Animali allevati: crescono le conoscenze ma non avanzano le tutele

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Animali allevati: crescono le conoscenze ma non avanzano le tutele per migliorare il benessere, nonostante le dichiarazioni d'intento dei governi. Il benessere degli animali negli allevamenti è diventato più uno strumento di marketing, per convincere i consumatori, che non una necessità indilazionabile. Il risultato è una mistificazione della realtà realizzata con l'intento di arginare il crollo dei consumi, che pur non essendo verticale è costante. Se è finito il tempo delle pubblicità dei salumifici con i disegni di maiali che apparivano felici di diventare insaccati, quello della verità pare ancora lontano.

Un paradosso che illustra pienamente la situazione è quello degli animali allevati in gabbia: milioni di animali confinati in spazi ristretti in condizioni "legali" di maltrattamento. Chiedendo a un etologo se questi animali, allevati in gabbia, possano essere considerabili in una condizione di benessere la risposta non può che essere negativa. Ma nonostante questa certezza i derivati provenienti da animali allevati in gabbia possono essere etichettati come conformi alle normative sul benessere animale. A dimostrazione che, spesso, normativa e realtà oggettiva si separano.

Secondo un'inchiesta recentemente pubblicata da Altroconsumo il 91% dei consumatori italiani ritiene che sia importante migliorare le condizioni di allevamento. Una percentuale altissima che dimostra come oramai nei cittadini, ma non nelle istituzioni, il benessere degli animali sia considerato un fattore molto importante. Tanto da essere al centro dei pensieri anche di chi consuma proteine animali, che comunque vorrebbe che gli animali non patissero inutilmente.

Solo il 23% si fida degli slogan sul benessere animale
In Italia, nei supermercati o nei negozi specializzati si trovano confezioni di carne e prodotti derivati che riportano diciture come "benessere animale" o "100% al pascolo": si tratta di slogan volontari dei singoli produttori. Altroconsumo ha indagato sul grado di fiducia degli intervistati su queste etichette: solo il 23% le ritiene affidabili. In caso di scoperta di informazioni false, il 50% ha dichiarato che non acquisterebbe più quel marchio, mentre il 30% perderebbe fiducia in quel tipo di messaggio.

ALTROCONSUMO

Animali allevati: crescono le conoscenze etologiche e anche la consapevolezza

Certo si potrebbe sostenere che una persona davvero preoccupata per la sofferenza degli animali e per le pesanti ricadute ambientali dovrebbe essere vegano. Nell'interesse degli animali, invece, deve sempre essere vista in modo positivo la crescita della consapevolezza e la volontà di chiedere maggiori tutele per gli animali, in un percorso accogliente dove tutti si possano riconoscere. I cambiamenti richiedono tempi lunghi, che non possono essere accorciati in nome dell'etica pena il fallimento delle proposte.

Mentre resta grave l'approccio politico al benessere animale, che guarda come sempre al tornaconto elettiorale, piuttosto che alla volontà delle persone. Sembra un controsenso perché inverte i numeri, considerando che l'indotto agricolo dovrebbe contare meno di quel 91% di consumatori attenti al benessere animale. Ma non è così, per una serie di motivazioni che vanno dall'altissimo tasso di astensione al basso tasso di informazione politica nei cittadini. Per questa ragione i partiti si rivolgono sempre più alle corporazioni, che sono portatrici di interessi, piuttosto che ai cittadini. Una scelta che dovrebbe far riflettere.

Così accade che, nonostante il grande successo ottenuto dalla coalizione "End The Cage Age" che nel 2019 aveva lanciato un ICE vietare l'allevamento in gabbia, nulla sia successo. Nonostante la raccolta di 1,4 milioni di firme certificate raccolte in tutta Europa, per un'iniziativa che impegnava la Commissione Europea a emanare una direttiva per la progressiva eliminazione delle gabbie. Nonostante lo sforzo di comunicazione e di pressione delle organizzazioni aderenti alla coalizione ancora oggi questa direttiva non è stata concretizzata.

Per stimolare i cambiamenti serve partecipazione, mentre l'astensionismo aiuta l'immobilismo

La politica ha capito molto bene le dinamiche sociali, riuscendo a creare una vastissima sacca di astensione. In questo modo il valore dei voti dei portatori di interesse raggiunge un punto altissimo, in grado di condizionare il risultato elettorale. Un sistema che sembra garantire successo alla politica e, in particolare, a questo governo che non è minimamente interessato alle questioni ambientali e ai diritti degli animali. Come dimostrano i provvedimenti recentemente approvati alla Camera a tutela degli animali, che rappresentano il rifacimento della facciata di una normativa cadente. Che garantisce maggiori tutele solo agli animali che vivono con noi, ma non ai selvatici o a quelli costretti negli allevamenti.

Per il cambiamento occorre partecipazione, occorre fare il massimo sforzo per promuovere l'avanzata dei diritti, che non devono essere considerati nemici dell'economia. Garantire diritti, promuovere attenzione verso una cultura del rispetto costituisce un passaggio fondamentale per il progresso della nostra società. Un passaggio per il quale siamo chiamati tutti a fornire un contributo, che unito a milioni di altri contributi, possa farci uscire dal tunnel nel quale l'Europa sembra stia sprofondando ogni giorno di più. Solo il rispetto dei diritti e l'attenzione verso la sofferenza potranno dar vita a una comunità migliore, più attenta ma anche più equa.

