Fra azioni e probabili omissioni prosegue il maltrattamento degli orsi in Trentino

maltrattamento degli orsi in Trentino
Foto di archivio

Il maltrattamento degli orsi in Trentino sembra essere stato svelato, da un’informativa dei Carabinieri Forestali mandati dal ministro Sergio Costa. Della quale abbiamo saputo solo grazie alle attività di alcune associazioni e non ancora resa pubblica dal Ministero dell’Ambiente. Ma pubblicata per stralci dal giornale il Dolomiti.

Dunque è gravemente compromesso il benessere, anche quello minimo, che dovrebbe essere garantito agli orsi prigionieri nel centro di Casteller. Che come ho scritto più volte avrebbe meritato un’indagine approfondita da parte della Procura della Repubblica, in quanto il maltrattamento degli orsi era già stato più volte ipotizzato. Indagine che però l’Autorità Giudiziaria, ad oggi, non parrebbe aver ancora attivato.

Nel report, in corrispondenza del 10 settembre, il medico veterinario incaricato segnala inoltre che nell’arco di 48 ore la situazione ha subito un grave peggioramento. Tutti e tre gli orsi versano in una situazione di stress psico-fisico molto severa, dovuta in primis alla forzata e stretta convivenza dei tre esemplari, contrariamente a quanto permette la base etologica di specie, ed alle ridotte dimensioni degli spazi a disposizione. M49 ha smesso di alimentarsi e scarica tutte le sue energie contro la saracinesca della tana. Reagisce in maniera nervosa alla presenza umana.

Tratto integralmente dall’articolo de il Dolomiti del 01/10/2020

Nel frattempo M49 e gli altri due orsi prigionieri nel centro di Casteller, che ricordo è gestito dai cacciatori locali, sono sottoposti a condizioni di detenzione peggiori di quelle di un detenuto al 41bis. In questo momento ben tre orsi verserebbero in condizioni che possono andare dalla detenzione in condizioni incompatibili al maltrattamento di animali. Per aver sottoposto gli orsi M49, M57 e Dj3 a vere e proprie sevizie, somministrandogli per giunta sostanze tranquillanti.

Il maltrattamento degli orsi in Trentino, che risulterebbe dalla relazione dei Carabinieri, sarebbe vergognoso per istituzioni chiamate a far rispettare le leggi

Certo guardando la questione con occhio tecnico tante sono le domande che riguardano le omissioni. E altrettante potrebbero essere le persone che le hanno commesse. La catena dell responsabilità è sicuramente lunga e lascia chi si occupa di questa situazione, guardandola dall’esterno, pieno di perplessità. Considerando i tanti, fra attori e comparse, che ruotano intorno a questa vicenda. A cominciare dal presidente della Provincia Maurizio Fugatti, che resta sempre un amministratore pubblico.

Fra pubblici ufficiali, incaricati di pubblico servizio e esercenti una professione sanitaria, i veterinari, certo non si fa grande fatica a fare delle ipotesi. Che dovrebbero portare a far scaturire indagini e provvedimenti anche di natura giudiziaria. La prima domanda che sorge spontanea è se i Carabinieri Forestali incaricati dal ministro Costa abbiano presentato un’informativa al Procuratore, se non una notizia di reato. E qualche dubbio viene sul punto se le associazioni hanno ottenuto copia degli atti.

Cosa mai avranno fatto i funzionari di ISPRA che hanno fatto l’ispezione, e credo non solo una, prima e dopo la seconda fuga di M49? Me lo chiedo perché ritengo che operando per un ente pubblico rivestano la qualifica di pubblici ufficiali, con il conseguente obbligo di riferire all’Autorità Giudiziaria di ogni reato del quale vengano a conoscenza per ragione del loro ufficio.

Cosa ha fatto il veterinario che segue il centro, che sembrerebbe avere le idee molto chiare sulle condizioni di enorme disagio, se non di reale maltrattamento, degli orsi detenuti a Casteller? Si sarà ricordato che come esercente una professione sanitaria ha l’obbligo del referto? Che gli impone di segnalare senza ritardo all’Autorità Giudiziaria o a un comando di Polizia Giudiziaria qualsiasi ipotesi di reato della quale possa essere venuto a conoscenza, anche per semplice indizio?

