
Maltrattamento animali: fra tonfi (molti) e trionfi (pochi) della norma poche le reali tutele aggiunte
Le novità che funzionano, oltre al cambiamento del Titolo del Codice Penale in cui sono inserite, sono semplificazione e inasprimento delle sanzioni per il contrasto alla tratta dei cuccioli e la possibilità di affidare gli animali definitivamente prima della condanna. Ipotesi sulle quali già ora si potrebbero porre interrogativi, ma che per il momento annoveriamo fra le cose positive. Ma se da una parte si cerca di stringere le maglie per chi importa e vende animali da compagnia dai paesi dell'Est Europa, dall'altra si agevolano allevatori e trafficanti allargando le maglie per la registrazione degli animali nelle banche dati.
L'inasprimento delle pene ha un senso, considerando che non sono state introdotte misure importanti, né connotazioni nuove del reato che sarebbero state utili? Probabilmente no! Inasprire le pene senza semplificare la configurazione del reato, senza fornire una specifica formazione delle forze di polizia, potrebbe essere davvero poco utile. Il maltrattamento di animali è ancora un reato molto poco indagato e perseguito per la combinazione fra scarsa formazione e difficoltà di applicazione.
Maltrattamento animali: fra tonfi (molti) e trionfi (pochi) la nuova legge non risolve perché è mancata la volontà politica di cogliere l'obiettivo. Difficile poter realizzare una norma che garantisca la reale tutela quando si vuole garantire (anche) chi gli animali li sfrutta, senza rispettare nemmeno le scarne norme. Questa è stata la scelta politica, nel tentativo, decisamente improbabile, di poter mettere d'accordo tutti, senza scontentare nessuno. Come hanno sottolineato diverse associazioni nelle loro prese di posizione rispetto alla norma appena varata.
Mancano misure interdittive per chi viene condannato per maltrattamento
Chi si aspettava che questa nuova legge avrebbe dato, finalmente, una risposta a chi richiedeva provvedimenti che vietassero la detenzione ai condannati per maltrattamento di animali resterà deluso. Nulla è stato previsto in questo senso: i condannati per maltrattamento, anche in via definitiva e anche se recidivi, potranno continuare a detenere animali. Come se nulla fosse successo. Un'assenza davvero imperdonabile, in una legge che si proponeva di razionalizzare e incrementare le tutele per gli animali.
Dubbi anche sulla reale portata della detenzione di animali alla catena, visto che il divieto si applica agli strumenti di contenzione che "impediscano il movimento" degli animali", ma impedire il movimento è termine assoluto che sarebbe stato decisamente meglio sostituire con il più duttile "limitino il movimento". Quando si parla di leggi il lessico non è un dettaglio di poco conto. I termini sono sostanza, che può condizionare in modo importante l'applicazione della norma. Il legislatore dovrebbe saperlo, specie valutando il fatto che la modifica è passata attraverso diversi uffici legislativi e non può considerarsi un errore non voluto.
Se molto ancora manca per una tutela reale di tutti gli animali non umani non si può gioire troppo nemmeno per l'inasprimento delle pene. Prima di ottenere una condanna definitiva i processi dovranno riuscire a evitare le secche della prescrizione, in un tempo in cui l'amministrazione della giustizia è alle corde. La carenza di investimenti hanno reso precario e instabile il funzionamento dei tribunali, causando una falcidie dei procedimenti che si estinguono per prescrizione ben prima di arrivare a sentenza definitiva. Insomma, fra tonfi e trionfi, come spesso accade in materia di animali, sembrano essere ben più i tonfi dei trionfi. E i pochi trionfi li abbiamo dovuti aspettare per moltissimi anni, restando nel complesso delusi.
