Can che abbaia, se ha il pedigree, non morde! Pur non avendo alcuna evidenza scientifica questo sembra essere il pensiero del Consiglio della Regione Lombardia, che ha recentemente approvato un progetto di legge dal titolo "Norme specifiche per alcune tipologie di cani a tutela del loro benessere e della pubblica incolumità". Il progetto è stato inviato al parlamento perchè lo adotti, secondo quanto previsto dall'articolo 12 della nostra Costituzione. Oggetto della proposta sono i requisiti che, in futuro, dovrebbe avere chi possiede "molossoidi e cani da presa" che non provengano da allevamenti riconosciuti da ENCI.
Recita testualmente il progetto di legge PLP4 - articolo 5 - (solo per i meticci):
Nei casi più gravi di incapacità nella gestione del cane, il comune competente, su richiesta dell’azienda sanitaria territorialmente competente, adotta un provvedimento di sequestro del cane con affido definitivo a strutture dotate di personale e mezzi idonei al relativo recupero psico-fisico.
Il provvedimento di sequestro è adottato anche nei casi in cui il proprietario del cane rifiuti la frequenza del percorso formativo obbligatorio o sia documentata l’incapacità nella gestione.
Non è difficile intuire la portata di un provvedimento di questo tipo che, oltre ad essere discriminatorio e privo di basi scientifiche, rischierebbe di creare un ulteriore intasamento dei canili della penisola.
Al "Can che abbaia se ha il pedigree non morde" non credono nemmeno i veterinari che si sono infuriati
"Nel Comunicato Stampadiramato sull'argomento FNOVI, nel sottolineare che l'assenza di un approccio multidisciplinare ha portato alla stesura di un progetto di legge privo di solide basi scientifiche e potenzialmente inefficace nel raggiungere i suoi obiettivi, ha quindi evidenziato le principali criticità rinvenute e che includono (...):
Discriminazione e inefficacia delle liste di razze: L'articolo 1, con la sua "Save List" di 26 razze ed incroci, è ritenuto profondamente discriminatorio e scientificamente carente. Escludere i soggetti iscritti ai libri genealogici e ignorare altre razze con analoghe attitudini comportamentali non solo è ingiusto, ma anche errato perché non tiene in considerazione che l'aggressività canina è influenzata da molteplici fattori (genetici, ambientali, relazionali) non controllabili unicamente dall'allevatore. La registrazione in anagrafe canina, inoltre, non garantisce un'identificazione accurata della razza o del fenotipo".
Il progetto di legge di buono sembra avere solo il fine, che però è stato costruito intorno a un percorso sbagliato, tanto sbagliato da poter essere definito dilettantesco. Per questa ragione sembra incredibile che su 54 consiglieri regionali presenti il PDL sia stato votato da ben 49 fra gli aventi diritto. Tutti convinti che sia la razza a garantire l'equilibrio dei cani e che sia il meticciato a creare problemi per l'incolumità dei cittadini. Intento lodevole, percorso irragionevole. Chiunque abbia un minimo di esperienza in questo settore sa per certo che questo problema, che esiste, si potrà risolvere solo con un percorso di lungo periodo. Che se avessimo iniziato trent'anni fa, al tempo dell'approvazione della legge 281, avrebbe già risolto ogni problema.
Il problema non sono (solo) le razze con una grande potenzialità di offesa. La questione sta nel fatto che possedere un animale non deve essere un diritto insindacabile
Un percorso ragionevole su questo argomento deve prevedere una sorta di abilitazione alla detenzione di animali. Un percorso che preveda categorie e punteggio, proprio come la patente di guida. A seconda del grado raggiunto potrà essere possibile detenere determinate razze di cani, ma anche altri animali. Si potrebbe iniziare con il dire che tutte le persone che all'entrata in vigore di un ipotetico provvedimento non possiedano cani (e altri animali) già registrati in anagrafe, debbanno preventivamente acquisire il patentino prima di procedere all'acquisto o all'adozione.
