Danno ambientale e sofferenza animale non spaventano il governo

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Danno ambientale e sofferenza animale sembrano essere secondari per il ministro Francesco Lollobrigida, anzi quasi del tutto inesistenti. Rispetto ai pericoli derivanti dagli alimenti sintetici, a dire del titolare del nuovo dicastero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Che dopo l’infelice uscita sui predatori, come orsi e lupi, ha rinfocolato le polemiche con un’altra dichiarazione a effetto. Affermando che non ci sarà il via libera a nessun cibo sintetico, fino a che ci sarà questo governo.

Poi si scopre che di sintetico c’è solo la brutta sintesi fatta dal ministro, che decisamente confonde il significato del termine, calcolando che il riferimento è al latte (umano) che si sta riproducendo in laboratorio. Ma la coltivazione delle cellule non ha proprio nulla di sintetico, come spiega la Treccani venendo come sempre in soccorso della nostra lingua italiana. Bellissima ma dannatamente vituperata.

Sintetico: In chimica, di sostanza ottenuta per sintesi, non proveniente dall’elaborazione di organismi animali o vegetali (talora sinon. di artificiale): gomma s., resine s.; materiali s., ecc. Fibre s., in senso lato, tutte quelle preparate dall’uomo e, in senso più stretto, solo quelle ottenute con processi di polimerizzazione o di policondensazione di sostanze semplici, provenienti da materie prime quali frazioni petrolifere, gas naturale, carbon fossile, mentre si dicono artificiali quelle ottenute dalla trasformazione di prodotti polimerici naturali (cellulosa, proteine, ecc.).

Fonte: Dizionario Treccani

Danno ambientale e sofferenza animale non sono né sintetici, né artificiali e rappresentano un pericolo per la salute

La dichiarazione fatta dal ministro in un question time al Senato ha velocemente fatto il giro delle agenzie di stampa, che ne hanno dato grande rilevo. Lasciando a bocca spalancata molte persone impegnate nella tutela ambientale e nella difesa dei diritti degli animali, che appare chiaro non rientrano nelle priorità di questo esecutivo. Che ritiene evidentemente più pericolosa la coltivazione di cellule per creare cibo, rispetto ai danni prodotti dagli allevamenti di animali, che non solo inquinano il mondo, ma mettono in pericolo la salute umana. Dimenticando che una parte dei cibi che oggi rappresentano un’alternativa alle proteine animali sono di origine vegetale.

Nella difesa dell’agricoltura a tutto tondo, che rappresenta un bacino importante di consensi per l’attuale governo, il ministro pare aver dimenticato, oltre alle emissioni climalteranti degli allevamenti, anche tutto il resto. Dal consumo eccessivo di acqua alla deforestazione, dalla trasformazione di proteine vegetali in alimenti per gli animali d’allevamento, sottraendole all’alimentazione degli esseri umani. E se le preoccupazioni sono per i potenziali danni alla salute umana conviene che non dimentichi pesticidi, erbicidi, fertilizzanti e tutto il campionario di sostanze, sintetiche e pericolose, che finiscono nei nostri piatti.

Difficile vedere in questa difesa corporativa a tutto tondo qualcosa che vada nella giusta direzione, che dovrebbe avere il duplice obiettivo di non inquinare e di dare cibo a 8 miliardi di esseri umani. Se il mondo occidentale continuerà ad affamare il resto del pianeta, senza preoccuparsi davvero del clima, lo costringerà a intraprendere, più prima che poi, la più grande e spaventosa ondata migratoria della storia umana. Un fatto che preoccupa da tempo le Nazioni Unite, ma che non scalfisce la fiducia incrollabile nell’agricoltura italiana di Lollobrigida.

La tutela ambientale e la riduzione della nostra impronta ecologica sembrano venire dopo alle questioni economiche

Nascondere la rilevanza del problema ambientale, che appare sempre molto sfumato nei discorsi governativi, non rassicura affatto. Se la questione economica è fondamentale nel breve termine quella ambientale sarà mortale nel medio termine. Senza possibilità di ritorno, una volta che si supereranno le Colonne d’Ercole costituite da un innalzamento eccessivo della temperatura. Lasciando così molti italiani increduli nel dover valutare importanza e competenza, pericoli e convenienza.

La priorità di questo paese non è la rottamazione delle cartelle esattoriali o l’innalzamento al tetto del contante. La priorità è quella di smetterla di baloccarsi con i tatticismi politici e di imboccare la via della tutela ecologica. Senza provvedimenti assurdi come il cercare di trovare consenso grazie alle autarchiche trivellazioni. Che probabilmente potranno produrre risultati solo quando l’estrazione del gas sarà del tutto inutile e inopportuna. Come non è certamente una priorità il ponte sullo Stretto, che andrebbe a insistere su un’area ad elevata sismicità e di grande importanza ecologica. Senza portare vantaggi ai siciliani, che si dovranno sempre confrontare con le scarse infrastrutture.

