
Ucciso l'orso M91: una morte annunciata frutto di una malsana gestione politica che non si riesce ad arrestare. Il governatore Fugatti si comporta come se gli orsi del Trentino fossero una sua proprietà esclusiva. Dall'avvio del progetto a oggi risultano, salvo errori, essere stati abbattuti o uccisi 64 orsi, a cui vanno aggiunti quelli imprigionati, che risultano essere tre. Al momento in cattività ci sono Jurka, in un parco faunistico tedesco, mentre l'orso M49 e Jj4 sono tutt'ora rinchiusi al Casteller, in una piccola struttura, in condizioni di certa sofferenza.
La Provincia di Trento e il suo presidente sorvolano sugli orsi morti. Mentre giustificano gli abbattimenti che sarebbero sempre stati messi in atto per garantire la sicurezza dei trentini. Ma è proprio sul concetto di pericolosità che gli schieramenti si dividono. Dopo la morte di Andrea Papi, che è stata causata da una tragica casualità, l'amministrazione trentina vorrebbe poter far giudicare come pericoloso ogni orso visibile sul territorio. Il presidente Fugatti non vuole responsabilità ma, soprattutto, non vuole che accadano fatti che lo possano danneggiare politicamente.
Se gli stessi criteri di gestione fossero stati applicati anche in Abruzzo probabilmente gli orsi marsicani si sarebbero già estinti. Certo si può affermare che in Abruzzo gli orsi non siano stati reintrodotti ma ci siano sempre stati e si può pur invocare, come giustificazione, che i marsicani siano animali più pacifici. Ma non è in questo che si possono trovare le motivazioni di questa strage. E non si può nemmeno accettare il parallelo fra orsi uccisi, tutela delle persone e salvaguardia della specie. Il punto è la crescente intolleranza, alimentata dalla politica per fini elettorali.
Ucciso l'orso M91: una morte annunciata da un'amministrazione che alimenta l'intolleranza dei residenti
Un amministratore pubblico dovrebbe avere a cuore la tutela dell'ambiente, che non può essere considerato difeso se non vi è difesa degli equilibri. Le conoscenze scientifiche, non le opinioni da bar sport, attestano che la presenza dei predatori è un fattore necessario per il mantenimento degli equilibri ambientali. Un concetto facile da capire se solo si conosce il funzionamento della catena alimentare. Se si guarda a tutti gli altri animali non come avversari da battere ma come compagni di un viaggio iniziato millenni addietro e che rischia di terminare anzitempo.
Fugatti dovrebbe dire alla sua gente che i predatori sono come la grandine, come i fulmini o come le gelate in primavera: possono arrecare danni all'agricoltura, ma sono inevitabili e, in futuro, lo saranno sempre più. Dovrebbe raccontare che odiare i predatori non è un comportamento intelligente, perché senza di loro si rompe l'equilibrio faunistico. Forse dovrebbe anche raccontar loro che con le giuste attenzioni orsi e lupi, linci e sciacalli non sono un pericolo per le persone, ma anche che niente nella vita è privo di rischi. E che in Italia le morti più evitabili sono quelle sul lavoro, non certo quelle causate dagli animali selvatici.
Per essere credibile, però, dovrebbe anche dire che le amministrazioni trentine che una dopo l'altra si sono succedute in un quarto di secolo non hanno fatto il loro dovere. Perchè se lo avesserio fatto molti incidenti sarebbero stati evitati. Il presidente Fugatti dovrebbe raccontare ai trentini che sono molte le omissioni, a cominciare dai rifiuti. Che non essendo adeguatamente custoditi attirano gli animali. Proprio come il foraggiamento degli ungulati, messo in atto dai cacciatori, che andrebbe vietato da subito. Dovrebbe dir loro solo gli animali adattabili possono evitare l'estinzione, mentre noi con le nostre rigidità e i nostri egoismi le causiamo e prima o poi le patiremo.
Rimuovere un orso davvero pericoloso è un'azione ineludibile, ma se si fa guerra a tutti gli orsi con la scusa del pericolo non si è credibili
Fugatti, quando ancora era un semplice politico leghista, nel 2011 organizzò un banchetto a base di carne d'orso, illegalmente importata dalla Slovenia. Un fatto che racconta molto, che parla della visione politica di un uomo che ora è a capo della provincia autonoma di Trento. Un uomo che già allora trasgrediva le leggi dello Stato, forse perché quella Lega lo Stato non lo riconosceva. Un uomo che aveva organizzato un banchetto illegale, stoppato dai Carabinieri prima che iniziasse. Un amministratore appartenente a un partito che da sempre raccoglie voti fra allevatori e cacciatori.
Certo qualcuno potrebbe dire come la rimozione di M91 sia stata autorizzata anche da ISPRA, a seguito di reiterati comportamenti che lo avevano portato diverse volte a avvicinarsi agli insediamenti umani. Non per aggressività ma per la facilità di procurarsi del cibo. Proprio quello che gli uomini gettano in cassonetti che l'amministrazione trentina da decenni non ha ancora reso inaccessibili ai plantigradi. Anno, dopo anno, dopo anno da più di vent'anni. Un fatto preciso, una realtà che non può essere smentita e questo fa sorgere una domanda altrettanto ineludibile. Perché una parte dei trentini addossa ogni responsabilità agli orsi e continua a eleggere un personaggio che non ha fatto nulla per garantire la sicurezza?
Un altro dato è certo: che orsi e lupi non riusciranno mai a causare lo stesso numero di morti provocato dai cacciatori. Dal 1° settembre '23 al 31 gennaio 24 secondo i dati raccolti dall'Associazione Vittime della caccia ci sono stati 68 incidenti con vittime che hano causato 12 morti e 56 feriti. Nel corso di un'attività ludica, non necessaria, che non comporta alcun beneficio collettivo e che non è nemmeno utile per la gestione faunistica. Un dato che dovrebbe provocare non poche riflessioni fra quanti si propongono come sacri custodi dell'incolumità pubblica.
In questo tempo è più facile diffondere odio che predicare a favore della coesistenza, un comportamento che non darà buoni frutti
Cercare di portare avanti ragionamenti di buon senso, basati su dati scientifici, su quelle che dovrebbero essere le priorità reali non è pagante. Non lo è con una parte, non piccola, del mondo "animalista", che passa più tempo a insultare che non a comprendere, non lo è con pastori e allevatori e nemmeno con i politici. Il ragionamento comporta almeno una minima conoscenza, parte da dati di fatto, si basa su delle priorità, porta a avere necessariamente una visione di tutela collettiva e per questo non piace. Mentre l'odio si semina con facilità, si amplifica da solo sui social, crea proseliti e fa acquisire voti. Soprattutto fra quanti votano, che sono quelli che in buona parte esercitano il diritto pensando di ottenere un tornaconto.
Alcune volte è difficile trovare la voglia di scrivere, senza farsi prendere dallo sconforto, senza cadere nella quasi certezza che a nulla serva, perchè i più si fermeranno ai titoli. Continuando in questo modo il rischio sarà sempre più quello di leggere solo quelli di coda e, potete giurarci, la colpa non sarà dei predatori ma della specie che si ritiene la più intelligente. Quella che pensa di essere scesa dagli alberi non per custodire il pianeta, ma per dominarlo e possederlo.