Qualsiasi percorso legislativo deve partire da una serie di considerazioni basate sulla realtà di quello che è un mercato economico in cui molti sguazzano felici. Vendendo cuccioli di simil razza provenienti quasi tutti dall'Est, frutto di riproduzioni incontrollate e di grandi maltrattamenti delle fattrici. Un mercato che non si vuole davvero contrastare, perché, se così fosse stato, avremmo da tempo vietato la vendita di questi finti cani di razza. Cani che assomigliano che, grazie al basso costo, hanno invaso il mercato, con l'aiuto di molti allevatori e di negozianti compiacenti. Una realtà dimostrata diverse inchieste giudiziarie che hanno rivelato la contiguità, quando non la sovrapposizione, fra allevatori iscritti all'ENCI e i trafficanti.
Il mondo dei pets non soltanto è molto variegato, ma è una realtà economica che vale, solo per l'alimentazioni di cani e gatti, ben più di 3 miliardi di euro (fonte Assalco). Un mercato che nessuno ha voluto sino ad ora disturbare con normative concrete, che per fortuna a breve ci saranno imposte dall'Unione Europea. Quindi ben venga tutelare cittadini e animali ma con provvedimenti efficaci, responsabili, che non siano solo fumo negli occhi da gettare sugli elettori. Proponendo normative inapplicabili, a tratti assurde, prive di efficacia e potenzialmente causa di danno per cittadini e animali.
Abbiamo bisogno di riuscire a svuotare i canili, non di riempirli di nuovi ospiti che difficilmente potranno poi uscirne. Abbiamo bisogno di molte più adozioni responsabili e di molte meno adozioni fatte su base emotiva. Dobbiamo far crescere consapevolezza e rispetto, non inseguire la piazza pensando sempre alle elezioni. Serve consapevolezza nella scelta di decidere di convivere con un animale, servono conoscenza e buon senso nel proporre nuove leggi. Questo progetto di legge contiene molti errori di valutazione e piccoli spunti intelligenti. Un'altra occasione purtroppo sprecata.
L'inchiesta di Report sulla cinofilia rivela quello che tutti nel settore sanno, ma che nessuno vuole ammettere di fronte a una telecamera. Il mondo della cinofilia, ma sarebbe più giusto parlare del mondo del commercio degli animali, muove grandi interessi economici e molti appetiti, anche politici. Lo sa bene chi si occupa delle tante sfaccettature che compongono il diamante, spesso insanguinato, del commercio degli animali. Dentro a un mondo che solo apparentemente sembra composto da amanti degli animali quelli veri sono sempre troppo pochi.
L'universo della cinofilia muove molti milioni di euro in un caleidoscopio di interessi che restituisce immagini fra loro molto diverse. Un settore che i media raccontano solitamente solo in parte, in piccolissima parte. Toccando quasi sempre solo i due poli opposti del fenomeno: i maltrattamenti e l'infinito amore che molti provano per gli animali. Senza fare molto per far crescere nell'opinione pubblica concetti più articolati come il rispetto, il diritto a una vita dignitosa, la consapevolezza che deve essere costruita prima della convivenza con un animale. Perché la grande frattura che divide gli animali di razza, non sempre così fortunati come potremmo credere, dal grande popolo dei randagi e dei senza padrone spesso produce identica sofferenza.
L'inchiesta di Report, realizzata da Giulia Innocenzi e dalla squadra della trasmissione, ha contribuito a sollevare il velo facendo comprendere quanto il mondo della cinofilia rappresenti un grande punto di attrazione. Per i politici, nominati dal ministro di turno a gestire l'Ente Nazionale della Cinofilia Italiana senza averne le competenze. Ma anche per chi, come la deputata Michela Vittoria Brambilla, sembra impersonare troppi ruoli nella stessa commedia. Passando da conduttrice televisiva di una trasmissione che riceve finanziamenti da ENCI all'essere presidente di un'associazione che difende i diritti degli animali, senza poterne dimenticare il ruolo politico.
