Alcune volte ho trovato autorità "poco attente" alle sofferenze, ma spesso mi è capitato di vedere come mancasse più la conoscenza che la volontà, che non ci fosse formazione sufficiente. Il recente caso di cronaca di Milanoa, davvero terribile, che ha portato una giovane donna a essere prima perseguitata e poi uccisa dall'uomo con cui aveva una relazione ha sollevato molte perplessità. Diversi dubbi sull'operato di chi forse poteva fare di più. Perplessità che mi hanno riportato al caso di Rexal Ford, l'americano ritenuto responsabile della morte di una bimba e di sua madre. Che nonostante fosse stato più volte controllato dalla polizia non era mai stato realmente sottoposto a verifiche. Come non lo erano state le sue future vittime.
Anche in questo caso la conseguenza della mancata azione fu tragica, con un epilogo che vide le due donne morte e l'assassino in fuga attraverso l'Europa. Ci furono errori e omissioni inspiegabili, che probabilmente dipesero più da impreparazione che da negligenza. Forse ancora oggi le forze dell'ordine sono meglio formate su come interrompere una rapina che sulla comprensione di episodi di violenza domestica. In un paese che ha troppe norme e pochi fondi per la formazione continua, che in settori delicati come quelli che affrontano ogni giorno gli operatori di polizia sarebbe indispensabile.
Tutti i medici, veterinari compresi, e gli operatori sanitari hanno l'obbligo del referto in caso accertino fatti che possono costituire reato
Facendo formazione ai veterinari mi è capitato di constatare come gli obblighi di informare l'autorità giudiziaria, in caso di reati anche solo presunti, non erano poi così conosciuti. Eppure i veterinari vengono a conoscenza, per professione, di molte situazioni che, anche solo in ipotesi, potrebbero costituire casi di maltrattamento. Ma per molteplici ragioni, per interesse o per carenza formativa, sono pochissime le informative in questo senso che raggiungono le Procure. Eppure il codice penale è preciso nel definire i doveri dei sanitari:
Articolo 365 Codice Penale
1. Chiunque, avendo nell'esercizio di una professione sanitaria prestato la propria assistenza od opera in casi che possono presentare i caratteri di un delitto pel quale si debba procedere d'ufficio, omette o ritarda di riferirne all'Autorità indicata nell'articolo 361, è punito con la multa fino a lire cinquemila.
2. Questa disposizione non si applica quando il referto esporrebbe la persona assistita a procedimento penale.
La violenza non deriva solo dalla cultura, dal percorso di vita, ma anche dall'assenza della reazione dello Stato
Il caso della giovane donna uccisa a Milano da una persona psicotica, criminale, che andava fermata prima, riporta alla cruda realtà di norme che non tutelano. Pamela non è stata protetta perché non ha denunciato il suo aguzzino, ma anche perché qualcuno non ha fatto tutto quanto in suo potere. Forse per scarsa formazione, forse per errore, forse per pigrizia ma quel che è certo è che una donna è stata uccisa e si poteva/doveva evitare. La colpa è in massima parte degli uomini, ma lo Stato, che non ha genere, dovrebbe sempre fornire strumenti al passo con le situazioni.
Non si vuole fare educazione sessuale e affettiva nelle scuole, non si riesce a tutelare le persone da una violenza agita che dura per anni. Non ci si preoccupa di svincolare determinate casistiche dalla procedibilità solo a querela di parte, ma si continuano a versare lacrime di coccodrillo (è una favola ma è entrata nel lessico). Forse servono meno panchine rosse, meno retorica ma più coerenza, coraggio e reali tutele. Perché il genere, l'essere donna in particolare ma non solo, non deve diminuire le speranze di vita delle persone.
Lupi, predatori e branchi usati per descrivere violenze: parole in libertà con poco senso e troppi pregiudizi. Cercare di ricondurre comportamenti di sopraffazione, di mancato riconoscimento del valore e del rispetto dovuto a ogni individuo a riferimenti animali è un grave errore. Sotto il profilo scientifico con ogni certezza, ma anche come paragone diseducativo verso gli animali, usati in similitudini imbarazzanti. Che finiscono per stimolare, oltretutto, paura verso alcuni animali, che diventano così la rappresentazione della crudeltà.
