Animali a rischio investimento sulle strade: se ne parla tanto ma si fa troppo poco

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Animali a rischio investimento sulle strade: se ne parla tanto ma si fa troppo poco per mettere in sicurezza le nostre strade. Dopo la morte dell’orso Juan Carrito, investito e ucciso da un auto in Abruzzo, il tema torna prepotentemente alla ribalta. Ma l’esperienza insegna come su questo argomento i riflettori restino accesi per poco tempo, senza riuscire a far mettere in atto le azioni necessarie per prevenire queste collisioni, che hanno quasi sempre esito fatale per gli animali e spesso anche per le persone.

Il nostro paese è molto arretrato, rispetto a altre realtà europee, nell’adozione di provvedimenti concreti per tutelare gli animali selvatici. Costretti ad attraversare le nostre infrastrutture come strade, autostrade e binari ferroviari mettendo a repentaglio la sicurezza dei conducenti e la loro vita, per mancanza di adeguati corridoi ecologici. Una strage silenziosa sulla quale esistono pochi dati: se non si verificano collisioni importanti auto/animale i continui investimenti non fanno notizia. Specie quando riguardano animali di piccola taglia come volpi, tassi, ricci, faine o altri animali di taglia medio piccola.

Eppure queste collisioni sottraggono al nostro patrimonio naturalistico un numero consistente di animali, un’impressione non corroborata da dati certi, ma dai cadaveri di animali che si osservano percorrendo molte strade. Per evitare questi incidenti esistono soluzioni immediate, come una drastica riduzione della velocità quando si attraversano aree naturalistiche, specie nelle ore notturne, e la creazione di attraversamenti sicuri. La riduzione della velocità non può essere lasciata alla scelta del singolo automobilista, che spesso ignora i cartelli di pericolo, ma può essere ottenuta con controlli automatici della velocità. I proventi di queste sanzioni potrebbero essere destinati alla messa in sicurezza delle strade mediante la creazione di attraversamenti sicuri.

Animali a rischio investimento sulle strade: servono più controlli automatizzati

L’assenza di strutture per l’attraversamento sicuro delle strade da parte degli animali è un problema serio e non soltanto per garantire la sicurezza della circolazione. Le barriere, spesso invalicabili, costituite dalle nostre reti viarie rappresentano ostacoli fisici che impediscono il libero spostamento degli animali sul territorio. Con conseguenze che impattano anche sulla loro distribuzione e sulla tutela della biodiversità, così importante per mantenere l’ambiente in equilibrio.

La morte dell’orso Juan Carrito ha privato la popolazione degli orsi marsicani, che è di circa una settantina di esemplari, di un giovane maschio che non aveva ancora raggiunto la maturità sessuale. Un danno importante quando colpisce una popolazione così piccola, di una sottospecie unica che vive in un areale molto piccolo. Ma sulla stessa statale dove è stato investito Carrito negli anni precedenti erano stati investiti e uccisi già tre orsi, mentre altri due erano rimasti soltanto feriti e qualche giorno fa è stato investito un lupo.

Una situazione di pericolo che ha costretto il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, con l’aiuto dell’associazione Salviamo l’orso, a fare interventi per la messa in sicurezza di quel tratto stradale. Pur non avendo una competenza diretta ma con il solo intento di evitare altre morti in un tratto di strada molto pericoloso. Purtroppo il giovane Juan Carrito, sempre in cerca di nuovi percorsi, ha superato le reti arrampicandosi per poi balzare sulla carreggiata, un comportamento con conseguenze fatali. Del resto gli animali sono imprevedibili e i mezzi di dissuasione, seppur indispensabili, non possono fornire certezze assolute. Mentre la riduzione della velocità resta sempre la miglior prevenzione contro gli incidenti.

Tutte le nuove infrastrutture devono prevedere corridoi per garantire attraversamenti sicuri agli animali selvatici

Occorre che sul tema delle collisioni con la fauna e sulla necessità di creare corridoi che consentano agli animali selvatici attraversamenti sicuri si passi dalla teorizzazione alla concretizzazione. Mettendo in campo normative e risorse che consentano di tradurre in realtà i mille impegni sempre annunciati e mai attuati. L’amministrazione pubblica deve concentrare i suoi sforzi futuri in massima parte sulle attività di tutela ambientale e per il contrasto al cambiamento climatico. Magari sottraendo risorse a quella gestione venatoria della fauna che ha portato zero risultati sotto il profilo pratico.

Sarebbe bello fra qualche tempo poter affermare che la morte di Juan Carrito, che tanto ha colpito l’opinione pubblica, abbia fatto da spartiacque, facendo diventare concreta l’attenzione sulla sicurezza degli animali selvatici. In questo un grande aiuto lo possono fornire i cittadini, rallentando la velocità quando si percorrono strade che attraversano ambienti naturali e evitando di fornire cibo, anche involontariamente, ai selvatici. Per evitare di condizionarli e renderli così confidenti, mettendoli in pericolo e facendo perder loro il timore nei nostri confronti, che è invece indispensabile per la loro salvezza.