Quando si mescolano i piani l'informazione crea immagini distorte e chi ci rimette sono gli animali
In una società che si basa sull'apparenza ben si capisce come, al contrario di quanto dicono i proverbi, le bugie possano non avere affatto le gambe corte, correndo veloci. Facendo credere, per esempio, a chi compra un cane di razza che questo sia maggiormente controllato sotto il profilo sanitario e possa essere più equilibrato e più sano. Dimenticando di dire, quando si raccontano le caratteristiche peculiari di una razza, che queste sono soggette a molte variabili, che in buona parte dipendono dalla serietà dell'allevatore. Avere un pedigree sancisce legalmente che un cane possa essere definito di razza, senza attestare in alcun modo che questo cane sia stato allevato con la giusta selezione. Proprio quella selezione che dovrebbe, in teoria, garantire grande variabilità genetica.
Certo sarebbe corretto separare i piani, basandosi su etica e competenza. Difficile poter promuovere razze canine, accettando contributi da chi gestisce (spesso male) il settore dei cani di razza, tutelando nel contempo i cani senza padrone: si genera un conflitto di interesse eticamente poco accettabile. Personalmente consiglierei a Brambilla di stare lontana dal mondo degli allevatori e dei commercianti. Comprendendo in questo novero anche alcuni veterinari, specie se per decenni hanno importato e venduto animali selvatici di varie specie.
La corretta informazione sui diritti degli animali passa dalla competenza e dal rispetto
Fare divulgazione è un lavoro meraviglioso, che richiede però competenza e conoscenza e che non prevede, in alcun modo, l'abbattimento delle barriere che ci devo essere fra uomini e selvatici. Ogni volta che noi sbagliamo il comportamento, il modo o anche semplicemente il tono nel comunicare le attività apriamo la via a comportamenti scorretti e indesiderati. L'amore per gli animali è un sentimento vuoto se non è coniugato al rispetto e alla conoscenza e, su questo tema, vorrei vedere un crescente impegno di tutte le associazioni.
Non è più possibile continuare a raccontarsi cose nei corridoi senza avere il coraggio e la coerenza di dirle in pubblico. Questo accade nel mondo degli allevatori, dei commercianti, dei veterinari ma anche in quello avverso e sarebbe tempo di dirlo. Per far correggere comportamenti e insegnamenti sbagliati, per rispetto del ruolo e della mission di persone e associazioni. Tempo di dire basta, senza passar sopra a comportamenti gravi solo per spirito di squadra, quando alcuni comportamenti creano danni a battaglie che richiedono etica e professionalità. Basta referendum inventati per farsi pubblicità, basta salvataggi mirabolanti che terminano sempre con una pressante richiesta di quattrini, basta con protagonismi di reali e supposti influencer.
Difendere i diritti di non ne ha richiede coraggio e coerenza
Quanti difendono i diritti degli animal, se vogliono ottenere risultati, devono poter essere credibili per poter condurre una battaglia sacrosanta. Per riuscire a convincere nel difendere i temi etici serve coerenza, senza la quale si è destinati a ottenere soltanto consensi effimeri. Non si tratta di comprendere e giusticare i sempre possibili errori di percorso commessi in buona fede, si tratta di far modificare alcuni comportamenti dannosi. Aumentando la coerenza a scapito della convenienza.
Non si può applaudire quando Giulia Innocenzi riesce a scoprire gli altarini di ENCI senza avere poi il coraggio di chiudere il cerchio su altri temi nel campo opposto. Non è una questione di politica e nemmeno una questione di opinioni: ci sono comportamenti che vanno in direzione contraria a etica, tecnica, conoscenza scientifica e corretta informazione. Quando ci accorgiamo che il re è nudo occorre avere il coraggio e la coerenza di affermarlo senza paura.
Usiamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere ad informazioni sul dispositivo. Lo facciamo per migliorare l'esperienza di navigazione e mostrare annunci personalizzati. Fornire il consenso a queste tecnologie ci consente di elaborare dati quali il comportamento durante la navigazione o ID univoche su questo sito. Non fornire o ritirare il consenso potrebbe influire negativamente su alcune funzionalità e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.