Sarebbe ora di riconquistare il rispetto per le parole, con un linguaggio meno improntato ai luoghi comuni e più attento nel modo di fare comunicazione. Per evitare che i responsabili di uno stupro diventino branco, quasi a voler giustificare il comportamento individuale a causa del numero dei partecipanti. Una sorta di frenesia collettiva dove si finisce per assolvere le responsabilità di ogni soggetto, trasferendo la colpa a un branco di (umani) lupi. Andando a ripescare come sempre la storia di Cappucceto Rosso, che è favola intrisa di luoghi comuni e della narrazione di una malvagità falsa quanto stucchevole.
Se Cappucceto Rosso non fosse andata nel bosco da sola, per giunta vestita di rosso, il malvagio lupo non le avrebbe teso l'agguato. Nonostante il crescere della cultura scientifica e dell'etologia il nostro lessico non sembra essersi evoluto, evidentemente incapace di creare o usare meglio aggettivi e sostantivi. Senza necessità di doversi rifare agli animali, addebitando loro comportamenti biasimevoli. Così gli approfittatori diventano sciacalli o avvoltoi, i cattivi sono lupi o iene e i gruppi di ragazzi sbandati si trasformano in branchi di predatori.
Lupi, predatori e branchi sono usati per esiliare persone senza morale dal mondo degli uomini a quello degli animali non umani
Un concetto di alterità sembra voler paracadutare i colpevoli di atti vigliacchi dal nostro contesto sociale a quello degli animali che spaventano. Contribuendo, nel cercare questo allontanamento culturale, ad alimentare le paure verso molti animali, come i lupi, già abbastanza vessati da certa stampa. Eppure il branco è struttura sociale che protegge, che tutela i suoi appartenenti, con regole e gerarchie, quasi sempre con una leadership, attuando decisioni consapevoli che non accadono mai per caso. Ma oramai certi termini hanno lasciato il terreno della scienza e dell'etologia, per atterare nel mondo dove informazione e disinformazione si fondono.
Un mondo di mezzo, proprio come quello di molti dei protagonisti di queste brutte storie. Una realtà generata non dalla fantasia di uno scrittore ma dalla distrazione della società. Dall'aver abdicato al dovere di educare i giovani al rispetto, impedendo che la prevaricazione e la violenza si trasformino in un valore da emulare. Dal non aver insegnato che il rispetto va oltre all'apparenza, che l'aspetto o lo stato di una persona, ma anche di un animale, non autorizzano a considerarla una cosa, inanimata, incapace di soffrire. Una realtà che permea la cultura della nostra società, con una violenza spesso agita prima sugli animali e poi sulle persone.
Scientificamente i comportamenti violenti contro gli animali vengono visti come predittivi del possibile salto di specie, pericoloso come quello compiuto dai virus. Ma noi siamo più portati a ignorare che ad approfondire e così i responsabili di crimini violenti contro gli animali non vengono seguiti né vigilati. Lasciando che la violenza sia libera di crescere senza controllo, diventando capace di rovinare per sempre le vite, sia delle vittime che dei carnefici.
La violenza non si autogenera, ma certamente si autorigenera quando vengono sottovalutate le cause
In natura il branco mette in atto strategie per vivere e difendere i suoi membri, il cosiddetto branco umano cerca di sopperire alla debolezza degli individui unendo la vigliaccheria dei singoli, dandogli corpo e aggressività. Portando a pessima conclusione quella cultura che ancora oggi, purtroppo, pone la donna un gradino sotto l'uomo, che ancora arriva a identificare in una minigonna una colpa. Quella cultura alimentata per decenni da programmi televisivi, film e giornali che hanno divertito (poco), costruendo un modello stereotipato e ottuso dei valori sociali.
Bisognerebbe investire per demolire modelli sbagliati, per diffondere valori e conoscenza, senza lasciare enormi sacche di degrado sociale e culturale. Cercando di intercettare la violenza quando si manifesta, per impedire che si amplifichi, che contagi con racconti e emulazioni. Comprendendo realmente che il capitale umano più significativo di una società è rappresentato dai suoi giovani, che vanno difesi e fatti crescere con l'idea che il rispetto debba essere a tutto tondo, abbracciando ogni mondo e ogni tipo di diversità.
Per proteggere gli animali non basta inasprire le pene, ma occorre analizzare il problema con una visione forse più ampia. Che dovrebbe cominciare dal rendere più brevi i tempi di applicazione delle sanzioni, snellendo i processi e eliminando i troppi cavilli.
