Abbattere i lupi non salva le pecore, mentre abbattere le notizie false migliorerebbe la società

abbattere lupi non salva pecore

Abbattere i lupi non salva le pecore, eppure ogni giorno ci sono notizie di attacchi ad allevamenti finalizzate a far approvare le uccisioni. I toni sono sempre gli stessi, allarmistici, con contenuti privi di buon senso e finalizzati a fomentare l’odio verso i predatori. L’ennesimo capolavoro di disinformazione porta questa volta la firma di Coldiretti Livorno che pubblica sul suo sito un articolo dai toni apocalittici. Predatori: il lupo nel gregge, nuova mattanza nella notte nel Golfo di Baratti è il titolo, giusto per far capire il tenore da subito. Due pecore sono state sgozzate, scrivono, dimenticando anche il significato del verbo sgozzare. Che indica l’uccisione di un uomo o di una persona a seguito del taglio della gola. Con un coltello, non con un morso.

Cani falchi tigri e trafficanti

Le pecore erano difese, secondo l’articolista, da una rete elettrosaldata alta due metri. Quelle reti che servono per fare le armature del calcestruzzo e che non sono una difesa reale. Se fossero stati più attenti e informati avrebbero saputo che quella rete, anche elettrificata, non aveva impedito la fuga di M49. Il povero orso trentino tutt’ora rinchiuso a Casteller, evaso proprio grazie a quel tipo di rete. Questi materiali vengono usati per fare economia, sperando che essendo di ferro siano robusti. Invece non sono servite a nulla, anzi hanno agevolato il lupo nella sua scalata alle pecore.

Il comunicato di Coldiretti non si ferma a questo, non si limita a difendere un allevatore che non aveva messo in atto sistemi d difesa idonei. Si spinge oltre, con delle vere perle di ignoranza, perché bisogna chiamare le cose con il loro nome. Perle che sono state riprese in modo del tutto acritico dai siti dei cacciatori come Cacciapassione.

Non ci sono solo lupi, ma anche ibridi e canidi nello stupefacente bestiario di Coldiretti

Lupi, ma sempre più spesso ibridi e canidi, entrano dentro greggi e mandrie, più di una volta al giorno.

Frase estrapolata dall’articolo pubblicato da Coldiretti Veneto il 5 ottobre 2021

Negli allevamenti entrano indisturbati i lupi, gli ibridi (che sono lupi a loro volta, seppur geneticamente contaminati) e anche i canidi che altro non sono che la famiglia dei mammiferi che comprende lupi e cani. Insomma non solo la verità e il buon senso ma anche la scienza viene maltrattata. Pur di creare scalpore, pur di fare notizia. Per alimentare la leggenda che il lupo sia pericoloso, per cercare di ottenere il via libera agli abbattimenti. Un provvedimento molto desiderato dai cacciatori, ma anche del tutto inutile per evitare le predazioni.

I lupi non hanno, al pari dei cinghiali e degli orsi ,problemi nel reperire cibo. Gli animali cercano soltanto di sfruttare delle opportunità, riducendo consumi energetici e rischi. Si avvicinano agli insediamenti urbani e alle attività umane perché trovano cibo. Facile, economico e disponibile in gran quantità senza far fatica. Colpa di chi non è capace di gestire i rifiuti, responsabilità di chi non mette in atto le protezioni necessarie per difendere i suoi animali.

Quindi anche se venisse aperta la caccia al lupo questo non ridurrebbe le predazioni negli allevamenti. Nemmeno consentirebbe di lasciare gli animali al pascolo senza vigilanza. I predatori continuerebbero a scegliere le prede più facili da attaccare, con minori difese e che presentano rischi bassi di restar feriti. Quindi invocare gli abbattimenti dei lupi perché sono troppi è davvero un’idiozia rispetto alla tutela degli allevamenti. Sono gli allevatori che devono cambiare modalità, investire risorse e intelligenza nella prevenzione.