Se tre indizi fanno una prova, secondo gli investigatori, tante omissioni, se ci sono state, profumano di connivenza

E poi i gestori di Casteller che gestiscono beni dello Stato, gli orsi, probabilmente in regime di convenzione onerosa, saranno o non saranno almeno incaricati di pubblico servizio? Perché se fosse così avrebbero anche loro dovuto prendere carta e penna e scrivere alla Procura della Repubblica. Non per autodenunciarsi, ma per spiegare che non potevano garantire il benessere minimo degli animali.

Ho volutamente lasciato per ultimo lui, il dominus di tutta questa intricata vicenda. Il principe delle delibere impugnate e sconfessate dai TAR, il signore del Trentino: Maurizio Fugatti. Non è che come amministratore della cosa pubblica, ancorché sia un politico, vada considerato un pubblico ufficiale? Se così fosse certo sarebbe un problema e nemmeno secondario. Considerando peraltro che la fauna è patrimonio dello Stato (non della Provincia) ed è gestita dalle autorità amministrative per delega. Atto che non prevede, comunque sia, un trasferimento di proprietà rispetto a quanto previsto all’articolo 1 dalla legge 157/92.

Ma se già sotto il profilo tecnico giuridico questa vicenda appare davvero mal gestita, sotto il profilo della sofferenza degli animali la questione non è grottesca, ma vergognosa. Nelle premesse contenute nel progetto LIFE e nel sempre invocato PACOBACE era chiaro che sarebbe stato più che possibile dover gestire orsi in cattività. Ma nonostante questo non viene predisposta nemmeno una struttura adeguata. Un classico nelle situazioni che riguardano gli animali.

Non si tratta solo di diritti degli animali, ma anche di doveri di chi amministra la cosa pubblica e di diritti dei cittadini

Questa vicenda mi indigna, per la levità di comportamenti con la quale è stata gestita dall’amministrazione trentina. Per aver deliberatamente voluto ignorare la sofferenza degli animali per ragioni politiche, per cercare di mantenere il consenso elettorale. Tanto da non aver scrupoli nel voler rinchiudere a Casteller anche Jj4, un’orsa che aveva soltanto difeso i suoi cuccioli dopo anni di comportamenti schivi e tranquilli. Ben sapendo le condizioni di detenzione in cui già versavano gli altri orsi, forzati ospiti del centro.

Ora appaiono chiare anche le motivazioni delle reiterate fughe da Casteller di M49/Papillon. Non un genio dell’evasione, ma una vittima della disperazione provocata da condizioni di cattività inaccettabili. Che hanno inciso in modo talmente profondo nel suo essere orso da fargli avere comportamenti che andavano oltre alla normalità. Adesso però, da quel che si legge su il Dolomiti il re è nudo. E qualcosa dovrà pur succedere.

Ministro Costa faccia sapere on urgenza alle tante persone che si sono occupate e preoccupate di questi orsi che cosa intende fare il suo ministero. Non parrebbe più tempo di attendere anche se capisco che la situazione non sia facile. Ma comunque vada non sarà scopando la polvere sotto il tappeto, aspettando che la tempesta cali, che si risolverà il problema dei tre orsi prigionieri. E di tutti gli altri che Maurizio Fugatti sogna di poter rinchiudere.

Voglio denunciare un maltrattamento di animali

denunciare un maltrattamento

Voglio denunciare un maltrattamento di animali, ma hanno rifiutato di ricevere la denuncia perché non è la polizia che deve occuparsene! Questa è una ipotesi di risposta, purtroppo abbastanza frequente, che un cittadino, da nord a sud, potrebbe aver ricevuto recandosi in un posto di polizia.

I crimini contro gli animali sono poco indagati, anche perché chiedere un intervento non è facile per un cittadino. Rimbalzato a destra e sinistra fra forze di polizia e servizi veterinari, che troppo spesso si dichiarano incompetenti e invitano a rivolgersi altrove. Come se maltrattare gli animali non fosse un delitto punito dal codice penale.