Traguardo raggiunto per #EndTheCageAge

Traguardo raggiunto per #EndTheCageAge

Primo traguardo raggiunto per #EndTheCageAge, l'iniziativa lanciata a livello europeo per arrivare alla definitiva eliminazione dell'allevamento di animali in gabbia. #EndTheCageAge ha coinvolto tutti i cittadini della Comunità, oltre 170 ONG, sensibilizzando sulla crudeltà dell'allevamento in gabbia milioni di persone.

Ora la Commissione Europea dovrà tenere conto di questa iniziativa e portare all'attenzione del Parlamento Europeo delle proposte per superare l'allevamento in gabbia. Un sistema di allevamento molto più diffuso di quanto l'opinione pubblica pensi, che riguarda milioni di animali ogni anno.

La collaborazione di decine e decine di associazioni per la tutela dei diritti degli animali, e non solo, ha reso possibile il raggiungimento di questo traguardo. Che però deve essere valutato come il primo step di un percorso che possa portare al raggiungimento del risultato sperato.

#EndTheCageAge ha dimostrato l'importanza della cittadinanza attiva

Grazie alle leggi europee i cittadini della Comunità possono rendersi parte attiva per imporre alla Commissione di affrontare un determinato argomento. Questo non significa che il parlamento sia poi vincolato a far sparire in quattro e quattro otto le gabbie, ma è comunque obbligato a esaminare la richiesta a ad adottare dei provvedimenti.

In Italia per raggiungere questo obiettivo si sono mobilitate moltissime organizzazioni, non solo di tutela degli animali ma anche ambientaliste. Venti organizzazioni unite per raggiungere lo scopo: Animal Law, Animal aid, Animal Equality, CIWF Italia Onlus, Lega Nazionale Difesa del Cane, Legambiente, Amici della Terra, Il Fatto Alimentare, Terra Nuova, Slow Food, Confconsumatori, Lega per l'abolizione della caccia, Jane Goodall Institute, Terra! Onlus, Animalisti Italiani, ENPA, LAV, Partito animalista, LEIDAA, OIPA, LUMEN.

L'allevamento in gabbia riguarda molte specie animali, costrette a trascorrere in gabbia la loro intera esistenza: polli, quaglie, conigli ma anche suini e vitelli. Un metodo che è causa di grandi sofferenze e che non ha altra giustificazione che non sia il maggior profitto.

Traguardo raggiunto per #EndTheCageAge dunque: ora sarà necessario attendere la calendarizzazione della Commissione, che dovrà valutare non solo come procedere ma anche il peso del gran numero di firme raccolte. Dimostrando, con un successo senza precedenti, l'importanza del benessere animale per i cittadini di tutta Europa.

Basta gabbie negli allevamenti intensivi

Basta gabbie negli allevamenti intensivi

Basta gabbie negli allevamenti intensivi, per garantire agli animali minori sofferenze durante l'allevamento.

Parte la raccolta di firme a livello europeo per chiedere alla Commissione di mettere in atto politiche che vietino l'allevamento in gabbia. Disumano e crudele verso gli animali.

La campagna #EndTheCageAge è stata lanciata in tutta Europa con l'obbiettivo di raggiungere un milione di firme. Obiettivo già raggiunto per la campagna #EndThePigPain, contro i maltrattamenti sui maiali.

Centinaia di milioni di animali ogni anno sono allevati in spazi minuscoli, dove fanno fatica a muoversi e dove trascorrono tutta la loro breve esistenza. Quella che al massimo in pochi mesi li porterà al macello. Dopo una vita terribile. Ora in tutta Europa le associazioni si sono unite e ancora una volta hanno lanciato il guanto di sfida all'industria della carne e dei derivati. Per costringerla a modificare le politiche di allevamento, che negli anni hanno profondamente trasformato l'allevamento. Certo la fine delle gabbie non significherà la liberazione degli animali dalla sofferenza. Non è l'obiettivo finale, ma rappresenta comunque una via possibile per imprimere un cambiamento. Per riportare condizioni di allevamento maggiormente rispettose degli animali. Una realtà che chiedono anche i consumatori. Per capire su cosa si fonda la necessità assoluta di arrivare alla fine dell'allevamento in gabbia bisogna immedesimarsi. Nella vita degli animali allevati in queste condizioni. Bisogna capire la sofferenza e la paura che possono provare esseri viventi costretti a vivere a stretto contatto, in pochi centimetri quadrati. Dobbiamo smettere di pensare che l'uomo possa gestire e usare gli altri animali come se fossero creature inanimate, insensibili, prive di una loro socialità, del bisogno di rapporti, prive di esigenze che sono invece parte della loro vita. Esseri viventi che a tratti amiamo e a tratti non amiamo più, non rispettiamo, accettiamo possano essere allevati in modo disumano. I maiali, solo per fare un esempio, sono animali intelligenti e sensibili, capaci di stabilire relazioni con l'uomo. Provano, proprio come noi, noia e paura, soffrono per il dolore e sono afflitti da condizioni di vita dove spesso non hanno nemmeno lo spazio per coricarsi. Milioni di esseri viventi ogni anno sono allevati in questo modo. Non esistono i maiali felici che campeggiano sui  camion dei salumifici, non esistono più i maiali che possono trascorrere una vita dignitosa sino al momento del macello. Inutile illudersi, inutile far finta di non vedere. Per questo tutti, ma proprio tutti, hanno il dovere morale di firmare questa petizione che è ospitata sul sito di CIWF e di altre associazioni come ENPA (la petizione è qui), che servirà a dimostrare l'attenzione dei cittadini europei verso il problema. Fatelo subito e fate girare l'informazione. Più firme si raccolgono, meno tempo si impiega per farlo e più si abbrevia il tempo per rendere concreta questa possibilità.