Il concetto è facile da capire ma ci sono due motivazioni per travisare la realtà

La prima ragione sono i fondi pubblici, le sovvenzioni, che vengono riconosciute all’agricoltura e all’allevamento di animali. Fondi che permettono di far vivere realtà economiche che avrebbero da tempo chiuso i battenti senza questi quattrini. Allevatori che per anni hanno guadagnato non tanto sulla produzione ma dalla contribuzione pubblica, pensando e sperando che questa cosa potesse durare all’infinito. Sempre in perfetta sintonia con i cacciatori, quando si parla di abbattimenti. Per difendere le loro prede, per accreditarsi come gli unici in grado di gestire l’orda famelica dei predatori.

Con una politica che da entrambe le fazioni raccoglie importanti pacchetti di consensi elettorali. Come dimostrano le porcherie fatte con i calendari venatori per favorire, anche in barba alla legge, i cacciatori. Se l’informazione vera, non quella che pubblica le veline senza nemmeno leggerle, facesse il suo mestiere queste notizie sparirebbero dalle cronache. Sarebbe il primo grande vantaggio realizzato per difendere un patrimonio collettivo, la nostra biodiversità, che non è di cacciatori e allevatori.

Il secondo vantaggio, in termini di risparmio potrebbe essere la sospensione di contributi e indennizzi pubblici a chi non dimostri di aver difeso correttamente gli animali. Chi alleva deve mettere in atto tutte le cautele che tecnologia e madre natura ci hanno fornito. Recinti elettrificati, dissuasori elettronici e cani da guardiania. Se non lo fa deve diventare un suo esclusivo problema, senza far ricadere i costi sulle spalle di tutti, mentre i guadagni vanno nelle sue tasche.

Basta gabbie per allevare gli animali in Europa

 

Basta gabbie per allevare gli animali in Europa

Basta gabbie per allevare gli animali in Europa: questa è l’idea lanciata dalle associazioni protezionistiche europee. Che chiamano a raccolta i cittadini per firmare una petizione.

L’allevamento in gabbia è una pratica molto diffusa nella Comunità Europea dall’industria delle carni e riguarda molte specie. Conigli, galline, maiali e anatre sono allevati in gabbie.

Per anni si è pensato che il profitto dovesse essere il primo valore, seguito dall’economicità delle produzioni per garantire carne a basso costo, ma ad alta sofferenza per gli animali.

L’evoluzione culturale, che costituisce la genesi di tutti i progressi che la nostra società può raggiungere, ha portato però un’affermazione sempre più importante dei movimenti che si occupano di difendere i diritti degli animali. Che hanno cambiato il modo in cui i cittadini vedono gli animali.

Non più bistecche o petti di pollo in un vassoio del supermercato ma esseri viventi che hanno, almeno, il diritto di essere trattati in modo accettabile. Certo, comunque la si guardi restano dei condannati a morte, ma è vero che esiste modo e modo di vivere prima di raggiungere il macello.

Vegani e vegetariani rappresentano il punto d’arrivo di una cultura che preveda di nutrirsi senza uccidere le specie animali, per rispetto e perché, conti alla mano, sprechiamo troppe proteine vegetali per produrre poche proteine animali. Con un grande consumo di acqua e creando una grande fonte di inquinamento.

Ora c’è un anno di tempo per raccogliere un milione di firme per chiedere alla Commissione Europea di decidere il bando dell’allevamento in gabbia. Ma non sarà una decisione obbligata, né è giusto illudere sul fatto che una volta raccolte le firme il gioco sia fatto. Resterà sempre da convincere la Commissione battendo l’industria dell’allevamento e della carne, che certo non starà a guadare.

Questa campagna ha un fine chiaro, l’eliminazione dell’allevamento in gabbia, del confinamento costretto che coinvolge almeno 300 milioni di animali ogni anno, un numero incredibile. Ma il percorso sarà difficile e accidentato, non tanto per la raccolta delle frme quanto per l’ottenimento dl risultato.

Queste campagne hanno comunque il grande pregio di portare all’attenzione degli europei la necessità di rivedere e ripensare in modo radicale il nostro rapporto con gli animali. Non soltanto cani e gatti, ma anche verso quelli che molti vedono solo dietro i banchi delle macellerie.

Una firma aiuterà a dare un segno tangibile dell’importanza e della sensibilità dei cittadini europei verso il problema della sofferenza animale. Per questo è importante andare sul sito END THE CAGE AGE e firmare la richiesta. Saranno 5 minuti ben spese per dare una speranza a chi non ha altra voce che non quella delle persone empatiche.