Dietro questo comportamento, che per fortuna non è di tutti ma che è molto più diffuso di quello che si potrebbe pensare, si nascondono tre tipi di problematiche: la non conoscenza della norma, il non ritenere il maltrattamento un reato grave e, non ultimo, il non conoscere le procedure per interromperlo.

Così al cittadino che chiede ai Carabinieri d intervenire può capitare di sentirsi rispondere che non è di loro competenza e che, quindi, farebbe bene a rivolgersi al comando di Polizia Locale, che magari si dichiarerà altrettanto incompetente. Con la scusa che non sono veterinari, che il cittadino deve chiedere l’intervento delle associazioni di protezione degli animali, loro sono quelli che se ne devono occupare.

Non vorrà mica che la polizia si occupi di animali maltrattati?

Si, ci piacerebbe molto: questa è la risposta che molti cittadini darebbero alla persona in divisa che pronuncia questo quesito. Purtroppo però troppo spesso noi italiani siamo un po’ sudditi. Se l’autorità ci dice che per loro non è possibile intervenire raramente questo comporta una reazione del cittadino, che vive un po’ le persone in divisa come ai tempi dei Borboni.

La non conoscenza dei propri diritti spesso non consente di far valere le proprie ragioni e nemmeno quelle di chi, senza l’intervento dei cittadini, non ha potere alcuno perché non può rivendicarli da solo. Gli animali, ma anche le persone fragili, indifese come bimbi e anziani, rientrano in questa categoria, destinata a dover trovare difensori o soccombere.

Il pubblico ufficiale che nega al cittadino di esercitare un suo diritto non solo compie un abuso, del quale potrebbe dover rispondere al pubblico ministero, ma svolge davvero male il suo lavoro. La fiducia è alla base del contratto che lega cittadini e polizia e se si rompe questo rapporto il danno è duplice. Il cittadino si sentirà indifeso, ma il poliziotto perderà una fonte di informazioni e di collaborazione.

Senza poter scordare che i crimini contro gli animali sono tipici di persone psichicamente disturbate, di uomini potenzialmente violenti, instabili. Lo dimostra la letteratura scientifica, che da molto tempo afferma che la crudeltà contro gli animali è solo uno dei primi tasselli del puzzle che compone lo spettro della violenza.

Gli animali sono un ponte indispensabile fra polizia e persone vittimizzate

Le forze di polizia devono imparare a vedere gli animali come creature che meritano, che hanno il diritto di essere tutelate. Devono leggerli come indicatori di possibili problemi e come facilitatori nei rapporti con le persone vittime di violenza. Entrare in rapporto con gli animali e preoccuparsi per loro trasmette un segnale di empatia, di attenzione, che potrebbe sciogliere anime costrette dalla paura. Una porta che potrebbe aprirsi una volta sola e poi restare sbarrata per sempre.

Nessuna situazione può essere guardata con un angolo troppo stretto di visione: per comprendere occorre valutare tutta la scena, delineare le sue caratteristiche. Così, dietro un cane maltrattato, può nascondersi una famiglia con problemi di violenza, con abusi su minori oppure può trattarsi semplicemente di insensibilità, ignoranza. Ma accertarlo è un dovere, dal quale ogni forza di polizia non si può sottrarre.

I cittadini devono essere informati che se una persona che svolge funzioni di polizia giudiziaria rifiuta di accogliere una denuncia, in forma scritta, rilasciandone copia all’interessato, commette un reato. E come tale questo va denunciato direttamente alla Procura della Repubblica, meglio supportando il fatto con prove e circostanze.

Chi istruisce le forze di polizia dovrebbe tenere in maggiore considerazione le leggi a tutela degli animali e, in particolare, il maltrattamento di animali come comportamento precursore di altre violenze. Che potrebbero essere evitate se indagate per tempo. Diversamente le componenti più fragili di questa società continueranno a soffrire e a essere uccise, e non servirà nemmeno il Codice Rosso.