Ogni volta che si registrano fatti gravi, come quello del cane seviziato a Partinico, in Sicilia, si ripete sempre un identico copione. I social si infiammano diventando arene e i politici promettono revisioni normative. Che non arrivano mai e quando succede spesso sono inefficaci.
Così molti cittadini vorrebbero risolvere il problema con azioni di giustizia sommaria, che per fortuna restano chiacchiere da bar, anzi da social. E coinvolgono tutti quelli che si permettono di sottolineare l'inciviltà di reazioni forcaiole. Tacciati di complicità con i maltrattatori.
In uno stato di diritto la giustizia non si fa nelle piazze, né in quelle virtuali e tanto meno in quelle reali. La giustizia deve essere amministrata dallo stato, nell'interesse del bene collettivo. Per essere efficace, però, occorre che sia veloce e concreta e non solo agitata come una minaccia.
Basterebbe inasprire le pene per proteggere realmente gli animali?
In via teorica probabilmente si, in via pratica con il sistema penale italiano la miglior risposta potrebbe essere forse. Il procedimento penale in Italia è ricco di formalità e formalismi, di cavilli che permettono rinvii e annullamenti, di un garantismo talvolta eccessivo.
Bisognerebbe comunque guardare il tema della violenza in modo olistico, con uno sguardo profondo e senza una suddivisione di specie. Gli atti violenti, gravi e commessi con volontà di infierire, sono il sintomo di una pericolosità sociale di chi li commette. Sempre e al di là del fatto di chi sia la vittima di violenze efferate.
Questi soggetti rappresentano un pericolo per la società, perché la violenza comunque agita è uno degli indicatori di un problema comportamentale che non andrebbe, mai, sottovalutato. Non importa se questa sia esercitata su donne o bambini oppure su animali. E' l'atto che deve essere inibito, è il responsabile che deve essere messo in condizioni, giuridicamente disciplinate, di non far danno.
Guardare il problema dei crimini violenti, dell'incitazione all'odio, dell'esaltazione dei comportamenti violenti e della giustizia sommaria sotto questa luce cambia la prospettiva. Modificando anche la scelta dei provvedimenti da adottare.
La punizione è importante, sicuramente e in particolare se vista come possibilità di rieducazione, ma più importante ancora è la neutralizzazione del comportamento. L'inibizione di una possibile reiterazione. Vanno pensati provvedimenti che possano essere applicati rapidamente, in attesa di una sentenza definitiva di condanna.
Misure interdittive ad esempio oppure obbligo di firma, divieto di avvicinamento a persone o animali, divieto di detenzione preventivo di animali. Provvedimenti simili a quelli previsti per la tutela delle donne o contro le tifoserie violente. Accompagnati da una maggior sensibilizzazione delle forze di polizia sul tema dei diritti animali.
I crimini violenti contro gli animali sono solo la punta dell'iceberg
Oramai è scientificamente provato il collegamento fra le azioni crudeli commesse a danno degli animali, vedendolo come elemento predittivo della commissione di futuri crimini nei confronti degli umani. Il cosiddetto salto di specie, che si basa sull'annullamento dell'empatia.
Ma voler mettere alla forca senza processo il responsabile significa non aver presente che questi comportamenti, seppur invocati sui social, oltre a non essere risolutivi denotano una patologia di fondo: la prevalenza dell'emotività sul ragionamento. Comportamento che spesso rende la folla non più un insieme di individui ma una massa acefala pericolosa.
Prendersela con chi non apprezza in genere la violenza, leggendola come un sintomo di pericolo per la collettività e la civile convivenza non risolve. Bisogna far pressioni sulla politica perché attui provvedimenti utili, senza sventolare solo bandiere a ogni crudele compiuto a danno degli animali.
Bisogna forse anche smettere di tollerare la violenza sui social, valutando se chi scrive certe cose, e ce ne sono di inquietanti, meriti di avere un profilo per inondare la rete di sottoprodotti della digestione (mentale). Non proteggeremo mai i più deboli se accettiamo e rendiamo normali i comportamenti aggressivi. Il rispetto non è un monolite granitico, ma una virtù e un sentimento da coltivare e far crescere.
Usiamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere ad informazioni sul dispositivo. Lo facciamo per migliorare l'esperienza di navigazione e mostrare annunci personalizzati. Fornire il consenso a queste tecnologie ci consente di elaborare dati quali il comportamento durante la navigazione o ID univoche su questo sito. Non fornire o ritirare il consenso potrebbe influire negativamente su alcune funzionalità e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.