E’ arrivato lo sciacallo dorato in tutto il nord Italia: gli animali non conoscono frontiere

arrivato lo sciacallo dorato
Foto di repertorio – Sciacallo spp

E’ arrivato lo sciacallo dorato oramai in tutto il nord Italia, un’espansione territoriale annunciata, con individui pionieri che erano già entrati dalla zona del Carso. Gli animali, si sa, non conoscono le frontiere nazionali ma solo le opportunità che gli sono riconosciute con l’espansione degli spazi vitali. Colonizzare territori idonei ad accoglierli è una delle necessità primarie perché una specie possa avere successo, riprodursi senza entrare in competizione.

Lo sciacallo dorato è un piccolo carnivoro, pesa intorno ai dodici, tredici chilogrammi e non lo si può nemmeno definire in senso stretto un predatore. Infatti la dieta dello sciacallo è più simile a quella della volpe nutrendosi di carogne, piccoli animali, frutta e, per taglia e abitudine, non rappresenterà un pericolo per gli animali allevati al pascolo. Quindi non dovrebbe trovare quantomeno l’ostilità del mondo agricolo. Che potrebbe vederlo addirittura come un utile regolatore della popolazione di nutrie sul territorio.

Diverso problema ci sarà certamente con il mondo venatorio, che vedrà lo sciacallo, al pari della volpe, come un avversario sulle prede come fagiani, starne e lepri. Un mondo oramai fuori dal tempo quello dei cacciatori, che si dipingono come custodi della natura, ma poi dimostrano di non conoscere l’importanza dei predatori. Quantomeno, di non volerla riconoscere per interessi di carniere.

L’arrivo dello sciacallo dorato è visto come del tutto normale dai naturalisti

Le colonizzazioni naturali, non generate da cause umane, ci sono sempre state e sempre ci saranno perché fanno parte della normale evoluzione degli equilibri ambientali sul pianeta. Altrettanto non si può dire quando alcune specie si insedino sui territori perché liberate/scappate dall’uomo. Oppure arrivino a causa di alterazioni dei territori, come è avvenuto con il raddoppio del canale di Suez.

Ma l’arrivo e l’insediamento dello sciacallo dorato è un fatto naturale, iniziato intorno alla metà degli anni ottanta del secolo scorso. Poi con il tempo lo sciacallo ha esplorato nuovi territori, trovando nuovi ecosistemi da occupare. Con l’intelligenza dei canidi e anche con il loro opportunismo, con una capacità di adattamento che questi splendidi animali in fondo un po’ condividono con l’uomo. Forse questa è stata la chiave iniziale del legame, che purtroppo non ha saputo, per nostra colpa, mantenere la base di rispetto sulla quale era stata costruita.

Video incorporato dalla pagina FB “Misteri e meraviglie del Carso” contravvenendo però a un principio etico della fotografia naturalistica, in quanto le pozzanghere sono state create dal fotografo, secondo quanto indicato nello stesso post.

La natura va osservata cercando di capirne le dinamiche: maggiore attenzione umana porta a una tutela degli habitat

Cercare di osservare e capire le dinamiche naturali attiva un meccanismo di conoscenza che crea attenzione. Capire i complessi equilibri naturali porta vedere gli ecosistemi come insiemi interconnessi, incapaci di vivere in modo armonico se privati di uno o più componenti. Oggi, poi, le possibilità di osservare si sono ampliate grazie anche alla tecnologia. Ma per contro sono aumentate anche le capacità distruttive. Sempre per ragioni legate alla tecnologia, ma anche alla sconsiderata ingordigia umana.

Eppure gli animali non si preoccupano di quanto voglia distruggere l’uomo, di quanto territorio occupi. Se si creano le condizioni, se ci sono corridoi faunistici che assicurino il loro spostamento ci saranno sempre esploratori. La vita sul pianeta non si arresta per i comportamenti umani, specie nelle specie meno specializzate e più opportuniste. Quelle che possono contare più sulla loro versatilità che su un ambiente incontaminato. Sfruttando le nostre debolezze, come ad esempio la pessima gestione che abbiamo dei rifiuti: una caratteristica che ha reso città apparentemente inospitali come dei giganteschi fast food per gli animali.

Noi animali umani dobbiamo osservare di più, riflettere, capire quali siano gli sbagli insiti nei nostri comportamenti. Se lo avessimo fatto per tempo non avremmo in meno di settant’anni trasformato completamente il mondo naturale. Eliminando quella separazione che costituiva un cuscinetto indispensabile per la salute dell’ecosistema Terra, ma anche per la nostra salute. Non deve stupire quindi arrivino gli sciacalli. Ciò che deve stupire è la nostra presunzione arrogante e ignorante che ci ha fatto alterare ogni equilibrio naturale.

Il tempo degli sciacalli è arrivato!

tempo degli sciacalli

Il tempo degli sciacalli sembra essere arrivato e la popolazione cresce. Subito osteggiata dai cacciatori, naturalmente, in quanto potrebbero mettere a rischio l’ecosistema predando i giovani caprioli. Utilizzando argomenti inconsistenti, come ogni volta nella quale parlano dei loro competitor.

La Federcaccia di Trieste ha organizzato un convegno, sostenendo che l’incremento della loro presenza sta creando problemi sia nella zona del Carso che nella vicina Slovenia. Questo pare il preludio della richiesta di poter effettuare abbattimenti, per evitare danni al patrimonio faunistico. Un rischio che paventato proprio dai cacciatori non pare venga dal pulpito giusto.

Lo sciacallo dorato è un canide che da qualche tempo è rientrato anche in Italia, in modo del tutto naturale e senza reintroduzioni. Proviene dall’area balcanica e ha semplicemente allargato il suo areale. Una situazione normale, che indica la presenza di risorse sufficienti, e forse sovrabbondanti, per questo piccolo animale, che ha un peso intorno ai 15 chili.

Se è arrivato il tempo degli sciacalli significa che c’è cibo a sufficienza

I cacciatori lamentano che ci sono troppi ungulati quando devono mettere in atto caccia di selezione e piani di abbattimento. Se invece arriva un predatore tutto cambia e gli ungulati sono in pericolo, soprattutto perché la predazione avviene sui piccoli, dice il mondo venatorio. Questo è però un fatto ordinario: i predatori rivolgono sempre le loro attenzioni a giovani e animali vecchi o malati.

Lupi e sciacalli, come leoni e leopardi cercano sempre di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Cacciare comporta un grande dispendio di energie, non sempre ricompensato visto che molti tentativi vanno a vuoto. Una legge di natura, che prosegue immutata da millenni e non ha bisogno della Federcaccia per essere scoperta.

Lo sciacallo non costituisce un pericolo per l’uomo in quanto è di taglia piccola e meno possente del suo parente che già inquieta i sonni dei cacciatori: il lupo. Per questo, non potendo costruire leggende sulla pericolosità si cerca di esaltarne un potere distruttivo che non possiede.

L’equilibrio fra prede e predatori, in questo momento in Italia, non sembra proprio essere un problema, come ha descritto con chiarezza il Piano per la gestione del lupo, pubblicato mesi orsono. Non si può più credere a queste bugie.