I corridoi faunistici sono indispensabili per consentire spostamenti sicuri di animali e uomini

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Immagine di Pro Natura CH

I corridoi faunistici sono indispensabili per garantire agli animali di spostarsi in sicurezza, senza rischiare di essere investiti. Nel contempo garantiscono di evitare incidenti durante la circolazione stradale, diminuendo drasticamente gli incidenti causati dalla fauna sulle strade. Che rappresentano per gli animali barriere insormontabili. Dividendo i territori per decine e anche per centinaia di chilometri. Impedendo di fatto il libero vagare e la dispersione degli animali.

cani falchi tigri e trafficanti

Un problema che in altri paesi è stato affrontato, ma anche spesso risolto, con un costo davvero irrisorio se paragonato a quello causato dagli incidenti. La mancanza di attraversamenti sicuri infatti è la principale causa di impatto con i veicoli. Con tutto il corollario di costi, in termini economici e di vite, che questi eventi causano. Senza dimenticare il grande danno in termine di biodiversità. In Italia si potrebbe dire che si è studiato molto, ma si è fatto ancora troppo poco. Questa purtroppo è una peculiarità del nostro paese che ha sempre investito troppo poco sui temi ambientali.

Nel 2008 ISPRA ha pubblicato un lungo studio sull’importanza di creare corridoi che consentano il libero vagare della fauna. Sono più 300 pagine ricche di dati, non ultimi anche se datati, quelli relativi al numero di incidenti. Indicati per difetto in quanto riguardano gli animali di grossa taglia. Quest’estate in Abruzzo un orsa con i cuccioli, solo per fare un esempio, si è infilata in una galleria stradale, non riuscendo a trovare un’uscita “naturale”.

Lo studio sui corridoi faunistici e la loro importanza è stato applicato poche volte in Italia

La realizzazione di questi corridoi dovrebbe essere ritenuta una priorità su ogni nuova infrastruttura messa in cantiere. Mentre, anche nell’ottica della creazione di nuovi posti di lavoro, risparmio in termini economici e di vite, bisognerebbe ammodernare senza ritardo l’esistente. Per evitare che gli animali restino imprigionati fra arterie stradali e ferroviarie, creando in questo modo anche conflitti con le comunità locali. Se gli animali non riescono a andare in dispersione rischiano di crescere numericamente, dovendo così dividersi territori e risorse limitate.

La dispersione degli animali sui territori è un fattore molto importante per la conservazione di una specie. Sia sotto il profilo della variabilità genetica che per evitare un’inutile perdita di biodiversità. Causata da un elevato numero di morti traumatiche. Strade, autostrade e ferrovia diventano fattori non solo limitanti ma rappresentano, secondo lo studio condotto da ISPRA, un problema serio che andrebbe affrontato e risolto.

Gli studi esistono ma è prioritario applicarli

Gli studi sulla mortalità stradale di fauna selvatica (“road mortality”) condotti in tutti i continenti hanno prodotto risultati allarmanti, mostrando perdite elevate per molte specie. In Europa vengono stimati dai 10 ai 100 milioni tra uccelli e mammiferi travolti ogni anno sulle strade. Secondo una nuova procedura di calcolo elaborata in Svezia, per ogni 10.000 km percorsi da un veicolo si produrrebbe l’uccisione di un uccello. Per un anfibio la probabilità di restare ucciso su una strada con un flusso di 500 veicoli/ora è del 18% e per un micromammifero del 10%. La mortalità stradale incide sull‟1-4% delle popolazioni di specie comuni, ma può arrivare al 40% nelle specie più sensibili.
In ciascuna provincia italiana si stimano oltre 15.000 animali travolti ogni anno, e la tendenza generale va verso l’aumento, alla luce dell’espansione della rete stradale e dell’incremento dei volumi di traffico.

Tratto dallo studio “Tutela della connettività ecologica del territorio e infrastrutture lineari” di ISPRA

La frammentazione del territorio crea delle isole, dalle quali gli animali possono uscire solo con grandi difficoltà

Le specie selvatiche ovviamente non sono in grado di capire i confini artificiali rappresentati dai tracciati viari. Strade, autostrade, ferrovie ma anche i canali artificiali per loro rappresentano solo barriere. Che devono essere aggirate o attraversate. Per un animale infatti l’obiettivo è quello di raggiungere nuovi territori che significano disponibilità alimentari. Ma anche luoghi che offrono possibilità di stabilirsi e riprodursi. Un fatto che può diventare un miraggio, a causa del reticolo di infrastrutture che il più delle volte rendono molto difficile il passaggio.

Le strade extraurbane sono costellate di cadaveri di animali: dalla microfauna come i rospi, che vengono schiacciati a migliaia nel periodo degli amori, alle specie più grandi. Come ricci, volpi, tassi per arrivare a cinghiali, lupi, cervi e anche orsi, Ma solo gli animali di grandi dimensioni, se investiti, entrano nelle statistiche. Considerando che le collisioni provocano danni materiali e spesso feriti.

Le morti dei piccoli animali non vengono rilevate, mentre diventano un richiamo alimentare per altre specie. Che a loro volta rischiano di rimanere uccise dai veicoli, specie nelle ore notturne. I cadaveri raramente vengono rimossi dal manto stradale con rapidità e possono restare sulle strade per giorni. Animali che rischiano di diventare pericolose esche per altri e che non saranno mai presenti nei censimenti. Pur rappresentando la stragrande maggioranza delle morti per collisione.

Una delle priorità per limitare la perdita di biodiversità causata da motivazione antropiche è quella quindi di mettere in sicurezza le infrastrutture. Un tema che dovrebbe stare a cuore sia chi si occupa di sicurezza della circolazione, sia a quanti tutelano il nostro capitale naturale.

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