
Una società aggressiva mette in pericolo i più deboli, animali non umani compresi, esponendoli al rischio di diventare vittime. Un contesto di aggressività verbale, come quello in cui stanno vivendo le società occidentali in questi anni, porta a sdoganare la violenza che da verbale passa ad essere agita. Le vittime di questo passaggio sono quelle che più fanno fatica a difendersi per condizione fisica o per menomata difesa, come avviene per gli animali. Una percezione che trova conferma nelle notizie di cronaca nera, dove sotto i riflettori finiscono soggetti sempre più giovani e fra le vittime sempre più anziani e animali.
Certo la cronaca potrebbe essere influenzata dalla gerarchia delle notizie, dove quelle di nera trovano sempre più spazio. Pur essendo vero che le violenze contro i più indifesi ci sono sempre state, la percezione, da uomo della strada, è che però si siano intensificate con l'alterazione dei valori. La gentilezza viene vista come una dimostrazione di debolezza mentre l'aggressività diventa un valore. Alterando gli equilibri e le gerarchie fra ciò che è bene e ciò che è male. Situazione che dovrebbe inquietare, portando gli adulti, specie quelli che hanno responsabilità e visibilità, a tenere comportamenti maggiormente equilibrati.
Comportamenti aggressivi che, talvolta, colpiscono anche i difensori dei diritti dei più deboli, come gli animali, che pur difendendo valori eticamente rilevanti perseguono lo scontro come strumento. Questo costante innalzamento dell'asticella porta a comportamenti che speravamo di non dover rivedere. Come quelli del presidente della prima potenza mondiale, capace di irridere la sofferenza dei palestinesi, proponendo di trasformare Gaza nella Costa Azzurra del Medio Oriente. Un nuovo paradiso per fruitori ricchi e benestanti, costruito sulle rovine di quello che, per condizioni di vita, era una sorta di campo profughi anche prima della guerra e che ora è diventato un cimitero.
Una società aggressiva mette in pericolo i più deboli, contribuendo a dar vita a una deriva pericolosa per tutti
La nostra specie, i sapiens, dovrebbe avere tutti gli strumenti per comprendere che l'unica chiave che possa portare reale benessere è la coesistenza. Stile di vita che passa dalla volontà di condividere e dalla comprensione che, attraverso questo comportamento, si possano ottenere maggiori vantaggi collettivi. Un ragionamento semplice e efficace che però cozza contro una condizione che diventa sempre più concreta: la ricchezza di pochi creata a danno di moltissimi. Una moltitudine che, a causa di condizionamenti, sembra non voglia rendersi conto di essere stata addomesticata. Strani animali questi sapiens, che si infiammano per nulla, combattono guerre inutili e però si fanno rubare il capitale da scaltri predoni, sorridendo.
Secondo OXFAM l'1% degli individui possiede il 45% della ricchezza del pianeta, realtà incontestabile ma anche indigeribile. Per far diventare i ricchi sempre più ricchi abbiamo fatto diventare i poveri, quelli poveri per davvero, sempre più poveri. Tanto che il 44% della popolazione vive con meno di sette dollari al giorno. In questo mondo distopico ci stiamo sempre più traformando in animali da reddito, esattamente come quelli non umani che costringiamo negli allevamenti intensivi. Facendoci guerra per consentire ad altri di arricchirsi, un comportamento davvero molto poco sapiens.
«Divide et impera (in italiano, "dividi e comanda") è una locuzione latina secondo cui un'autorità può più efficacemente controllare e governare un popolo con il dividerlo in più parti, provocando rivalità e fomentando discordie al suo interno (Wikipedia).» Bene sapere che le parti più deboli di questa catena, come anziani, persone con disabilità gravi e animali saranno quelle soggette a maggiori privazioni dei diritti. Perché anche negli indifesi, tragicamente, esiste una piramide rovesciata, ma della sofferenza.
Coltivare la fermezza annaffiandola con la gentilezza è la miglior via per un cambiamento
Occorre sgombrare il campo da un pregiudizio: avere modi gentili non significa non essere fermi nelle posizioni. Non occorre essere arroganti per difendere i diritti, per cercare di operare per un cambiamento. Non è l'autorità ma l'autorevolezza a creare i presupposti per essere ascoltati; non servono seguaci, che ricordano le sette, ma compagni di viaggio sulla strada del cambiamento. Difendere i diritti degli animali, umani e non umani, non può essere fatto a prescindere da queste considerazioni. Perché chi sceglie di difendere i diritti dovrebbe, prima di tutto, ricordarsi dei suoi doveri.
Abbiamo bisogno di combattere la violenza, verbale e fisica, e abbiamo il dovere di dire che chi la pratica non dovrebbe poterlo fare impunemente. Non dobbiamo mai confondere l'aggredito con l'aggressore, la vittima con il carnefice perchè sono i ruoli e non le vittorie a fare la differenza. Chi più urla non ha ragione, semplicemente cerca di convincervi della sua capacità di essere il vostro leader, ma se avesse davvero questa capacità potrebbe anche solo sussurrarlo per convincere.