Ministro Lollobrigida dia una speranza a questo paese, cerchi di impegnarsi per rendere l’agricoltura sempre più sostenibile, incentivando il consumo delle proteine vegetali e non la loro conversione, sfavorevole, in proteine animali. Riduca il carico degli inquinanti, vieti l’uso degli antibiotici distribuiti a pioggia in zootecnia, contribuisca a valorizzare scelte forse impopolari ma sicuramente indispensabili. Diversamente il problema non sarà quello di fermare lo sbarco dei migranti, ma la responsabilità morale e politica di non aver saputo impedire le motivazioni che li fanno salire sui barconi.

Scoppia in un macello tedesco focolaio di Covid19 che contagia 1.500 lavoratori

macello tedesco focolaio di Covid19

Scoppia in un macello tedesco focolaio di Covid19, contagiando 1.500 addetti dell’impianto. Una situazione senza precedenti che ha causato scalpore in Germania, un paese che ha tenuto sotto controllo efficacemente la pandemia. L’impianto di proprietà di una ricca famiglia tedesca, utilizzava manodopera proveniente dai paesi dell’Est Europa. Con tutte le problematiche legate all’uso di lingue differenti in una situazione lavorativa di per se complessa.

I macelli sono nell’occhio del ciclone, non solo negli Stati Uniti, dove hanno rappresentato un grande veicolo di contagio fra gli addetti, ma anche nella vecchia Europa. Facendo nascere interrogativi sempre diversi sull’industria della carne e sui danni provocati da una produzione sempre meno rispettosa nei confronti di animali e persone.

Con consumi di carne che sono in continua discesa e con acquirenti sempre più attenti al benessere animale, ma anche alla loro salute. Costringendo le imprese a continue operazioni di maquillage per cercare di far creder loro che la filiera della carne ha grande attenzione verso il benessere degli animali. Un concetto che contrasta con tecniche di allevamento e con il trattamento a cui sono sottoposti gli animali.

Il focolaio di Covid19 scoppiato nel macello in Germania ha riaperto molti interrogativi su questi impianti

Le autorità tedesche temono che da questo focolaio il virus possa diffondersi non solo all’intero lander ma anche all’intera Germania. Per una colpa nella gestione della problematica, la cui responsabilità viene fatta ricadere sulla famiglia Tönnies. Proprietaria dell’impianto che genera utili milionari, secondo quanto riporta il giornale britannico The Guardian.

I macelli non sono solo intrisi della sofferenza degli animali ma sono anche luoghi sporchi, dove sangue e interiora si mescolano dando vita a condizioni igieniche problematiche. Che non possono essere risolti quando questi stabilimenti viaggiano come se fossero catene di (s)montaggio. La velocità delle operazioni di macellazione, necessaria per ottenere carni a basso costo, è una delle cause di sofferenze e maltrattamenti agli animali, che i consumatori non vogliono vedere.

Ma la pandemia di Covid19 sta mostrando un dietro le quinte che era sconosciuto. L’industria delle carni, le fabbriche di proteine, e gli enormi costi in termini ambientali e di sofferenza sono arrivati in modo chiaro anche al grande pubblico. Che non può più far finta di non sapere come sia prodotta la carne che trova nel banco frigor del supermercato. Costringendo molti colossi dell’alimentare a rivolgere la loro attenzione anche a prodotti vegetariani e vegani.

Modificare le scelte alimentari sarà un comportamento sempre più diffuso, essendo aumentata la consapevolezza grazie all’informazione libera

Fino a qualche anno fa criticare i grandi colossi dell’alimentare era considerato un problema, per i grandi volumi di pubblicità che queste industrie assicuravano ai media. Ma più si è diffusa la libera informazione, che ha posto l’accento su una serie di problematiche ambientali e animali, e meno giornali e TV potevano continuare a ignorare il problema.

Ci sono voluti molti anni per cambiare l’informazione, che sarà in grado di orientare diversamente il mercato. Che sarà obbligato a assecondare le scelte dei consumatori, anche sotto il profilo dell’etica. Questo processo, anche timidamente, è iniziato già da qualche anno portando i grandi marchi a diversificare. Per non correre il rischio di arrivare tardi in quello che è ritenuto un mercato in espansione: quello delle proteine vegetali.

Così anche colossi come Findus si sono gettati sul mercato green, dopo essere stati colti in fallo negli anni passati per aver utilizzato carne di cavallo senza dichiararla in etichetta. Mettendo sul mercato una linea verde, realizzata con proteine vegetali e pubblicizzata come una scelta etica, per cambiare il mondo. Nessuno crede, ovviamente, al fatto che sia davvero una folgorazione ecologista. Ma ogni cambiamento utile va salutato come un piccolo passo avanti a cui sono stati costretti.